Redazione
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Il Mediterraneo

Lettera alla redazione

tempo di lettura: 7 min
17/08/2015 14:16:38

Non credo che qualcuno possa immaginarsi una Italia nata e posizionata in un posto, ad una latitudine diversa di quella effettiva. Sarebbe un totale sconvolgimento non solo geologico, climatico, ambientale, di carattere, storia, di tutte le generazioni di abitanti, che si sono susseguite, su questo territorio, nel corso dei millenni.

 

Questa sua posizione, nel bel centro di un mare, seppur di ridotte dimensioni e praticamente chiuso, adiacente alle zone, dove l'umanita´ fece passi decisivi verso l'epoca moderna, dall'addomesticamento di sempre piu´ razze di animali, alla "scoperta" dell'agricultura e della navigazione, fino alla creazione dei primi alfabeti, ne ha caratterizzato il suo sviluppo, con una nostra epoca d'oro, durante l'Impero Romano, quando questo mare era considerato, a ragione, il "Mare Nostrum".

 

Purtroppo, col tempo, ci siamo abituati a vedere e considerare questo "nostro" Mediterraneo come qualcosa di invariabile, invulnerabile, inattaccabile da ogni polluzione, da ogni variazione geologica, ricco di una infinita fauna ittica, affatto dipendente dalle variazioni climatiche, senza considerare che, grazie allo sviluppo civile e demografico dei sempre piu´ numerosi esseri umani, E PROPRIO DAVANTI ALLE NOSTRE PORTE DI CASA, ci creano e ci creeranno sempre piu´ grattacapi, oggi scoccianti, sotto forma di decine di migliaia di profughi, causati da cosiddette guerre di religione, ma che un domani, per forza di cose, diventeranno milioni, perche´ le gia´ oggi scarse risorse idriche costringeranno sempre piu´ affamati ed assetati a cercarsi un luogo, dove poter sopravvivere.

E la miccia di questa bomba demografica si e´ gia´ accesa, sul continente africano, che si avvia a quadruplicare, addirittura a quintuplicare il numero delle sue bocche da sfamare, fino alla fine di questo secolo. A coloro che saranno ancora vivi, nel nuovo scenario apocalittico risultante, i racconti di quello che succede oggi, da Kos fino al Canale di Sicilia, sembreranno solo episodi folcloristici... .. Non ne parliamo dei vari approvvigionamenti nutritivi, specialmente ittici, che proverranno, in grandissima parte, da allevamenti industriali, con prodotti pieni di insetticidi, pesticidi, ormoni, antibiotici, con le loro carni intrise da microscopiche sostanze plastiche. Tutta "roba", che va a finire, gia´ oggi, anche nelle nostre carni.

 

Come segno di tutela della nostra salute, almeno balneare, ad inoltrata primavera di ogni anno, salpa, partendo dall'Alto Adriatico, una goletta verde, con il compito di censire e documentare lo stato di salute del "nostro" mare, almeno di quello che bagna direttamente le coste del nostro territorio. Ed i risultati sono miserabili, ogni anno un poco di piu´. A dire il vero, questo compito e´ gia´ assolto, dovrebbe essere gia´ assolto, e tutto l'anno, dalle tante agenzie regionali, le ARPA, che dovrebbero monitorare ed indicare tutto quello che rovina il "nostro" mare. Ma qui il problema si complica, perche´ opportunita´ economiche e politiche, spesso, "sconsigliano" di presentare un quadro completo e veritiero.

 

Dove questo stato di cose non e´ piu´ nascondibile, perche´ inquinamenti fecali e di ogni altro genere ci "toccano" direttamente, quando andiamo a farci un bagno, sorgono frenetiche attivita´, affermando di voler risolvere il problema, "tra breve". E questo spettacolo si ripete ormai da anni, puntualmente, in piena stagione balneare, quando situazioni del genere minacciano di deviare i flussi turistici verso altri lidi, reputati piu´ salubri.

 

E qui, se siamo seri, bisognerebbe iniziare a considerare il problema nel suo complesso, non partendo ab ovo, dai mari del mondo, gia´ pieni di tanti problemi ecologici ed ambientali, sempre piu´ inquinati e depauperati delle loro risorse ittiche, ma cominciando almeno da Tarifa, nella Spagna Andalusa, dove le acque dell'Atlantico, gia´ per se´ non esenti da problemi, entrano, come corrente superficiale, attraverso lo STRETTO di Gibilterra, come UNICO collegamento con un mare aperto, nel Mediterraneo.

