Il forte “confronto” avvenuto tra il Sindaco di Pompei ed il Ministro Franceschini sul progetto di una futura stazione dei treni proprio a ridosso del sito archeologico di Pompei, denominata HUB, ha scaturito nelle scorse settimane un acceso confronto a tutti i livelli oltre a tanti articoli, commenti, incontri, ipotesi di progetti e fantasie varie. Inizialmente ognuno si è sentito in dovere di esprimere la propria forte opinione istituzionale, personale o di categoria e questo ha creato, come al solito, un grande polverone in cui apparivano tutti contro tutti ma vediamo un poco di interpretare meglio e capire il quadro di cosa sta succedendo.
Ci sono grandi “Professori” di ogni dove che, vorrebbero solo spendere soldi pubblici facendo progetti su progetti, senza una visione strategica generale, e che probabilmente non vedranno mai la luce (altro che buffer zone e sviluppo locale); Alcuni comuni limitrofi immaginano di diventare città turistiche intercettando i nuovi visitatori che atterreranno nel futuro HUB perché gli scavi di Pompei non sono solo dei Pompeiani (che però ne pagano i costi senza poter battere ciglio); Alcuni imprenditori di Napoli e non che cercano di superare in silenzio dall’alto (in barba a chi ci prova da anni) i vincoli del territorio pensando ovviamente al proprio tornaconto; Grandi albergatori romani che sognano di prolungare la permanenza dei Turisti nelle strutture Romane offrendo l’escursione Pompei a sole due ore di viaggio; I grandi guru delle agenzie di viaggio e servizi che cercano di fare margini sul grande business degli spostamenti garantendo di non toccare il marcio del territorio Napoletano.
Sullo sfondo di tutto questo scenario, a livello internazionale, si continua a parlare sempre, senza capirne le motivazioni del “paradosso di Pompei” e quindi dell’incapacità Italica di ottenere obiettivi strutturati finanche la capacità di spendere i soldi. E gli strumenti di programmazione locale? non è chiaro cosa si pensi né cosa pensa di questo la politica locale che probabilmente non ha giusta motivazione e forza per immaginare uno sviluppo che viene ormai visto come impossibile?
Ma andiamo a capire ancora meglio il quadro su cui tutto questo viene svolto; Innanzitutto bisogna dire che esiste una Città nuova di Pompei di cui addirittura ancora attualmente, da un punto di vista mondiale, pochi ne conoscono l’esistenza (confermato pubblicamente anche da un Prof. Universitario) anche se gli indigeni locali pensano di essere e si sentono al centro del Mondo. Esistono quindi ancora dei “Pompeiani vivi” che stranamente rivendicano di poter vivere una vita dignitosa magari nel luogo in cui i propri avi li hanno messi al Mondo. La vita di queste persone è rimasta ferma e ricattabile in un limbo di abusivismo e malcostume di ogni tipo forse proprio per non rendere possibile una loro crescita?
Negli anni lo sviluppo delle normative in ragione della tutela dei luoghi di particolare interesse, il rischio Vesuvio ed altri vincoli “insormontabili” hanno reso molto difficile costruire e sviluppare queste zone che sono diventate volente o nolente terra di nessuno, terra di morte sociale. Quando la politica locale,una quindicina di anni fa, ha avuto la possibilità di costruire strutture alberghiere (unica cosa veramente fondamentale per creare vero Turismo), ne ha fatto appartamenti, e quindi a livello centrale nazionale si è messa una pietra su ogni ipotesi di sviluppo locale? Il territorio è ora nelle mani di Funzionari pubblici (altro che politica) che, invece di perseguire veramente finalità di pubblico interesse pensa a sbarcare il lunario alla meno peggio gestendo qualche progetto di restauro qua, qualche evento o mostra là non lasciando proprio a nessuno l’ipotesi di poter sviluppare idee progettuali di valorizzazione territoriale fuori le mura. Pubblico interesse? Si perché le leggi di tutela paesistica sono state fatte non solo per tutelare le aree di rilevante interesse intra ed extra moenia ma anche per migliorare (ultima finalità) la qualità della vita delle persone che vivono quel territorio con dei piani di sviluppo generale (principio, del Testo Unico, non molto chiaro a tutti) in ottica costruttiva di valorizzazione locale di pubblico interesse, nel rispetto della tutela, e non per portare alla morte l’intera cittadinanza fuori le mura rendendola inerme da ogni punto di vista.
