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L’addio di Aniello Estero. La mia testimonianza

tempo di lettura: 3 min
05/02/2018 21:31:45
L’addio di Aniello Estero. La mia testimonianza

Aniello Estero

                                                                                                                     Ciao, Aniello!

La notizia, inaspettata e dolorosa, mi è pervenuta , via Internet, nella tarda serata del tre Febbraio, l’altro ieri.

La Fede, dopo  l’istintivo e fallace rifiuto della realtà,  mi ha spinto verso il mio credo che è questo: “ quando ha fine la nostra vita in terra ne comincia un’altra senza fine in Dio “.

Assunto nel quale sono riposti la vitale risorsa del conforto e il misterioso ausilio della rassegnazione che, mitigando il dolore e senza poter mai colmare il vuoto che si crea intorno a chi rimane sulla terra,  aiutano a riprendere e a continuare il cammino verso il futuro.

Questo,  per i familiari, il mio pensiero; come partecipe del loro dolore e come amico, più in vista nel passato che nel presente, di Aniello.

Amicizia  che mi porta a rivivere  il tempo delle competizioni politiche; il tempo in cui il mio impegno per la difesa e per l’affermazione dei valori socialisti, secondo il dettato Turatiano e l’umanesimo nenniano, ebbe un prezioso punto di forza nel rapporto con un uomo animato dagli stessi ideali: Aniello Estero.

Un uomo che nel Partito e nel Sindacato; nelle Istituzioni e nella Società è rimasto sempre se stesso, senza cedere nulla di sé:  anche quando, a dirla con Nenni, si è trovato ad occupare le stanze dei bottoni, per lavorarvi  servendo e non per essere servito.

Negato alla esteriorità e alla loquacità, gli piaceva scrivere, e lo faceva cedendo la parola ai fatti e portandomi, così. ad affermare che la sua amicizia è stato e rimane un privilegio concessomi dalla vita.

Lo dico e lo ribadisco andando con il pensiero alla serata in cui, l’anno scorso, dopo una lunga e silenziosa pausa, sorseggiando il buon caffè di casa mia insieme ad altri amici, fummo portati a rivederci, In maniera romantica e non nostalgica, nel tempo in cui, rivestendo io la carica di Sindaco, veniva da me e si affacciava dal balcone di Palazzo Farnese per guardare la Città.

Lo sguardo sull’orizzonte e il pensiero sulle problematiche che riassumeva per manifestarle e  trattarne le ipotesi risolutive.

Concludo così la stretta sintesi di un pezzo di Storia: la Storia di Castellammare di Stabia, segnata da un’orma incancellabile: la tua, Aniello!    

5 Febbraio 2018                                                                       Flavio di Martino         

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