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Cultura & Spettacolo

Il martedì di Monte Coppola


.... ovvero Tamorriata a Monte Coppola

pavidas

Il nostro territorio è custode di tradizioni antiche, di cui la festa di Monte Coppola è un esempio di grande rilevanza.

La collina denominata monte Coppola (dalla omonima famiglia stabiese che era proprietaria del sito) si trova al confine tra i comuni di Castellammare di Stabia e Pimonte, ai piedi dei monti Faito e Pendolo, in prossimità dei boschi e della reggia borbonica di Quisisana.

Bisognerà dare uno sguardo allo sviluppo del territorio, fin dall’epoca romana, per farsi un’idea dell’importanza di questa festa.

Ai piedi dei monti Lattari, dalla definizione che ne diede lo studioso Galeno, sorgeva il porto e la città dell’antica Stabia fin da epoca greca.

Dopo la distruzione da parte di Silla nel I sec. a.C. la città si ridimensionò e divenne sede di numerose ville di otium della nobiltà romana.

Molta parte della popolazione sfuggita alla distruzione della città e alla seguente furia del Vesuvio, descritta da Plinio il Vecchio, si trasferì in luoghi più riparati, in collina, presso alcuni nuclei abitativi di antichi praedia, possedimenti, di famiglie romane:

ecco nascere le località Varano, Gragnano, Scanzano, Privati, Tralia, ecc., tutte gravitanti intorno al monte Coppola, noto, fin da allora, per le sue selve e i suoi boschi incantevoli e salutari.

In questo periodo maturò, presumibilmente, un forte culto verso la dea Diana, di cui devono far parte sia i reperti ritrovati, in località Pozzano, di un tempio dedicato alla dea dei boschi, che l’origine stessa della prima festa sul monte in questione.

Nel corso della storia si è realizzata la nascita di nuovi nuclei abitativi: da un lato, Castellammare di Stabia, nata dall’unione degli abitanti della marina discendenti da Varano (la cosiddetta seconda Stabia) e degli abitanti delle Fratte presso il “castello” discendenti da Scanzano, vicino monte Coppola.

Dall’altro lato,grazie all’estensione dei confini della repubblica marinara di Amalfi, si assistette alla costruzione del castello “apud montem”( Pimonte), che raccolse nelle sue vicinanze ( Belvedere – Piazza) le popolazioni discendenti da Tralia.

Ora, è seriamente ipotizzabile, che il ricordo delle proprie origini, conservato nelle tradizioni familiari, e nella trasmissione orale della storia locale, abbia portato i discendenti degli abitanti degli antichi borghi di Scanzano e Tralia, nelle popolazioni di Castellammare di Stabia e Pimonte, a ritornare periodicamente alla sacralità attribuita al monte.

Nel frattempo il cristianesimo si era imposto come unica religione ufficiale, inglobando e assorbendo antichi rituali e collocando i suoi santuari nei luoghi sacri pagani.

Infatti si registrò la nascita, dove era il tempio della dea Diana, della primitiva chiesa che diede origine all’attuale santuario dedicato alla figura femminile, non a caso, della Vergine di Pozzano.


Concludendo:

per la ricchezza delle risorse idriche e boschive di monte coppola e la vicinanza di alcuni templi a Pozzano e a Privati dedicati agli dei legati ai boschi e all’acqua si presume che monte Coppola sia stato il teatro di feste rituali di origini antichissime.

Tutto ciò è da confrontare con la concomitanza della festa di monte Coppola svoltasi fino agli anni ’80 nel martedì in albis con il cosiddetto “lunedì di Pozzano” dedicato alla veneratissima Madonna del latte, il cui culto si è sicuramente sovrapposto, nel tempo, a quello della dea Diana.

Per questi fattori ipotizziamo: che la festa di monte Coppola si sia svolta ininterrottamente da duemila anni fino ai giorni nostri; che rappresenti una continuità tra antichi culti pagani e moderni rituali tradizionali legati al cristianesimo; che sia prova e testimonianza della comune origine e dello sviluppo nella storia dei centri di Castellammare e Pimonte ( si pensa, a nostro parere, erroneamente, che Pimonte si sia sviluppata maggiormente dal castum amalfitano di Pino, mentre sarebbe Tralia il nucleo più antico).

La festa si sviluppava in due fasi, in un arco di tempo che va dal primo pomeriggio a notte inoltrata.

La prima fase era caratterizzata dal pic-nic che le famiglie stabiesi, pimontesi e gragnanesi andavano a fare in collina, anche per consumare definitivamente le provviste alimentari di Pasqua: i pimontesi si recavano in località Tuoro attraverso il passaggio Tralia-Cantero, mentre gli stabiesi si fermavano in località boschi di Quisisana.

La seconda fase era quella della festa vera e propria, dove ci si lanciava in antichi e frenetici balli sul tamburo fino a notte inoltrata.

A Quisisana si esprimevano i portatori della tradizione di Scanzano,Privati e Casasana; mentre sul Tuoro si poteva partecipare alla tammurriata tipica del territorio di Pimonte.

Verso sera, i più irriducibili ballatori e cantori pimontesi, si spostavano dal Tuoro a Quisisana unendosi agli stabiesi fino anche al mattino del mercoledì.

Tutto questo, fino agli anni ’80, quando, si sovrappose, al naturale assottigliamento delle presenze dato da fattori sociali ed economici di livello nazionale, una guerra tra clan malavitosi di stampo cammorristico di Scanzano e Pimonte, tra loro rivali che ha determinato una impossibilità di fare festa spontaneamente senza incorrere in episodi di disturbo dell’ordine pubblico.

Da pochi anni si registra, a seguito della fine delle faide, un timido ritorno nei luoghi della tradizione sia da parte stabiese che pimontese.


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martedì 17 luglio 2007 - | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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