Lettera alla redazione
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Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera alla redazione:
L'avventata ed irriflessa affermazione del sindaco Cuomo, che "100 lavoratori non sono tutta la citta´", riguardante il disastro termale, e´, senza volerlo, la prova migliore che " 'o sazio nu´ crere 'o riuno", la tipica filosofia di chi e´ nato con una camicia di seta ricamata.
Lasciamo da parte l'asocialita´ insita in questa frase, la tipica, qui probabilmente involontaria boria di chi crede di appartenere alla gente "bella" di una comunita´, senza problemi economici, di chi non si e´ mai compenetrato, non si e´ dovuto o voluto mai compenetrare in quelli che sono i problemi quotidiani della gente comune, a cui troppo spesso manca la risposta a domande esistenziali, come " e come pago questa bolletta?", od addirittura "cosa posso cucinare per stasera?".
Anche restando nel piccolo, senza tralasciare il grande, ogni posto di lavoro esistente in una comunita´ e´ una premessa fondamentale, per assicurarne il benessere, la sopravvivenza sia fisica che morale e civile.
Se consideriamo solo la nostra zona, Castellammare di Stabia ed il suo hinterland, che va da Sorrento fino a Torre Annnziata, passando per i Monti Lattari, si tratta, ad occhio e croce, di 130mila individui, che hanno bisogno di una quota occupazionale intorno al 40%, cioe´ di buoni 50mila posti di lavoro, di qualsiasi natura essi siano, e possibilmente tutto l'anno....
La nostra zona non ne ha mai posseduti tanti. Ma, tra cantieri navali e corderia, cantieri metallurgici, industria conserviera, concerie, AVIS, calce e cementi, piccoli cantieri navali, fabbrichette varie, il traffico portuale, mulini e pastifici, attivita´ edili ed artigianali varie, l'agricoltura ed i boschi, a cui si aggiungevano i tanti compiti nel terziario, termale/turistico e non, permettevano ancora di potersi barcamenare, di poter sopravvivere, secondo i modesti standards allora vigenti, anche grazie alla solidarieta´ familiare. CHI VOLEVA, TROVAVA UN IMPIEGO.
I motivi, che hanno portato al declino, addirittura alla scomparsa, al trasferimento di praticamente tutte le attivita´ industriali sopraelencate, non sono da ricercare solo nelle locali situazioni contingenti. MA, SE ESSE NON FOSSERO ESISTITE, queste industrie, tutte od in gran parte, sarebbero restate ancora da noi.
Mentre le stesse ideologie, diffuse in tutta la Nazione, al nord non hanno mai perso d'occhio il contatto diretto con la realta´, secondo cui, chi non lavora, non fa l'amore, fondando anche cooperative, come alternative allo sfruttamento padronale-capitalistico, nel sud si e´ diffusa la mentalita´ dell'accattone. Qualche fesso di Pantalone ci dara´ da mangiare.
E questa filosofia esistenzialistica e´ stata promossa ed incentivata dai politici e dai sindacalisti locali, che ne hanno approfittato, per gettare sugli elettori tutta una sempre piu´ fitta rete di raccomandazioni e distribuzioni di favori, erigendosi a padrini, a difensori d'ufficio, a priori. Il principio dei diritti e dei doveri, mai dimenticato al nord, e´ andato, da noi, a farsi benedire. Ed oggi ne paghiamo le conseguenze. Le imprese che hanno potuto farlo, anche grazie alle nuove vie di comunicazione, lo hanno fatto, e sono andate via, od almeno ridotto il loro campo di azione.
Voler chiedere, oggi, lo status di area di crisi per questa zona, e´ una dichiarazione di fallimento, di bancarotta fraudolenta, perche´ le alternative, per far risorgere questo territorio, ci sono sempre state e ci sono tuttora. Solo, i caporioni attuali dovrebbero iniziare a lasciare i privilegi finora accumulati.
Se solo la nostra zona fosse afflitta da questi problemi, qualcuno potrebbe reagire con una scrollata di spalle. Ma questo e´ un problema di tutta l'Italia, inteso come eufemismo, perche´ riguarda, a conti fatti, solo i nostro Sud, una vera e propria palla di piombo al piede, per il resto della Nazione. Ed e´ purtroppo cosi´, che si voglia o meno.....
Allargando la visuale, dovremmo iniziare a considerare le conseguenze derivanti da questa generale arretratezza sociale e conseguente abulicita´.
Alla fine dell'anno scorso, in Germania erano registrati, come residenti fissi, 575mila individui con la sola cittadinanza italiana. In grandissima parte, provenienti dal sud. Ed il loro numero cresce, con una percentuale, sempre maggiore, di laureati. Si tratta di connazionali per lo piu´ nati, cresciuti, nutriti, scolarizzati ed istruiti, magari fino alla laurea, a spese delle loro famiglie e dello Stato italiano. Individui e capacita´ produttive messi poi a disposizione di uno stato terzo, che ne profitta, gratis et amore dei.
In base ad una inchiesta pubblicata su "Repubblica.it", il valore di questi "regali" a Stati esteri raggiunge ormai la cifra di 23 miliardi...
Quello che, fino a 30 anni fa, poteva essere ancora considerato come un ritorno produttivo, sotto forma di rimesse degli emigranti, oggi e´ praticamente scomparso, perche´ questi connazionali non costruiscono piu´ le loro casette nei loro luoghi di origine, ma in quelli della loro attuale residenza, dove si sono ormai definitivamente trasferiti, corpi e beni, insieme alle loro famiglie.
Per ritornare alle nostre miserie, quasi la meta´ dei nostri giovani, particolarmente al Sud, e´ alla ricerca di una occupazione, e non la trova, perche´ politici e sindacalisti non ne creano le premesse, per realizzarle. Una generazione perduta, senza speranza e senza futuro. Visto sotto questa ottica, 100 posti di lavoro perduti sembrano essere ben poca cosa. Ma, per Castellammare, si tratta dell'ultima pugnalata, la condanna definitiva, l'irreversibile declino, la condanna a morte di tutta una comunita´. Le conseguenze per l'hinterland sorrentino non saranno cosi´ tragiche, anche se perderanno la possibilita´ di poter prolungare la durata della loro stagione turistica e di potervi pendolare. Ma continueranno ad avere, davanti alle loro porte d casa, gente con sempre meno senso della legalita´, sempre piu´ incivile, disposta a tutto, se vogliono restare a casa ed in qualche modo sopravvivere.
Se il sindaco Cuomo dovesse iniziare a riflettere sul senso, sul peso e sulle conseguenze della sua affermazione, dovrebbe accorgersi, in quale tragico vespaio egli e´ andato a pungere.
Antonio Mascolo
Numeri importanti per la nostra testata giornalistica.
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