Si pensa meglio e prima ai morti ed alle pietre che ai vivi (in virtù di una tutela storica fatta a spese proprio dei vivi); “siamo alla follia” di un genitore che sperpera danaro lasciando i debiti ai figli o come le pensioni di oggi pagate agli anziani, in modo folle per diritti acquisiti (alle vecchie generazioni), da chi una pensione non la riceverà mai (ancora una volta a spese delle nuove generazioni) o come i milioni di euro spesi per tutelare un gradino di 2.000 anni quando la gente del territorio muore di fame perché non c’è lavoro. Ma non è una follia?
Nella città nuova di Pompei poi esiste il Clero, una rinomata Basilica Pontificia e metà dei beni immobili cittadini di proprietà (su territorio Italiano) inclusi gli unici grandi edifici della zona che ospitano qualche opera sociale o che versano in condizione di grave abbandono. Ma se la Chiesa vendesse alcuni suoi grandi beni (che non riesce e mai riuscirà più a gestire direttamente non essendo il proprio mestiere) potrebbe fare i soldi necessari per portare meglio avanti in modo mirato le volontà del Beato Bartolo Longo? Per ora la linea è di cercare finanziamenti pubblici Italiani per ristrutturare, fittare e trarre rendite dagli immobili stessi. Ritengo che le sorti della città nuova di Pompei potrebbero cambiare veramente dando vita nuova ai tanti moribondi e sofferenti indigeni locali creando benessere per tutti. Ci auguriamo che i progetti attualmente in itinere riescano a vedere la luce in modo da rendere la Città nuova di Pompei un luogo più accogliente non solo per turisti, visitatori e fedeli ma anche per gli indigeni locali soffrono tale ingombrante presenza sul territorio.
Concludendo, prima che flussi turistici importanti vengano spostati in altre località meglio servite (es. Ostia) e prima che sfumi l’opportunità ora concreta di intercettare altri veri e nuovi flussi turistici di altro tipo (MICE e Leasure), anche grazie al futuro HUB, sfruttando la centralità e la vicinanza della Città di Pompei da altre mete Turistiche Regionali Importanti, BISOGNA AUMENTARE LA CAPACITA’ RICETTIVA LOCALE DI ALMENO UN PAIO DI MIGLIAIA DI CAMERE. Tutti i progetti privati e pubblici presentati e quanti ancora nascosti da decenni (inclusi quelli di sviluppo sociale, di aggregazione, sportivi, di svago ed intrattenimento) DEVONO essere inseriti subito nel Piano Strategico del Grande Progetto Pompei quale strumento in “deroga” che permetterebbe di superare alcuni vincoli ora insormontabili, ovviamente ove ragionevolmente ed eticamente possibile, “per dare una chance agli abitanti di questo territorio oggi che sono condannati, da colpe non proprie ad una vita non dignitosa”; Queste sono le parole di Franco Casillo (dette in mia presenza e che mi sono rimaste in mente) in un convegno tenuto dal Maestro, il Professore Franco Garbaccio all’Università degli Studi di Napoli Parthenope nel 2003. La gente di questo territorio, che già paga ingiustamente tutti i costi possibili diretti ed indiretti della situazione attuale, ha il diritto di vivere serenamente come tutti gli abitanti del Mondo lavorando duro e creando il proprio destino nel territorio che fu definito “FELIX” prima che sia troppo tardi. Mi auguro che il Consigliere Regionale Mario Casillo e compagni (che sono stati eletti anche grazie ai voti del territorio) sia capace di cogliere e vincere una sfida del genere. Per passare alla Storia c’è bisogno di ottenere “Grandi Risultati” che ai più sembrano impossibili perché la Storia è fatta solo di Uomini Grandi e gente qualunque.
Michele Spiezia
(Dott. In Economia del Turismo)
Numeri importanti per la nostra testata giornalistica.
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