Lettera alla redazione
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... come afferma un vecchio proverbio cinese.
Iniziamo col precisare un problema di fondo: l'architettura e´ fantasia, estrosita´, originalita´, l'arte del nuovo, dell'impossibile, mentre le scienze delle costruzioni edili sono matematica applicata, per ottenere soluzioni possibilmente paganti, staticamente sicure, sobrie, funzionali. dove l'estetica non e´ il parametro principale. La soluzione ideale e´, naturalmente, quella, dove questi due indirizzi si fondono in un armonico binomio.
Osservando la situazione attuale del centro antico stabiese, il layout tipico delle sue abitazioni, senza corridoi interni, concepite e costruite secondo principi validi centinaia di anni fa, quando funzionalita´, privacy ed igiene erano ancora tutti da sviluppare, la loro attuale situazione statica, con tanti edifici rafforzati da catene, le relative, in gran parte scomparse infrastrutture, le sue stradine anguste di accesso e comunicazione interne, la sua posizione incassata sotto i monti, che regalano ombra ed umidita´ anche quando se ne farebbe volentieri a meno, viene da chiedersi, cosa farne.
A parte i vincoli archeologici, che rendono intoccabili tante delle la´ esistenti costruzioni, si pensi solo alle chiese, nessuno, credo, propone di rifare tutta la zona di sana pianta. Una soluzione certamente infattibile, iniziando dai parametri economici, senza dimenticarci di quelli emotivi. Significherebbe cancellare, con un solo colpo di spugna, tutta quella che e´ la storia stabiese.
Ma ci sono, certamente, delle soluzioni intermedie, che permettono di sfoltire ed areare la zona, eliminando almeno quegli edifici ormai non piu´ recuperabili, escludendo il traffico motorizzato dalle stradine, dove gia´ le vecchie carrozzelle avevano difficolta´ a transitare, creando nuovi spazi aggregativi, creando le premesse per l'insediamento di vecchie e nuove attivita´ artigianali/commerciali, ridando ai vecchi ed ai nuovi abitanti di questa zona la possibilita´ di potersi guadagnare il pane quotidiano con attivita´ lecite e paganti.
All'epoca dell'amministrazione Vozza, la facolta´ di Architettura della Federico II ebbe l'incarico di studiare, vagliare i parametri abitativi-viari di questa zona, senza che, poi, i relativi risultati fossero resi noti. Nello stesso tempo, durante gli ultimi 30 anni, sono stati sponsorizzati concorsi, dati incarichi, con l'obbiettivo di rifare/rivalorizzare la zona portuale stabiese, LASCIANDO FUORI, per quanto mi risulta, il centro antico retrostante.
Allo stato attuale, non sembra esistere nessuna concreta iniziativa, che preveda una qualsiasi attivita´ costruttiva, ne´ nella zona portuale, ne´ in quella del centro antico. Entrambe degradano sempre di piu´, generano miseria e criminalita´, invece di rappresentare uno dei possibili volani di sviluppo per tutta la citta´ ed i suoi dintorni.
Ed ora ritorniamo ai concetti di base, osservando la piu´ ampia costruzione esistente nella zona e considerando i possibili usi della sua superficie. Mi riferisco agli ormai inutilizzati Magazzini Generali, i cui due complessi silo furono costruiti, l'uno durante il primo decennio ed il secondo durante il secondo decennio del secolo scorso. Se a qualcuno dovesse interessare almeno qualche particolare, potra´ reperirli in una monografia riguardante questo complesso, pubblicata sul sito di "liberoricercatore.it".
Da una proposta, risalente al 2002, si voleva abbattere tutte le costruzioni esistenti su questa area, sostituendole con un complesso il piu´ possibile pagante e funzionale, sfruttante pressocche´ tutti gli spazi edificabili risultanti, fino alla massima, possibile, attuale altezza, da utilizzare per ospitare, sul lato mare, IL MIGLIOR SITO COSTRUTTIVO STABIESE, E SOTTO TUTTI GLI ASPETTI, il maggior numero possibile di nuovi residenti, come fanno ormai, a centinaia di migliaia, su tante coste del Mediterraneo. Gente agiata, che non ha piu´ bisogno di posti di lavoro, ma che li crea, con la loro presenza ed i relativi fabbisogni. L'idea era quella di creare un incentivo, il tipico primo passo, affinche´ anche la piccola iniziativa privata trovasse poi uno sprone, per ritornare in quella zona, ormai definitivamente abbandonata all' inizio degli anni ottanta, tanto piu´ che l'utilizzo del lato "cieco" di questo edificio, sul lato via Bonito, per un autosilo multipiano, avrebbe cre
ate le premesse per pedonalizzare la zona retrostante, sulla falsariga di quella sorrentina.
