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Stabia, tra 100 anni

Lettera alla redazione.

tempo di lettura: 4 min
di Lettera alla redazione
01/02/2016 13:17:51

Chiunque intraprende una iniziativa, lo fa pianificandone l'esecuzione e la durata prevista. Se si tratta di una impresa industriale o pubblica, lo si fa per l'eternita´, fintanto che, poi, il tempo ed il progresso, non rendono questa realizzazione obsoleta, da rammodernare od addirittura eliminare, sostituire, se non piu´ utilizzabile in modo profiquo.
Ed i tempi di durata, i costi, l'entita´ di pianificazione, sono direttamente proporzionali ai limiti temporali di una impresa, che vanno dalla sistemazione di un gazebo da qualche parte, per un giorno, fino alla sistemazione di una intera citta´, addirittura di un intero comprensorio. 
Quando l'ammiraglio inglese Acton, al servizio del Regno borbonico, scelse il sito stabiano, come base costruttiva di quella flotta, lo fece considerandone i possibili e previsti sviluppi nel tempo, per secoli. E questo vale anche per qualsiasi imprenditore, che impianta una determinata attivita´ in una determinata zona, per chi costruisce un edificio , per gli amministratori pubblici, che dovrebbero avere la longimiranza, la fantasia e le necessarie conoscenze, per intraprendere qualsiasi pianificazione per un territorio, di cui e´ stata delegata loro la relativa gestione. 
Se si tratta di complesse, lunghe e costose opere, la cui realizzazione supera di gran lunga il periodo del loro probabile incarico politico, queste debbono poggiare su di una possibilmente larga base di conoscenze, di accettanza, di consenso popolare, consenso ottenuto dopo averne vagliati ed esposti tutti i parametri che, piu´ o meno probabilmente, influenzeranno e condizioneranno, nel tempo, questa realizzazione. 
Questo studio e la relativa accettanza di base sono indispensabili, se si vuole evitare, che i prossimi amministratori ne cambino poi usi e scopi. 
Come fece non solo Acton, ma anche gli altri nostri progenitori, i tanti anche "forestieri", attivi sul nostro territorio, bisogna dunque considerare non solo tutte le variabili, che, col tempo, decideranno sulla validita´ di una iniziativa, ma immetterle gia´ nella pianificazione iniziale.
Se qualcuno dovesse venire all'idea di pianificare il dopodomani del territorio stabiese e del suo hinterland, da oggi fino a 100 anni nel futuro, dovra´ dunque iniziare a considerare i probabili, possibili sviluppi, e di ogni genere, che decideranno sulla durata ed effettivita´ delle misure intraprese.
E qui bisognera´ iniziare a tener conto degli sviluppi delle variazioni climatiche in atto, le loro probabili ricadute sulla zona, in termini di quantita´ e qualita´ delle precipitazioni meteoriche, il futuro andamento dei livelli marini, le necessarie contromisure,  per alleviarne od addirittura eliminarne le conseguenze.
Ma nessuna comunita´ e´ un isola sperduta in un immenso mare. Anche per Stabia bisognera´ tener conto delle variazioni climatiche mondiali e sulle loro ricadute a livello locale, considerarne la sua posizione in un mare interno pressocche´ semichiuso, che diventa sempre piu´ salato, piu´ caldo, inquinato e sempre meno pescoso,  con un continente davanti alle sue porte di casa, l'Africa, con un pauroso incremento demografico e con sempre meno possibilita´ di sopravvivenza, iniziando dalle risorse idriche. E non ne parliamo dei conflitti etnici e religiosi...
Ed e´ da questi parametri e sviluppi, da considerare in un piano generale almeno intercontinentale,- con i gremi europei come partners in queste considerazioni -. che bisogna partire, se non vogliamo spendere fior di bigliettoni per iniziative che poi, a breve/lungo termine, si rivelano come catastrofiche. E, di questi esempi, anche a Castellammare, ne abbiamo a bizzeffe. Guardiamoci intorno... 
Queste contromisure, che esulano il campo di competenza locale, possiamo proporle, chiederle, pretenderle, insieme alle altre zone europee interessate. E sono, a conti fatti, tutte.
Ma, quando poi questa manna europea/mondiale cadra´ dal cielo, sotto forma di iniziative e progetti di ogni genere, bisognera´ avere a disposizione i relativi cucchiai, per raccoglierla, tempestivamente, in concorrenza con tanti altri  centri, per iniziative e realizzazioni valide, che ne garantiscano un possibilmente pagante, ideale utilizzo.
Qui c'e´ solo l'imbarazzo della scelta...
Purtroppo, strano ma vero, in un centro con quasi 65mila abitanti, almeno il doppio, se se ne considera il relativo hinterland, una zona abitata da tanta gente onesta e perbene, tutti residenti amanti della propria "patria", con tanti professionisti oltremodo preparati nei vari campi dello scibile umano, nessuno, finora, e´ venuto all'idea di almeno elencare le tante, sempre piu´ numerose piaghe, che affliggono questo territorio, e che lo affliggeranno ancor di piu´ nel futuro. In un raptus amoroso per la propria citta´, penso specialmente ai preparati e fantasiosi giovani locali, questi potrebbero organizzarsi e ideare, riflettere, progettare, proporre, discutere sulle tante possibili soluzioni, che potrebbero far risorgere questa citta´, con il minimo di spesa ma con il massimo possibile dei risultati....       
Scusate, ma come si fa ad amare questa gente?

Antonio Mascolo

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