Cinque anni dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, Castellammare di Stabia torna di nuovo sotto la lente del Ministero dell’Interno. L’arrivo della commissione d’accesso a Palazzo Farnese, ufficializzato nelle ultime ore, segna un passaggio delicatissimo per l’amministrazione guidata dal sindaco Luigi Vicinanza e riapre uno scenario che la città sperava di essersi lasciata definitivamente alle spalle. Non si tratta di un atto automatico né di una sentenza, ma il precedente del 2021 pesa come un macigno e rende il clima politico e istituzionale particolarmente teso. La decisione prefettizia matura in un contesto segnato dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che, negli ultimi mesi, hanno lambito direttamente il Consiglio comunale.
Tra le figure al centro dell'inchiesta c’è l'ex consigliere Gennaro Oscurato, finito sotto indagine per concorso esterno in associazione mafiosa. Un’accusa pesante, che Oscurato (ex consigliere, dimessosi a metà gennaio) ha respinto nel corso degli interrogatori davanti ai magistrati, ma che ha prodotto un terremoto politico culminato con le sue dimissioni dall’aula consiliare. Una scelta arrivata nel tentativo di alleggerire la pressione sull’amministrazione e di evitare ulteriori strascichi istituzionali, ma che non è bastata a fermare l’attenzione delle autorità. Parallelamente, un’altra figura della maggioranza, il consigliere Nino Di Maio, è stato lambito indirettamente nello stesso filone investigativo. Pur non risultando indagato, il fatto che un figlio e un nipote siano finiti nell’inchiesta antimafia ha acceso il dibattito politico e mediatico, alimentando interrogativi sull’opportunità della sua permanenza nel perimetro della maggioranza. Anche in questo caso, il sindaco Vicinanza ha scelto la linea della netta presa di distanza, escludendo Di Maio dagli equilibri politici dell’amministrazione. E nelle settimane seguenti, Di Maio si è dimesso.
È in questo quadro, già fragile, che si inserisce l’arrivo della commissione d’accesso, chiamata ora a verificare atti, procedure, rapporti e contesto complessivo dell’azione amministrativa. Un passaggio che riporta inevitabilmente alla memoria quanto accaduto nel 2021, quando arrivò la commissione e Castellammare di Stabia venne sciolta nel febbraio 2022 per infiltrazioni della criminalità organizzata e affidata ai commissari straordinari. Oggi, a distanza di un solo ciclo amministrativo, il rischio di ripiombare in quella stagione torna ad affacciarsi con forza. Il sindaco Vicinanza ha reagito rivendicando la correttezza del proprio operato e dichiarando piena fiducia nel lavoro degli ispettori ministeriali. Ma intanto il segretario regionale del Pd, Piero De Luca, sostiene che non esistano le condizioni politiche per continuare a sostenere l'amministrazione.
Tra le voci più critiche c’è quella di Sandro Ruotolo, che ha lasciato il consiglio comunale chiedendo un cambio radicale di passo e sostenendo che l’amministrazione Vicinanza non sia stata un argine sufficiente alla camorra. Intanto, nella maggioranza crescono i malumori e non si escludono ulteriori scossoni.
La città osserva, ancora una volta sospesa tra l’esigenza di continuità amministrativa e la necessità di una rottura netta con qualsiasi ombra di ambiguità. La commissione d’accesso avrà ora alcuni mesi per analizzare documenti, atti e contesto ambientale: solo al termine di questo lavoro si capirà se per Castellammare di Stabia il rischio di un nuovo scioglimento resterà un’ipotesi o diventerà una realtà concreta. Quel che è certo è che il ritorno dello Stato dentro il Comune, a soli cinque anni dall’ultimo commissariamento, rappresenta già di per sé un segnale forte. Un campanello d’allarme che riapre una ferita mai del tutto rimarginata e che rimette al centro una domanda cruciale: se la città sia davvero riuscita a voltare pagina o se, ancora una volta, si trovi a fare i conti con un passato che non passa.
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