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Castellammare - Il nodo legalità: dalla sinistra l'appello a trasparenza e discontinuità

Dall’inchiesta sul clan D’Alessandro, emergono ombre su ambienti comunali e richieste di chiarezza politica. Sinistra Italiana e Ruotolo invocano un cambio di passo nella gestione pubblica.

tempo di lettura: 2 min
di Alessio Esposito
17/05/2025 12:23:02
Castellammare - Il nodo legalità: dalla sinistra l'appello a trasparenza e discontinuità

A Castellammare di Stabia, la legalità è tornata al centro del dibattito politico. A innescare il confronto è stata la nuova inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia che ha colpito il clan D’Alessandro, riportando l’attenzione su rapporti opachi e connivenze sospette nei meccanismi amministrativi. Ma se l’impatto giudiziario è netto, non meno rilevanti sono le ricadute politiche.

Dal campo della sinistra, in particolare, si leva un richiamo esplicito alla trasparenza, alla responsabilità politica e alla rottura con ogni forma di ambiguità. In un territorio che tre anni fa ha visto sciogliere il Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, l’eco del passato torna a farsi sentire anche oggi.

L’attuale amministrazione, espressione del centrosinistra, si trova così a fronteggiare la necessità di portare avanti il lavoro (che la classe dirigente politica ha promosso dal suo insediamento) per la discontinuità, soprattutto in seguito alle ipotesi - emerse nell’indagine - di collegamenti tra soggetti coinvolti e ambienti del Comune, comprese parentele di persone coinvolte nell'inchiesta con un membro dell’assise.

È in questo contesto che si inseriscono le parole del segretario regionale di Sinistra Italiana, Tonino Scala, e del consigliere comunale del PD, Sandro Ruotolo. Entrambi – in dichiarazioni già rese pubbliche – hanno sollecitato un’azione netta: un Comune che sia una “casa di vetro”, partiti che sappiano da che parte stare, rifiutando qualsiasi zona grigia nella costruzione del consenso.

Una città dove, avvertono, la camorra continua a esercitare influenza sociale ed economica, infiltrandosi nei gangli della vita collettiva attraverso professionisti, tecnici, insospettabili. Una città in cui ognuno è chiamato a fare la propria parte, rompendo silenzi e meccanismi di potere consolidati, anche quando si presentano sotto le forme apparentemente innocue di “civismo” o di strutture familiari molto radicate.

In vista della presentazione del lavoro dell’Osservatorio anticamorra stabiese - prevista per il 23 maggio, data simbolica dell’anniversario della strage di Capaci - i segnali lanciati dalla sinistra e dall'eroparlamentare dem appaiono come una chiamata alla responsabilità collettiva, destinata a interrogare l’intero quadro politico cittadino, a cominciare proprio da chi oggi governa.

Se, come affermato da Ruotolo, il clan D’Alessandro resta “il principale nemico della città”, e come indicato da Scala “la camorra si nutre di silenzi e complicità”, allora il nodo della trasparenza amministrativa e gestionale non può più essere rinviato. Né delegato. Né sottovalutato.

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