 

Guardiamocela un po´ piu´ da vicino, questa "pozza", se raffrontata alle estensioni degli oceani. Si tratta di un mare interno, con una superficie di 2,5 milioni di chilometri quadrati, con 46.267 chilometri di coste, comprese le isole, in cui sono contenuti 4,3 milioni di chilometri cubi di acqua, con una profondita´ media di 1.500 metri. Questa massa liquida si scambia con l'unico oceano accessibile, l'Atlantico, attraverso un passaggio largo 14 chilometri, con una soglia relativamente alta da dove, in superficie, entra acqua oceanica, con un normale tasso di salinita´ intorno a 1,038 (38 grammi di sale per litro), e relativamente fredda. La corrente, che trasporta queste masse nel Mediterraneo, vi "gironzola", arricchendosi di tutto quello che le popolazioni rivierasche vi sversano, ad essere severi nella definizione dell' appartenenza, 250 milioni di anime, lambendo tutte le sue coste, in parte sprofondando in un vortice posizionato nel Mediterraneo Orientale, per poi ritornare, in un periodo che varia tra gli 80 ed i 300 anni, COMPLETAMENTE, nell'Atlantico, utilizzando gli strati inferiori dello Stretto di Gibilterra, a causa del fenomeno thermohalino, perche´ questo deflusso non solo e´ piu´ caldo, ma e´ sempre ben piu´ ricco di sali, che lo rende piu´ pesante. (Quale sia poi la sua successiva, potenziale influenza sulle correnti atlantiche, particolarmente sulla Corrente del Golfo, vogliamo tralasciarla, altrimenti non dormiamo piu´ la notte...Peggio che mai, se pensiamo alle varie soluzioni proposte da gente, che non vi ha mai abitato). .

 

Quando ero ragazzo, questo tratto di mare, benedetto dal sole, perdeva, per evaporazione, 92.000 m³ d'acqua al secondo, pari a 2.901 km³ l'anno.

Nel 2000, quando andai in pensione, questi valori erano saliti, rispettivamente, a 122.000 e 3.840, ed e´ logico, che sia cosi´, se si considera il continuo aumento delle temperature medie atmosferiche. Sempre quando ero ragazzo, queste perdite erano compensate, in parte, da 783 km³ di pioggia, 440 km³ dai fiumi, e 189 km³ attraverso il Bosforo, acqua, questa, a relativamente basso tasso di salinita´ e temperature, grazie ai tanti corsi d'acqua, che sfociano nel Mar Nero. Il resto, appunto, proveniva dall'Atlantico, insieme a tante forme ittiche non stanziali. (Si pensi ai tonni rossi, tanto prelibati, da essere ormai quasi scomparsi) .

 

 

Nel frattempo, la quota complessiva delle precipitazioni atmosferiche e´ diminuita, e concentrata in precipitazioni temporalesche, che procurano anche danni di ogni genere. Le quote contributive dei fiumi, specialmente nelle zone aride e semiaride, dalla Spagna all'Egitto, si riducono sempre di piu´, perche´ la coltivazione di piante richiedenti grandi quote di acqua, insieme ai sistemi di irrigazioni spreconi, ne pretendono una sempre maggiore quota. Degli 84 miliardi di metri cubi che, in media, ogni anno, arrivavano ad Assuan, sul Nilo, oggi neanche il 5% sfocia nel Mediterraneo, sotto forma di acque estremamente contaminate.

Ed ogni metro cubo di acqua, naturalmente dissalata, sottratto al Mediterraneo, deve essere sostituito con quello proveniene dall'Atlantico, con relativo, continuo aumento del suo grado di salinita´, arricchito dalle specie aliene, che il Canale di Suez ci regala e che alterano profondamente tutto il sistema faunistico-marino mediterraneo, per quanto ancora esistente, in un mare che occupa il primo posto, per quel che riguarda il suo sfruttamento ittico. Non ne parliamo degli inquinamenti di ogni genere, derivanti anche dal fatto, che il Mediterraneo e´ meta, ogni anno, per 200 milioni di turisti, provenienti da fuori zona, ed e´ attraversato da migliaia di navi di ogni tipo e dimensioni, che non sempre si attengono alle gia´ molto blande disposizioni internazionali, per quel che riguarda lo smaltimento dei rifiuti, delle acque di lavaggio e di sentina. A tutto questo si aggiungono materie solide, plastiche, semisolide e liquide, che ogni fiume, rivo, canalone o canale, sversa a mare. Ed anche in questa gara, il Mediterraneo e´ al primo posto. Questo mare si trasforma, sempre di piu´, in un bacino di accumulo, sempre piu´ salato e caldo.

 

Ritirandoci nel nostro piccolo, considerando anche le conseguenze, che le variazioni climatiche avranno per la nostra spiaggia, ORMAI LA PIU` ESTESA IN TUTTO IL GOLFO DI NAPOLI, potremmo iniziare a riflettere, se e come vogliamo conservarla, insieme ad un tratto di acqua antistante BALNEABILE, se finalmente capiamo che essa, dal punto di vista dell'attrattivita´ turistica, ha tutti i numeri per diventare LA punta di diamante per tutto il territorio. Se fossimo solo capaci e disposti a sfruttarla... .

Antonio Mascolo

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