Si trattava di una soluzione, dove la filosofia architettonica passava in secondo piano, considerata solo come funzione di abbellimento, per addolcire, mimetizzare l'impatto visivo di questa enorme costruzione. Era il prezzo da pagare, per poter ospitarvi da 500 fino a 1500 nuovi, facoltosi concittadini, insieme ad almeno 500 automezzi ed altrettante motorette, insieme alla filiale di una grande catena di distribuzione, a disposizione di tutta la zona. Un edificio, il cui impatto visivo non avrebbe superato quello degli edifici esistenti, grazie ai relativi accorgimenti. Anzi.
Anche i vari progetti presentati nell'ambito di un concorso architettonico sponsorizzato dal duo Bassolino/Vozza, nel 2006, prevedevano la totale scomparsa di questo complesso, ma sostituito da costruzioni tutte gravitanti sul porto, senza nessun connesso con la zona cittadina retrostante, addirittura senza cantiere navale, chiusa al resto degli "indigeni". Una soluzione che ricorda, fatalmente, quello che e´ accaduto con la MARINA DI STABIA, preclusa ai comuni mortali. Ancora interessante per architetti, ma senza le effettive, possibili ricadute per la citta´.
Naturalmente, per architetti capaci e fantasiosi, e´ ancora piu´ impegnativo ed interessante partire da un gia´ preesistente edificio da ritrasformare. Piu´ grande e la distanza tra il primitivo ed il futuro uso, e piu´ numerose sono le diverse soluzioni da inventare e applicare. Chi vuole farsi una idea, di cosa siano capaci gli architetti, puo´ cercare di visitare il CROWNE PLAZA a Pozzano, dove potra´ stabilire, cosa un estroso architetto sia stato capace di ricavare da un vecchio stabilimento per la produzione di calce e cementi.
Ed il prossimo edificio, dove dimostrare la propria bravura, sarebbe proprio quello dei Magazzini Generali, tanto piu´ che una simile soluzione e´ stata gia´ realizzata in un simile impianto nel porto di Marsiglia.
Se questa soluzione, dal punto di vista architettonico, puo´ essere certamente affascinante, non lo e´ affatto dal punto di vista della funzionalita´, limitata sia dai preesistenti silos; con un diametro unitario sui 5 metri; sia dal numero forzatamete limitato delle abitazioni ricavabili. Per non parlare delle zone parcheggio, qui del tutto impreviste. Le complessvamente possibili ricadute economiche, rispetto ad una soluzione principalmente funzionale, sarebbero solo una frazione di quelle ottenibili, se l'architettura assume solo una funzione secondaria. E QUESTA DOVREBBE ESSERE LA META, LO SCOPO DA RAGGIUNGERE.
E qui, per concludere, potremmo iniziare ad immettere questo primo tassello, REALIZZABILE E FINANZIABILE solo con capitali privati, in un quadro generale di sviluppo stabiese.
Utilizzando la ormai deserta banchina Marinella come spazio mercatale/fieristico, e, partendo dal CROWNE PLAZA, dai bagnanti a Pozzano, dai visitatori delle vecchie terme, da quelli dei chioschi dell'acqua della Madonna, dai Sorrentini che trasbordano alla stazione Circum delle Terme, dagli abitanti di questo nuovo complesso sostitutivo, dai visitatori della banchina Marinella, da tutti gli Stabiesi gravanti sulla linea costiera, sarebbe indispensabile e pagante, riattare la esistente traccia su ferro, fino a Torre Annunziata (con diramazione Pompei?), utilizzandola per vetture propulse con pile a combustibile (idrogeno), a zero
emissioni........
Antonio Mascolo
Numeri importanti per la nostra testata giornalistica.
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