Napoli Calcio
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Napoli - A pochi giorni dalla trasferta a Copenaghen, un viaggio nella pagina facebook Forza Napoli Danmark

Da Aalborg, Luigi D’Ambrosio racconta cosa significa tifare azzurro quando la distanza rende tutto più intenso

tempo di lettura: 15 min
di Giovanni Minieri
16/01/2026 20:06:25

C’è chi tifa il Napoli da lontano e chi, da lontano, sceglie di raccontare Napoli ogni giorno, andando oltre il campo, oltre il risultato della domenica. Luigi D’Ambrosio appartiene a questa seconda, preziosa categoria. Fondatore della pagina Forza Napoli Danmark, Luigi è molto più di un semplice punto di riferimento per i tifosi azzurri in Danimarca: è un ponte culturale, una voce ostinata e appassionata che da oltre vent’anni prova a spiegare, difendere e far amare Napoli per ciò che è davvero.

Originario dei Campi Flegrei e in Danimarca dal 2001, Luigi ha vissuto sulla propria pelle gli anni più difficili del racconto di Napoli all’estero. Erano i tempi delle prime pagine di cronaca nera che finivano per cancellare ogni tentativo di narrazione positiva. «Provavi a mettere un mattoncino buono – racconta – e subito dieci storie negative lo buttavano giù». In un contesto così, far comprendere Napoli a chi non aveva alcun legame affettivo con la città era una sfida dolorosa, fatta di stereotipi, pregiudizi e ferite difficili da ignorare.

Eppure, proprio da quel dolore nasce la spinta a raccontare. Non solo la squadra di calcio, ma Napoli come luogo, come cultura, come identità viva. Oggi, complice una città finalmente riscoperta, una fase di rivalsa e una nuova curiosità internazionale – tra turismo in crescita e voli diretti che avvicinano la Danimarca al Vesuvio – il racconto è diventato più semplice, quasi naturale. È come se Danimarca e Napoli, passo dopo passo, stessero imparando a incontrarsi davvero. E Luigi, con la sua storia, continua a essere lì: a tenere insieme l’azzurro del Napoli e quello del mare, la passione sportiva e l’amore profondo per una città che non ha mai smesso di sentire casa.

Raccontaci un po’ la tua storia: come nasce l’idea di creare un Club Napoli in Danimarca?

“È importante chiarirlo subito: Forza Napoli Danmark non è ancora un club ufficiale. Lo specifico sempre, anche se spesso viene definito così. Si tratta di una pagina Facebook nata nel 2012, un progetto che nel tempo è cresciuto tantissimo e che oggi rappresenta un vero punto di riferimento per i tifosi del Napoli in Danimarca. L’obiettivo, però, è chiaro: trasformarla in un club ufficiale. Non è semplice, perché per esserlo serve una sede fisica e qui entra in gioco anche una questione geografica. Io vivo ad Aalborg, piuttosto distante da Copenaghen, dove si concentra naturalmente la maggior parte dei tifosi, essendo una città molto più grande. L’idea è quella di trovare una soluzione che permetta di creare un club capace di rappresentare tutto il Paese, non solo una singola area.

La pagina Forza Napoli Danmark l’ho creata io nel 2012, e oggi ha alle spalle quasi quattordici anni di storia. Era il periodo del Napoli di Mazzarri, con Lavezzi, Cavani e Hamsik: una squadra che stava iniziando a farsi notare anche fuori dai confini italiani. Io vivo in Danimarca dal 2001 e posso dire che, prima di quegli anni, il Napoli qui era praticamente invisibile. Se ne parlava pochissimo. Il nome del club era legato quasi esclusivamente a Maradona e agli anni ’80, più al passato che al presente del calcio.

Prima delle apparizioni in Champions League e in Europa League, il Napoli non era particolarmente considerato in Danimarca. Incontravo soprattutto tifosi di Milan, Juventus e Inter; i sostenitori azzurri erano rarissimi. Per questo, quando capitava di incontrarne uno, era una piccola gioia: ci si sentiva parte di una sorta di gruppo esclusivo, uniti dalla stessa passione lontano da casa.

