Redazione
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Rifare Stabia

Lettera alla Redazione

tempo di lettura: 4 min
23/06/2015 09:52:37

Se qualcuno dovesse avere il compito di rifare Stabia, anche se dotato di tutti i poteri ed i mezzi finanziari per poterlo fare, a questo novello Ercole cadrebbero subito le braccia, gia´ quando inizia a vagliare le macerie di ogni genere, che la degenerazione del sistema politico-sindacale italiano ha causato. Alcune di queste conseguenze hanno generato macigni tanto enormi, che sembra impossibile poterli eliminare.

MA, SENZA DISTRUGGERE, E DI SANA PIANTA, QUESTI SCOGLI, OGNI RIFLESSIONE DIVENTA INUTILE, PURAMENTE ACCADEMICA.

Iniziamo con l'ostacolo piu´ ostico, enorme, che blocca ogni sviluppo, a scala nazionale, per poterci adeguare alle direzioni di marcia, valide in tutti i paesi sviluppati, o in via di sviluppo del mondo. Mi riferisco ai vari sistemi sindacali, con il compito di difendere ed incrementare i diritti della classe operaia, SINDACATI CHE DOVREBBERO AVERE UNA META, se non vogliono rimanere fini a se stesso, perpetuando una lotta di classe, che non risolve i problemi e le aspirazioni di nessuno dei contendenti.

Iniziamo con lo stabilire principi di fondo, validi in ogni sistema politico-economico. Il piu´ importante, basilare, comminato dappertutto, MA NON IN ITALIA, si basa sullo slogan "Chi non lavora, non fa´ l'amore".

Questa e´ la conseguenza-base derivante dallo sviluppo del sindacalismo italiano, dopo la caduta del fascismo, perche´ in esso e´ contenuta una mortale contraddizione di base, INESISTENTE altrove.

Mentre, in altre nazioni, i sindacati, tanto piu´ unitari, si sono suddivisi i compiti con le maestranze in un modo netto e preciso, lasciando la via via sempre piu´ ampia cogestione interna alle maestranze direttamente coinvolte, ritirandosi sulle posizioni di interlocutori nelle trattative sovraziendali, di controllori nei consigli di amministrazione, di difensori dei propri iscritti per contenziosi coi datori di lavoro, i sindacati italiani, sempre piu´ frazionati, in base al loro "credo" politico, si sono saldamente insediati in ogni impresa, soppiantando, di fatto, quelle che erano, dovevano essere le legittime rappresentanze dei dipendenti occupati nelle aziende, i consigli di fabbrica, eletti dalle maestranze, indipendentemente dal loro credo politico e sindacale.

Questo introfulamento non solo ha evirate le maestranze, ormai senza voce in capitolo, impotenti contro ogni forma di indisciplina e ruberia, ma ha accumulato nelle mani dei sindacati il doppio ruolo di PM ed avvocato difensore. Chi ruba, rifiuta il lavoro, a spese dei suoi colleghi, chi esige il pizzo sul materiale in ingresso, o vende i posti di lavoro, e´ automaticamente coperto, protetto e difeso, GIA` NELL'AZIENDA, se e´ iscritto ad un qualsiasi sindacato, a spese di tutti gli altri dipendenti, senza che questi possano opporsi. Un sistema cosi´ ingiusto, puo´ solo generare disillusione, strafottenza, "invita" letteralmente a fare lo sfaticato, lo sfruttatore, lo scroccone, il ladro, il cammorrista. E le conseguenze si vedono, perfino in imprese private o non.

Dal punto di vista strategico, questo sistema impedisce ogni ulteriore progresso cogestionale nelle imprese, come succede altrove, l'unica (lunga) via, per arrivare al superamento del dualismo "capitale / lavoro", trasformandolo, spero in un futuro non troppo lontano, nell'unico veramente giusto e corretto di "capitale E lavoro". Chi lavora, fa´ l'amore. Chi non lavora, non lo fa´, appunto, e con tutte le logiche conseguenze. (Quando leggo delle migliaia di euro, che ogni dipendente di alcune imprese tedesche prende, a fine d'anno, come premio di produzione, mi chiedo, come mai gli Italiani non abbiano ancora appesi per i piedi i loro sindacalisti... ).

Ed e´ questo enorme macigno, che bisogna eliminare, se si vuole iniziare a ragionare, se e come rifare Stabia. Credere di poter ricostruire, e di sana pianta, addirittura ampliare, il pilastro principale stabiese, lo stabilimento navale, sebbene ce ne sarebbero le relative commesse, e´ del tutto illusorio. Fintanto che le locali maestranze non ripigliano il loro destino nelle loro mani, "arrogandosi" il diritto di controfirmare i licenziamenti dei colleghi fannulloni, ladri, estorsori, cammorristi, che mettono ed hanno messo, a conti fatti, a repentaglio i posti di lavoro delle maestranze ancora oneste e volitive, CHE SONO RESTATE TALI, malgrado i tanti cattivi esempi.

E´ pacifico che i sindacalisti, come tali, non siano disposti a rinunciare a questa enorme fetta di potere. "Cummanna´ e´ meglio che fottere". Ma, come nella gestione politica, i cittadini dovrebbero finalmente diventare adulti e prendere, anche nelle imprese, il LORO destino nelle LORO mani.

Senza questo salto di maturita´, adeguandosi alle strade intraprese altrove, E RIVELATESI GIUSTE, PER TUTTI, avete voglia di aspettare. Le mammelle pubbliche e private, di cui ci s'illude di potersi nutrire, si seccano sempre di piu´. Le poche gocce di latte, che esse ancora danno, sono gia´ succhiate dai vostri "rappresentanti".

Antonio Mascolo

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