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Castellammare - Due fabbricati sgomberati in via Napoli, pronte le ruspe. Abusi e demolizioni: le istituzioni facciano chiarezza

In via Schito una villetta sarà presto demolita. E poi c’è il tema Varano, su cui si dibatte da decenni. Il compito delle istituzioni ora più che mai consiste nel fare chiarezza e contribuire alla dignità degli individui, garantendo il rispetto delle regole ma al tempo stesso evitando di lasciare interi nuclei familiari per strada.

tempo di lettura: 3 min
di red
15/09/2021 14:05:06

Due manufatti abusivi sono oggetto di un’ordinanza di sgombero scattata poche ore fa in via Napoli. E intanto un fabbricato in via Schito dovrà essere demolito nei prossimi giorni, su disposizione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Il tema degli abbattimenti torna prepotentemente d’attualità a Castellammare di Stabia e in tutto il comprensorio. Ieri a Pimonte si è tenuto un confronto tra l’amministrazione comunale, le associazioni di categoria e la società civile per discutere sul tema dell’abusivismo edilizio, al fine di individuare un percorso virtuoso mirato a conciliare il rispetto delle normative vigenti con la garanzia di tutela dei diritti delle famiglie, che spesso finiscono per ritrovarsi senza un posto in cui vivere. La questione dell’abusivismo è finita anche al centro del dibattito politico a Gragnano, dove è in corso la tornata elettorale delle amministrative.

Il capogruppo regionale di Forza Italia Annarita Patriarca, che sostiene il candidato sindaco Paolo Cimmino, ha invocato in primavera lo stop alle ruspe fino al 31 dicembre su tutto il territorio regionale, dove sono programmati 70mila abbattimenti, al fine di preservare “la tenuta del tessuto sociale nella nostra Regione, in un contesto di crisi sanitaria ed economica gravissima”. Una valutazione che va incontro alle famiglie in difficoltà, anche se sul territorio persistono situazioni che vanno a minare lo sviluppo di intere aree dotate di un potenziale enorme per un rilancio in chiave turistica. Sulla collina di Varano, infatti, la speculazione edilizia degli anni ’80 ha frenato oltremodo lo sviluppo dell’enorme patrimonio archeologico degli scavi di Stabia, oppressi da uno scenario urbanistico tutt’altro che agevole per la presenza di svariati fabbricati su cui pende la spada di Damocle. L’impiego del georadar, più volte invocato, potrebbe consentire di verificare quali nuclei abitativi possono essere sanati e quali invece dovranno essere necessariamente abbattuti. Ma il compito delle istituzioni ora più che mai consiste nel fare chiarezza e contribuire alla dignità degli individui, garantendo il rispetto delle regole ma al tempo stesso evitando di lasciare interi nuclei familiari per strada.

“Per chi commette abusi di prima necessità non può esserci lo stesso trattamento di chi commette abusi per pura speculazione” è la linea che emerge da Pimonte. Un punto di vista che fa discutere, in quanto la materia normativa parla chiaro. Ed è esplicata in modo ancor più chiaro dalle numerose sentenze passate in giudicato, che impongono la demolizione di fabbricati abusivi mai abbattuti da oltre un decennio. Nel 2017 la Procura della Repubblica di Torre Annunziata aveva inoltrato agli uffici comunali di Castellammare di Stabia un elenco di fabbricati abusivi da demolire, all’esito di sentenze dello scorso decennio. E nell’ultimo triennio sono una decina i fabbricati abbattuti, in adempimento alla richiesta della Procura, con l’ausilio di Cassa Depositi e Prestiti. La prossima ad andare giù sarà la struttura di via Schito, che ospita tre nuclei familiari e una scuola privata in affitto. Zaino in spalla e pacchi pieni di oggetti, di memorie, di ricordi di una vita che viene giù, sbriciolata dalle ruspe.

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