La pagina è nata proprio con questo spirito: dare spazio e voce ai tifosi del Napoli in Danimarca, creare un punto di incontro, far sentire meno soli gli azzurri sparsi sul territorio. Col tempo è cresciuta sempre di più e oggi conta quasi 2.000 persone che la seguono e la vivono quotidianamente. Un numero che racconta quanto il Napoli, negli anni, sia riuscito a farsi strada anche qui, trasformando una passione individuale in una comunità vera e riconoscibile”

Come vive la passione per i colori azzurri il tifoso in Danimarca? E’ vero che la lontananza rende la fede ancora più forte?

“In Danimarca ho incontrato e parlato con tante anime diverse del tifo napoletano. Esistono più “generazioni” di tifosi del Napoli, ognuna legata a un’epoca precisa, a un ricordo, a un’emozione.
C’è chi si è innamorato del Napoli negli anni ’80, ai tempi di Maradona – e in alcuni casi anche un po’ prima. In quegli anni d’oro della Serie A, un canale televisivo danese trasmetteva in esclusiva le partite del campionato italiano: è stato proprio grazie a quelle immagini che molti danesi si sono avvicinati al calcio italiano e, inevitabilmente, a quel Napoli che allora era tra le squadre più forti e affascinanti d’Europa.

Poi c’è una seconda ondata, arrivata dopo gli anni più bui del club. Con il ritorno in Serie A e il Napoli di Mazzarri, quello dei “tre tenori”, tanti tifosi hanno iniziato a seguire gli azzurri, appassionandosi strada facendo e scoprendo anche il glorioso passato del club.

Un’altra generazione ancora si riconosce nel Napoli di Sarri: una squadra capace di incantare, di far innamorare anche chi magari non aveva mai seguito davvero il Napoli, grazie a un calcio bellissimo e riconoscibile.

E poi c’è chi si è avvicinato con lo Scudetto: persone che hanno scoperto un Napoli forte, vincente, capace di arrivare in cima e di farlo con orgoglio. Infine, il gruppo più recente, quello legato a Højlund: danesi che conoscevano già il Napoli, ma che hanno iniziato a seguirlo con maggiore attenzione proprio grazie a lui, trovando negli azzurri una nuova squadra del cuore.

 Ed è anche grazie a Højlund che si è formato questo nuovo gruppo di appassionati danesi, sempre più coinvolti e curiosi di scoprire il mondo Napoli”.

Che aria si respira tra i followers della tua pagina, in questi pochi giorni che ci separano alla fondamentale sfida di Champions sul campo del Copenaghen?

“Intanto la passione si percepisce chiaramente: la senti nei tifosi, nei commenti, nelle persone che seguono la pagina, tra chi è vicino a me, al club e alla comunità azzurra qui in Danimarca. L’attesa cresce, e con essa l’orgoglio di sentirsi parte di qualcosa che va ben oltre il campo.

C’è chi, come me, è riuscito a essere abbastanza fortunato da trovare un biglietto per il settore ospiti e chi invece, purtroppo, non ce l’ha fatta. È inevitabile che in questi giorni il tema biglietti sia diventato centrale nelle discussioni che animano le nostre pagine. Da un lato c’è la pagina più “ufficiale”, dove mi occupo delle analisi delle partite, dei pre-gara e della condivisione di informazioni legate al mondo Napoli; dall’altro c’è la community vera e propria, uno spazio aperto al dialogo, dove chiunque può pubblicare post, condividere notizie, emozioni e punti di vista.

Ed è proprio lì che, in questi giorni, si respira un mix di sentimenti fortissimi: la gioia di chi partirà per Copenaghen e l’amarezza di chi dovrà vivere la partita davanti alla televisione, senza essere riuscito a trovare un biglietto. Il tutto, poi, si inserisce in un calendario fittissimo, che non lascia neppure il tempo di soffermarsi troppo su un singolo appuntamento. Il pareggio di mercoledì sera contro il Parma e l’imminente sfida che ci vedrà affrontare il Sassuolo tengono ancora alta l’attenzione, perché il nostro è un pubblico che segue il Napoli in maniera costante, viscerale, senza mai staccare davvero.

