Redazione
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Stabia: il bene piu´ prezioso

Lettera alla redazione.

tempo di lettura: 4 min
di Lettera alla redazione
20/03/2016 20:15:37

astellammare si e´ meritata la definizione citta´ delle acque, perche´ la natura ha creato uno sbarramento naturale, i Monti Lattari, che raccolgono le precipitazioni atmosferiche in un modo strategico, dove percolano nel sottosuolo, convogliandole poi su di una ristretta superficie, che corrisponde a quella del territorio stabiese.  

 

Specialmente le precipitazioni lente, ma continue, ne permettono una effettiva raccolta, rifornendo tutte le nostre falde idriche, sia quelle minerali che le potabili.

Ma le variazioni atmosferiche in corso mettono dei punti interrogativi su quello che potrebbe essere il loro futuro sviluppo. 

 

Ricordiamoci, che tutta l'acqua esistente sulla terra, 1,36 miliardi di chilometri cubi, e´, per il 97,2%, acqua salata. Senza citare la suddivisione di quella dissalata dai cicli atmosferici, contenuta nei ghiacciai, nelle falde idriche, nei laghi e nei fiumi, una minima parte di essa, pari a 0,0136 milioni di chilometri cubi, - lo 0,001 % del totale -, ERA contenuta nell'atmosfera. Sembra niente, ma e´ quest'acqua, che ha resa abitabile la Terra, su cui anche noi viviamo. 

 

La capacita´ dell'atmosfera di trattenere acqua allo stato gassoso, e´ una funzione esponenziale della sua temperatura: um metro cubo d'aria, a 20 gradi, diventa saturo,

quando la quota d'acqua in esso contenuta supera i 15 grammi. A 21 gradi, ne conserva gia´ 26. A 45 gradi, addirittura 66 grammi...

 

Con le variazioni di temperatura, la quota d'acqua superante il valore massimo di volta in volta possibile, si condensa in nuvole. Gli aerosoli, sempre piu´ presenti nell'atmosfera, ne creano nuclei di accumulo, da noi per lo piu´ goccie, che precipitano poi sotto forma di pioggia, quando ne hanno formate le necessarie dimensioni.

Il problema e´ che, con l'aumento della temperatura atmosferica, la quota idrica, presente allo stato gassoso, si e´ raddoppiata e viene, prima o poi, giu´. 

Sembra niente, tanto piu´ che la superficie terrestre e´ coperta gia´, per tre quarti, da superfici liquide (oceani), ma questa quota suppletiva, che precipita sulla terra ferma, con locali variazioni, rispetto al passato, crea sempre piu´ problemi.

La cosa s'incarognisce, perche´ queste precipitazioni non solo sono ridistribuite in un modo sempre piu´ erratico, ma anche nella loro intensita´.

 

Per la nostra posizione geografica, i climatologi prevedono una minore quota delle precipitazioni complessive, aggravata dal fatto, che le tipiche pioggerelle saranno intercalate da sempre piu´ frequenti acquazzoni....

In parole povere, sui Monti Lattari, nel futuro, piovera´ di meno, ed in una forma, che ridurra´ piu´ o meno notevomente la capacita´ del suolo di accoglierla, perche´, allo stato attuale, rifluira´ direttamente a mare, attraverso i vari canaloni, che intersecano questo complesso montano.     

A parte i problemi geologici-ambientali, che queste precipitazioni temporalesche causano, si corre il rischio, che sempre meno acqua piovana concorrera´ a rifornire le sottostanti falde idriche, perche´ il naturale tasso di percolazione non aumenta.

Stabia corre il rischio concreto di restare sempre piu´ a secco, e con lei i comuni dei

dintorni che, finora, approfittano di questa abbondanza.

Senza mangiare, si puo´ resistere per settimane ma, senz'acqua, si muore dopo un paio di giorni....

Altrove, penso all'Olanda, alla Germania, si corre, e gia´ da tempo, ai ripari, per premunirsi non solo contro le conseguenze delle li´ sempre piu´ erratiche precipitazioni, ma anche contro l'innalzamento dei livelli marini, mentre, a Stabia, continuiamo a dormire.                

Ogni tentativo di focalizzare l'attenzione dei cittadini e dei politici locali su questa spada di Damocle,- la piu´ letale che ci si possa immaginare -, indicando la ormai estrema ncessita´ di riattare tutta la superficie dei Monti Lattari anche dal punto di vista idrogeologico, cade regolarmente nel vuoto. Oltre a qualche palla di fumo, nessuno produce od intraprende niente di concreto.

E dire che, considerando anche le migliaia di persone senza lavoro, non dovrebbe essere impossibile progettare e realizzare tutta una serie di piccole dighe per una ritenuta temporanea nei diversi canaloni che intersecano speciamente il Faito, sul nostro versante, diluendo cosi´ nel tempo i tempi di scorrimento delle precipitazioni meteoriche, facilitandone la percolazione. Ci risparmieremmo non solo le conseguenze derivanti da queste masse liquide, ma avremmo anche la possibilita´ di continuare ad essere la citta´ delle acque. Allo stato attuale, non ne sarei tanto sicuro...

Antonio Mascolo

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