Redazione
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Mazze e panelle, ovvero, o tempora, o mores ....

Lettera alla redazione.

tempo di lettura: 8 min
06/01/2016 13:08:36

L'attrattivita´  di un centro abitato dipende da innumerevoli fattori, tra cui la sua storia, la sua posizione geografica, il clima, le attrazioni esistenti, naturali e non, i suoi edifici e  monumenti,  la sua vivibilita´ e viabiita´, la capacita´ di offrire sufficienti, decenti possibilita´ occupazionali, anche in una industria possibimente poco polluttante, che non offende neanche la vista, infine dalla vicinanza di centri ricchi di altre attrazioni, che attirano milioni di visitatori, di cui profittare.                                                                                                      

Considerando questi parametri a riguardo di Castellammare di Stabia e le intrinseche possibilita´ di sviluppo in essi contenuti, possiamo solo deciderci per un grado di attrattivita´ da dieci e lode.                                                                                        Le note dolenti, che riducono, addirittura vanificano tutti questi fattori, sono i suoi abitanti ed il loro grado di civilta´, il loro effettivo amore per questo centro. Di conseguenza, sono molti, che amano questo luogo, ma ben pochi, coloro che lo ritengono adeguatamente abitato. E qui dovremmo seriamente chiederci, perche´ e´ cosi´, perche´ questo sempre piu´ profondo divario, rivangando nel passato.                                                                                                              

Quando ero ragazzo, 60-70 anni fa, avevamo una bella, ariosa, fresca villa comunale,  dove potevano incontrarci, passeggiare, discutere, dibattere, fino alle ore piccole, senza che nessuno venisse all'idea di andarvi con un mezzo, che non possedavamo, ne´ di calpestare le belle aiuole fiorite, di estirpare alberi e cespugli, di giocarci a pallone, di imbottire di rifiuti aiuole ed arenile, danneggiare i cestini o le fontanine, nemmeno di utilizzare le spalliere delle panchine  come sedili, ed imbrattare il piano sottostante con le nostre scarpe, o peggio.                                                   La Cassa Armonica era qualcosa di sacrosanto, utilizzata solo dai musicisti delle tante bande musicali, che allietavano le serate estive anche delle generazioni piu´ mature, locali e forestiere.                                                                                            

I vigili urbani "vigilavano" effettivamente in strada. Ed anche questo corpo locale, godeva del suo rispetto. Ma, gia´ allora, i  "Castelluonici" erano considerati, insieme a tutti gli altri "Napoletani", come civilmente meno progrediti, maturi, da parte degli abitanti della Penisola Sorrentina che, sia a causa della millenaria separazione, causata dalla mancanza di collegamenti viari, sia dalle loro relazioni marittime prima e dal turismo poi, avevano meglio tenuto il passo con i livelli di civilta´ esistenti altrove, mentre nelle nostre zone industriali, prima borboniche e poi nazionali, prevalse una mentalita´ piu´ "proletaria", ma che non impediva la coesistenza tra industria e turismo, malgrado il fracasso e le varie emissioni, allora sopportate senza critiche.                              

Un ventennale regime dittatoriale, se aveva causato danni occupazionali nel cantiere navale, aveva avuto almeno il merito di far scomparire l'influenza della camorra locale.  Quando arrivarono gli Angloamericani a Stabia, vi era un solo guappo ufficiosamente noto. Con la riintroduzione della democrazia, risorsero vecchi e nuovi partiti, un sindacato, suddiviso per attivita´. Ma in una citta´ a maggioranza operaia, i partiti di centro-destra non avevano nessuna possibiita´ di potersi imporre solo con le schede elettorali. Ed i clericali locali, guidati da un forestiero abitante a Stabia da 26 anni, ma rimasto tale, forgiarono alleanze strategiche di ogni genere, non disdegnando la camorra, favoriti dal governo centrale di pari colore, e stesero, poco a poco, i loro tentacoli su tutte le attivita´ cittadine, condizionandone la gestione, fin dalle assunzioni.                                                                                                          E, solo gente da loro selezionata, ma solo in base alla loro putativa, conforme fede politica, aveva la possbilita´ di entrare in questo giro occupazionale-distributivo, senza guardare troppo per il sottile, se le conoscenze e la voglia di lavorare corrispondevano effettivamente o meno ai parametri richiesti.  I loro avversari ideologici non furono da meno, confondendo la rivoluzione del proletariato con un paese dei balocchi, dove ognuno poteva fare quel che voleva, fuorche´ produrre.      

E l'alternanza nella conduzione comunale di questi schieramenti non fece altro che potenziarne le conseguenze. A conti fatti, chi non aveva, chi non voleva avere santi in paradiso, da ossequiare e servire, poteva solo andar via.  Questa filosofia gestionale era favorita dal fatto, che noi anteponiamo gli interessi familiari, privati , a quelli pubblici, senza considerarne le conseguenze.  E la Res Pubblica, ando´ a farsi benedire, ed a tutti i livelli, iniziando dalla prima adolescenza. (E le sempre piu´ numerose e distruttive babygangs ne sono la miglior prova. Anche il concetto di "mazze e panelle", cadde nel dimenticatoio). 

Da ormai oltre 70 anni, questa gestione clientelare, fondata su favori e controfavori di ogni genere, porta ad assurde protezioni e difese di sfaticati, incapaci, ladri, farabutti vari, sia nelle imprese pubbliche che private. Ed il cittadino medio si e´ adeguato, si e´ dovuto adeguare, secondo il proverbio pugliese "Ad un passo dal c.ulo mio...". 

Come risanare, far risuscitare questo paziente comatoso, ormai piu´ morto che vivo, se non vogliamo metterlo sotto una enorme campana di vetro, come esempio deterrente per il resto del mondo?                                                                           
Gli antichi Romani, nei casi di minacce esterne, usavano nominare un dittatore a tempo, plenipotenziario, fintanto che questo pericolo non era scomparso.

E Stabia sta gia´ naufragando, e´ praticamente gia´ naufragata, perche la cosiddetta classe politica locale non sa neanche cosa sia un timone. E´ una illusione credere, che tali affaristi inizino effettivamente a fare gli interessi della comunita´, solo perche´ cambiano casacca.  Qui sono i cittadini stabiesi, che dobbono riconoscere di aver rovinata, portata al fallimento questa teoreticamente meravigliosa citta´, e cedere il loro potere decisionale, MA NON QUELLO CONSULTIVO, per un determinato numero di anni, ad un commissario statale plenipotenziario, da chiedere, per referendum, al governo centrale, finche´, nel frattempo, non si formi una classe politica degna di questo nome. TERTIUM, NON DATUR. O chi mi prova il contrario?

Antonio Mascolo

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