Probabilmente, dopo la gara di sabato contro il Sassuolo, entreremo definitivamente nel vivo del pre-partita di Copenaghen. Ma già ora si comincia a parlare di logistica, di ritrovi, di momenti da condividere. Sappiamo già che molti di noi si incontreranno prima del match in un pub della città: sarà un modo per sentirci a casa, anche lontano da Napoli. In questo momento i temi sono questi: chi ha il biglietto, chi no, dove ritrovarsi e, sullo sfondo, un Napoli chiamato a confrontarsi con una serie di impegni ravvicinati e decisivi”.

Che atmosfera troverà il Napoli sul campo della squadra più popolare e seguita di Danimarca?

“Senza ombra di dubbio è la squadra più seguita qui in Danimarca. Gioca al Parken, lo stadio più grande del Paese, che ospita anche le partite della nazionale danese, ed è una piazza che sa farsi sentire. Il tifo è caldo, sì, ma con caratteristiche molto particolari. Qui il tifoso viene chiamato Roligan: un gioco di parole che nasce dall’inglese hooligan, ma che in danese si trasforma in qualcosa di completamente diverso. Roligan deriva infatti da rolig, che significa “tranquillo”.

Parliamo quindi di un tifoso appassionato, coinvolto, ma civile e pacato, che difficilmente sfocia nella violenza. Questo non vuol dire che sia un’isola felice: anche in Danimarca esistono frange più estreme e tifosi che usano il calcio come pretesto. Tuttavia, nel complesso, il tifo danese resta equilibrato e composto.

Il Napoli troverà dunque un’atmosfera sicuramente calda, ma diversa rispetto agli standard a cui è abituato in Italia o in altri grandi stadi europei. Ci sarà una bella coreografia, un pubblico delle grandi occasioni, come è giusto che sia per una partita di Champions League. Anche perché di fronte ci sarà il Napoli, una squadra che negli ultimi anni ha scalato posizioni, ha conquistato due Scudetti e attirato sempre più tifosi e attenzione internazionale.

Sarà quindi una serata importante, con un clima degno della competizione e dell’avversario, ma difficilmente l’impatto ambientale rappresenterà l’ostacolo principale per una squadra abituata a ben altri palcoscenici”.

Cosa pensi del momento attuale del Napoli? La squadra guidata da Antonio Conte è scivolata in pochi giorni a -6 dalla capolista Inter, con la complicità di alcuni episodi arbitrali controversi.

“Anche provando a essere il più possibile lucidi e razionali, mettendo da parte l’istinto del tifoso per fare un’analisi seria e obiettiva, c’è qualcosa che continua a lasciare perplessi. È difficile ignorare la sequenza di episodi che stanno colpendo il Napoli, a partire dalla gara contro il Verona in poi: troppi casi, troppe situazioni controverse per far finta che non esistano.

Detto questo, è anche giusto sottolineare come i tre pareggi arrivati nell’ultimo periodo abbiano un peso e un significato molto diversi tra loro. Il pareggio contro l’Inter, ad esempio, ha una sua valenza precisa. In parte anche quello al cospetto del Verona: partire sotto 0-2 e riuscire a rimettere in piedi la partita non è scontato. Anzi, racconta di una squadra che ha carattere, reagisce, e non si arrende mai. In quel contesto il Napoli aveva dimostrato anche la volontà di vincerla, e probabilmente ci sarebbe riuscito se non fosse stato annullato il gol di Hojlund, una decisione che continua a sembrare a tutti gli effetti un errore arbitrale.

Diverso, invece, il discorso per il pareggio contro il Parma, che resta il più amaro e deludente. Uscire con un punto da San Siro può essere accettabile, ma lasciare punti al Parma, dopo una prestazione molto opaca e con pochissima pericolosità offensiva, lascia inevitabilmente l’amaro in bocca. È stato un pareggio brutto, sotto tutti i punti di vista.

In sintesi, tre pareggi profondamente diversi tra loro, con l’ultimo che pesa più di tutti gli altri. Ora la classifica racconta di un Napoli a sei punti dall’Inter. Solo pochi giorni fa si tirava un sospiro di sollievo per non essere scivolati a meno sette, e invece, nel giro di tre giorni, ci si ritrova comunque a meno sei e in condizioni persino peggiori. Perché perdere contro l’Inter poteva starci, nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Ma pareggiare in casa con il Parma, è qualcosa che fa davvero male, e lascia tanta, tantissima amarezza”.

