Cerchiamo di rifare un poco di storia, in modo spicciolo, terra terra. Quando una allora relativamente piccola comunità greca decise di prendere il proprio destino nelle proprie mani, nacque la formula di governo, nota come democrazia. Ogni abitante, che partecipava alle relative riunioni, decideva, chi dovesse assumersi il compito di governare la comunità, con quali scopi e quali programmi. Chi si proponeva ed era eletto, era semplicemente un esecutore della volontà della maggioranza dei cittadini, che gli avevano data la preferenza, una volontà, che era continuamente verificata, in assemblee pubbliche. E questi due fattori, scelta/controllo del candidato attraverso la base, e secondo il principio della maggioranza, sono sempre stati i principi fondamentali della democrazia. Col crescere delle comunità, fino alla nascita degli stati, con centinaia di migliaia, milioni di abitanti, la democrazia di base risultò sempre più difficile da gestire e, mentre il concetto di maggioranza rimase, quello della partecipazione, della cogestione diretta, scomparve, sostituita da un sistema rappresentativo, in cui le varie opinioni e tendenze si raggruppavano in associazioni, chiamati partiti, o giù di lì, che decidevano, dovevano decidere, teoreticamente, secondo le opinioni di coloro che, con il loro voto, gli avevano affidato questo compito. Di conseguenza, in tutti gli stati effettivamente definibili come a conduzione democratica, i cittadini esprimono, ogni quattro/cinque anni, le loro preferenze, poi sono solo più o meno interessati spettatori, fino alle prossime elezioni. Le primarie, instaurate per simboleggiare una forma di democraticità di base, costituiscono, a conti fatti, solo un alibi. Dopo queste votazioni, ogni eletto fa quello che vuole e/o quello che può. Con una eccezione: i cantoni svizzeri hanno sì governi e parlamenti regionali e nazionali, ma non hanno rinunciato al diritto fondamentale dei singoli cittadini, di decidere, su ogni iniziativa, su ogni decisione, su ogni legge, addirittura di decidere, se qualcuno possa acquistare una proprietà in un comune e diventarne un nuovo concittadino, o no. Basta richiederlo, questo diritto . Ed è questa volontà, espressa attraverso continui referendum, che ha conservato agli Svizzeri, sotto un'altra forma, il diritto fondamentale e personale di codecisione, di cogestione. Se questo sistema è ormai prassi normale, nel loro DNA, anche per i politici svizzeri, non lo è affatto per i politici degli altri stati democratici. Essi si aggrappano alle vere o presunte, "incolmabili" differenze tra la maturità civile e politica degli Svizzeri e quelle dei da loro rappresentati. Ma è strano, che nessuno di essi cerchi di educare i propri elettori, portandoli ai livelli svizzeri o quasi perché, ogni forma di codecisione diretta, riduce il peso e l'importanza di politici e sindacalisti. Come gia´ sapevano i nostri saggi vecchi, "cummanna´ è meglio che fottere". Se la cogestione diretta, ancora oggi, diventa impraticabile in entità come stati, regioni e metropoli, ma non i referendum, essa diventa possibile, necessaria, l'unica via logica, nelle piccole-medie comunità. Per rimanere a Castellammare di Stabia, un centro con ormai scarsi 65mila abitanti, e che fa letteralmente acqua da tutte le parti, esiste un sindaco, teoreticamente monocratico, appoggiato e/o sfiduciato da un consiglio comunale, composto da 25 membri, appartenenti ad una decina di diversi partiti e schieramenti. Ed ognuno di essi richiede, necessita una contropartita, sia essa decisionale od assegnativa di compiti e prebende, perché questo consigliere deve sdebitarsi con coloro, chiunque essi siano, parenti, amici, fino ai gruppi di potere, più o meno occulti, che lo hanno votato e fatto entrare nel consiglio comunale. A volerci riflettere su, definire questo sistema ancora come democratico, funzionante secondo il principio della maggioranza/minoranza, è ridicolo. Qui basta un solo consigliere su 25 che, se non accontentato, fa propendere l'ago della bilancia in una determinata direzione... Stabia insegni. E' una tragica barzelletta definire questo sistema ancora come democrazia, fintanto che esiste questa carica ricattatrice. Il problema non sarebbe difficile da risolvere, ed altrove ci riescono, se governanti e governati avessero sviluppato un senso di responsabilità verso la res pubblica, se anteponessero i diritti della comunità ai loro singoli, se si convincessero, che regole e leggi valgono per tutti, e non solo per gli altri, se la smettessero di fare i furbi, a spese degli altri, imbrogliandosi vicendevolmente, affermando, che la legge è fatta per i fessi, Intrufolandosi nelle file, il classico "Lei non sa, chi sono io", la diffusa e continua ricerca della raccomandazione, quando si tratta di ottenere qualcosa a cui, obbiettivamente, si ha meno diritto degli altri. Purtroppo l'italiano, e, più a sud si va, più lo diventa, tra i tanti suoi pregi, ha anche il difetto di essere un individualista per eccellenza, sfegatato, che antepone a tutti gli altri la propria persona ed i propri "diritti", infischiandosene di meriti e file. Chi ha polvere, spara. E le conseguenze, lo ripeto, le vediamo a Stabia. Una situazione, a dir molto poco, insoddisfacente. Spero che, almeno su questo punto, siamo tutti d'accordo. E qui sorge, automaticamente, la classica domanda, come riportare questa città ad un livello di sviluppo, comportamento, con il senso di responsabilità, come esistente altrove, con la coscienza, che tutti abbiamo gli stessi diritti e doveri, CHE DOBBIAMO METTERCI IN FILA, indipendente dal nostro peso finanziario, politico e sindacale, indipendentemente dalle nostre relazioni e conoscenze. CHE ABBIAMO IL DOVERE DI PARTECIPARE. Qui corriamo il rischio di cadere nell'utopia, nei pii desideri. La soluzione da me continuamente presentata forse è non fattibile. Ed allora vediamo:
- COME ED IN QUALE MODO, CREDIAMO DI POTER FAR RISORGERE QUESTA CITTA`?
- CON QUALE CONDUZIONE POLITICA?
- SE E QUALE RUOLO COGESTIONALE E DI CONTINUO CONTROLLO VOGLIAMO AFFIDARE ALLA CITTADINANZA?
Non mi venite con la sostituzione di un raggruppamento con un altro, sono tutti schiavi delle stesse servitù. Forse, ma pretendo certamente troppo, invece di discutere sulla mia persona, qualcuno inizia a discutere su Stabia, SU QUESTE TRE DOMANDE? Sarebbe ora, di farlo.
Antonio Mascolo
Numeri importanti per la nostra testata giornalistica.
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