Redazione
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Castellammare - Le incongruenze della crocieristica stabiese

tempo di lettura: 5 min
28/07/2015 00:34:30

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera:

"Un servizio televisivo su Warnemünde, ben particolareggiato, visto recentemente, mi riporta a fare delle riflessioni sulle possibilita´ esistenti nella nostra zona. Warnemünde e´ un sobborgo di Rostock, sul Mar Baltico tedesco, rinomato per la sua enorme spiaggia e le sue attrazioni turistiche. Posto alla foce del fiume relativo, esso forma anche un porto-canale al suo sbocco, che, col tempo, e´ diventato il terminale per la gran parte dele linee di traghetti, che collegano, tra di loro i vari porti del Baltico. A questo traffico ci si e´ ormai aggiunto quello croceristico, sulle stesse rotte, che ha attratto armatori norvegesi, tedeschi (AIDA), italiani (COSTA e MSC). Prossimamente, se ne aggiungeranno altri. Le navi della Wiking, della AIDA e della Costa (FAVOLOSA), approdano tutte lo stesso giorno, il venerdi´, trasbordando almeno 5mila passeggeri e si riforniscono di tutto quello che un albergo navigante ha bisogno. Un minimo errore, causa piu´ o meno gravi problemi, come, per esempio, la fornitura di sacchi di patate, forniti imballati su carrellati troppo larghi, per poter passare attraverso le diverse porte, costringendo a trasportare i sacchi singolarmente, mentre tutto il resto aspetta... Nello stesso tempo, all'aeroporto di Rostock arrivano due dozzine di voli charter, sempre il venerdi´, provenienti da tutta l'Europa, che scaricano passeggeri e bagagli per la prossima crociera, mentre, a Warnemünde, i croceristi in discesa, insieme al loro bagaglio, salgono su di un centinaio di bus, per l'aeroporto, ma ci sono anche conseguenze indirette, che sono affrontate e risolte da altre entita´ commerciali. Per esempio: Il personale di servizio a bordo e´ costituito, per lo piu´, da Asiati, Filippini, che usano portare a casa, alla fine del loro turno d'imbarco, regalini-ricordo a parenti ed amici. Quelli piu´ ambiti sono la cioccolata... E cosi´, ad ogni approdo, sbarcano anche centinaia di Filippini, muniti di liste anche per i loro colleghi non in franchigia, e vanno all'assalto del supermercato esistente nel vicinato, saccheggiandolo letteralmente, ma solo della cioccolata, e solo determinati tipi, spendendo, pro capite, intorno ai 200 €. A parte gli intasi alle casse, il dirigente, dal cognome sembra essere di origini italiane, la prende dal punto di vista sportivo, organizzando perfettamente tutta la catena rifornitrice, dalle relative ordinazioni, la consegna a tempo ed il continuo rifornimento dei relativi scaffali, che si svuotano in un batter d'occhio. La merce che non c'e, non puo´ essere venduta. E tutta questa catena logistica necessita una pianificazione perfetta, che non ammette il minimo errore, se non ne sono state previste le necessarie contromisure. Ed una tale organizzazione necessita non solo di una cabina di gestione, ma anche di un centro di accoglienza e smistamento dei croceristi, cioe´ di una Stazione Marittima. Si tratta di sistemazioni che lavorano, praticamente allo stesso modo, in tutti i porti scelti come scali terminali, come Savona, Barcellona, Maiorca, Venezia. Gli altri scali intermedi, toccati durante la crociera, sono solo mordi e fuggi, dove sbarca una parte dei croceristi, per visitare siti esistenti nei dintorni. Si tratta, ormai, considerando il tasso di crescita del traffico croceristico, di un giro di affari enorme, a cui chiunque ne ha, o crede di averne le premesse, cerca di partecipare, ed in tuitti i modi ed a qualsiasi prezzo. La Campania ha tutti i numeri, per essere e continuare ad essere una zona fondamentale per poter attrarre sempre piu´ croceristi, disposti non solo a vedere e visitare, ma anche ad acquistare, se gli si mettono i relativi prodotti sotto il naso. Ma il nostro maggior svantaggio e´ la nostra eccentricita´, le maggiori distanze dalle zone di provenienza dei croceristi. E, per questo motivo, se Napoli necessitava ancora di una Stazione Marittima, quando esistevano ancora i flussi migratori verso le due Americhe, oggi questo edificio e´, praticamente, in disuso, certamente sovradimensionato, rispetto al possibile e prevedibile fabbisogno. Che Napoli diventi un porto terminale, e´, forse, una pia illusione. Figuriamoci Stabia... A parte lo svantaggio geografico ed, in parte, anche logistico, il porto di Napoli si e´, nel frattempo, trasformato anche in un sorgitore per il traffico dei containers, restringendo gli spazi da poter dedicare al traffico croceristico. Per questo motivo, nel 2006 fu giustamente deciso di creare un pool portuale, unendo insieme tutte le relative potenzialita´ esistenti nel Golfo di Napoli, non solo in funzione croceristica, ma anche per smistare una parte del traffico merci minore, legno, per cui, a Napoli, non c'era piu´ lo spazio. Mentre Stabia si accodo´, e´ il termine esatto, Torre Annunziata si rifiuto´. Oggi sembra aver cambiato idea. Ma e´, purtroppo, un dato di fatto, che i piani fantastici previsti per Castellammare, le centinaia di milioni, messi in programma per lo sviluppo del suo porto, sono scomparsi nel nulla. Chi gironzola per la zona portuale, spingendosi addirittura nella zona abitata retrostante, con tutte le sue miserie. se ne accorgera´, se vuole accorgersene. Invece di guadagnarci, Stabia ha perso anche il potere decisionale sul suo porto. Lo stato "in sospeso" del cantiere navale, ha ulteriormente incarognito il problema. Non ne parliamo dei diversi progetti di trasformazione, tipo "occhio del mare". Considerando alcuni tasselli, da immettere in un piano generale di sviluppo, ci sarebbero numerose alternative da esaminare e vagliare, tanto piu´ che anche il rammodernato ed ampliato porto di Salerno sembra volersi aggregare, magari soppesandole in vista di soluzioni alternative. Ma chi e´ disposto a farlo?"

Antonio Mascolo

 

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