Il campionato dice -6, mentre la Champions arriva a uno snodo cruciale. Copenaghen rappresenta la prima di due finali, da non steccare per evitare di compromettere la qualificazione alla fase successiva della massima competizione europea per club. Che tipo di partita ti aspetti?

“Il Copenaghen arriva a questo appuntamento in un buon momento, soprattutto in ambito europeo. La squadra danese è reduce infatti da due vittorie consecutive in Champions League contro Kairat e Villarreal: un segnale chiaro di ritrovata fiducia e di una condizione in crescita. Il campionato, invece, qui in Danimarca è fermo per la pausa invernale, e questo potrebbe rappresentare, almeno sulla carta, un piccolo vantaggio per il Napoli, che arriverà con il ritmo partita nelle gambe.

In patria, però, la stagione del Copenaghen non è stata fin qui esaltante. Al momento non occupa le primissime posizioni: davanti ci sono Aarhus e Midtjylland, seguite da Brøndby e Sønderjyske, con il quinto posto attuale rappresenta una parziale delusione per i tifosi. Non è certamente l’annata migliore in campionato, ma proprio la Champions League sembra aver acceso qualcosa di diverso. Le prestazioni europee fanno pensare a una squadra che potrebbe aver spostato parte delle proprie energie e motivazioni sulla competizione continentale, e questo è un aspetto da non sottovalutare.

Bisognerà essere concentrati perchè il Copenaghen è una squadra tosta, ben allenata, che gioca un buon calcio e non concede nulla facilmente.

Il Napoli, insomma, dovrà sudarsela. In Champions League abbiamo spesso visto partite molto aperte, ricche di occasioni, e il Copenaghen è una squadra che ama giocare in maniera offensiva, soprattutto in casa. Non è una di quelle formazioni che si chiudono e aspettano: cercherà la vittoria. Per questo mi aspetto una gara bella, intensa, vera.

Da tifoso del Napoli, ovviamente, mi auguro di non rivedere la versione opaca che spesso abbiamo visto nelle trasferte europee. Lo dico per tre motivi: il primo è il cuore, perché tifo Napoli; il secondo è molto concreto, perché sarò allo stadio e voglio assistere a una grande partita. Vorrei vedere un Napoli determinato, che giochi per vincere, anche perché questa sfida rappresenta un po’ un’ultima spiaggia: non ci si può più permettere passi falsi. Il terzo, forse il più particolare, è quello di essere tifoso del Napoli in Danimarca. Qui una vittoria ha un peso diverso: significa anche non lasciare spazio alle critiche dei tifosi danesi, ed è un pensiero un po’ egoista, lo ammetto, ma molto reale.

Chi vive all’estero lo sa: tifare Napoli lontano da Napoli ha una dimensione diversa. Quando sei circondato da persone che non tifano la tua squadra, ogni partita pesa di più, ogni risultato si amplifica. È qualcosa che chi vive ancora a casa, immerso ogni giorno nell’azzurro, forse fatica a percepire fino in fondo.

Resta però un dubbio che mi accompagna: quanto il Napoli stia realmente puntando sulla Champions League. È una sensazione personale, basata sulle prestazioni e sui risultati. Non mi è sembrata una squadra che abbia dato alla competizione europea lo stesso peso riservato alla Serie A. Eppure, con un girone unico fatto di otto partite che sono, di fatto, otto finali, non puoi permetterti di sprecare occasioni. Sette punti in sei partite, purtroppo, sono pochi”.

Oggi, mentre gli stereotipi iniziano a sgretolarsi e la città si riprende finalmente lo spazio che merita nel racconto europeo, il lavoro di Luigi D’Ambrosio assume un valore ancora più profondo. Perché dietro una pagina Facebook,  una foto, un post o una partita raccontata, c’è la volontà di costruire ponti, di avvicinare mondi, di far nascere curiosità e rispetto. La storia di Luigi è quella di tanti napoletani all’estero, ma anche qualcosa in più: è la prova che Napoli, se raccontata con onestà e cuore, sa farsi capire ovunque. E che l’azzurro, anche a migliaia di chilometri dal Vesuvio, può continuare a battere fortissimo.


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