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Napoli - Esonerato Garcia, torna in panchina Walter Mazzarri

Senza panchina da maggio 2022, il tecnico toscano sarà il traghettatore della squadra azzurra fino al termine della stagione

tempo di lettura: 4 min
di Giovanni Minieri
14/11/2023 19:04:14

Foto: Ssc Napoli

Finisce dopo pochi mesi l’avventura di Rudi Garcia alla guida del Napoli, con il tecnico francese che spreca l’occasione di rientrare nel calcio che conta dalla porta principale, dopo l’infelice esperienza in Arabia Saudita terminata con la risoluzione del contratto che lo legava all’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo. Ereditare la panchina di Luciano Spalletti, capace di riportare lo Scudetto all’ombra del Vesuvio dopo ben 33 anni con l’aggiunta della miglior stagione europea con l’approdo ai quarti di finale di Champions League, non sarebbe stato semplice neanche per allenatori più vincenti e decorati. Ripetersi dopo aver scritto la storia presenta il triplo delle difficoltà, come quando Rafa Benitez fallì sulla panchina dell’Inter per la lunga scia della sbornia post-Triplete di Josè Mourinho.
Tra Rudi Garcia e la piazza (compresa la stampa) partenopea non è mai scoccata la scintilla, con un empatia sempre più ai minimi termini dopo le ultime conferenze stampa. Impensabile ripetersi da schiacciasassi irresistibile, ma i risultati sono stati troppo altalenanti per poter aspirare ad un’ultima chance. 21 punti in 12 gare: distacco già in doppia cifra dall’Inter capolista, un gioco che non decolla, e l’insofferenza di tanti protagonisti sono stati la classica goccia che fa traboccare il vaso. Lo Stadio Maradona è passato da dodicesimo uomo in campo a fonte di pressione insostenibile: 2 soli successi contro Sassuolo e Udinese, con ben 2 pari e 3 sconfitte nelle ultime 5 gare interne tra campionato e Champions League. Il ko contro l’Empoli ha richiesto provvedimenti non più procrastinabili. Le colpe sono tutte di Rudi Garcia? Per buona parte sì, alla luce di ulteriori cambi cervellotici, della scelta di sacrificare gli elementi più tecnici (Zielinski e Kvaratskhelia) allontanando il super-prolifico Raspadori dalla porta (sacrificato dal 4-2-3-1) nel match da dentro o fuori per l’allenatore francese. Le onde alte della tempesta han finito per travolger l’ex tecnico della Roma, ma un dubbio resta: era effettivamente, per carattere e personalità, il profilo ideale per gestire la sindrome da pancia piena che sta colpendo alcuni atleti che oggettivamente non stanno mostrando la stessa intensità della scorsa stagione? O per allontanare (almeno momentaneamente) dalla testa di alcuni calciatori le proposte faraoniche di alte leghe extra-europee, i mancati rinnovi, e le volontà di monetizzare dopo la grande ribalta ottenuta grazie ad una cavalcata che ha inevitabilmente attirato avvoltoi di ogni tipo? Rudi Garcia paga per tutti, come vuole la legge più antica del mondo del calcio.

Le nubi, però, sono ben lontane dal diradarsi in casa partenopea. Se Antonio Conte (unico nome dal profilo altisonante) ha subito declinato gentilmente la proposta, pochi restano i nomi spendibili sulla bollente panchina della squadra campione d’Italia. A metà novembre non ci sono allenatori top senza contratto o in attesa di una chiamata importante, ma sfogliando la margherita restano pochissimi personaggi in cerca d’autore.

Nessun nome caldo su cui puntare per una programmazione a lungo termine, ma pochi traghettatori per prendere in mano il timone e condurre la barca lontano dalla tempesta. Prima Igor Tudor, un passato juventino da calciatore, e avventure in chiaroscuro dall’altra parte del rettangolo verde: due salvezze (da subentrante) all’Udinese, un’altra all’Hellas Verona (nono posto sostituendo Di Francesco) e nell’ultima stagione un terzo posto (con qualificazione ai preliminari di Champions League) con i colori del Marsiglia a distanza siderale da Psg e Lens sui primi due gradini del podio.

Interessante e suggestiva l’idea Fabio Cannavaro. Il difensore napoletano campione del mondo del 2006 avrebbe potuto fare uno step in più dopo i due titoli vinti in Cina con il Guangzhou Evergrande, e la prima sfortunata esperienza in Italia dello scorso campionato, dove non è riuscito a raddrizzare una situazione disastrosa a Benevento, con l’instabilità societaria a giocare un ruolo determinante fino alla retrocessione in C dei sanniti con Stellone ed Agostinelli come ulteriori vittime sacrificali sulla panchina giallorossa.

Infine Walter Mazzarri. Una minestra riscaldata dal sapore agrodolce. Quattro stagioni molto intense: dopo essere subentrato a Donadoni nell’ottobre 2009, grazie alla verve degli scugnizzi Hamsik-Lavezzi e Cavani riesce a riportare il Napoli in Champions League dopo ben 21 anni. Una squadra azzurra gagliarda e grintosa, lasciata non senza qualche polemica alla fine della stagione 2012/13, accettando la corte dell’Inter a scadenza di contratto. Non indimenticabile l’avventura in nerazzurro con un quinto posto e un esonero, poi la salvezza al Watford, e gli alti e bassi in quel di Torino. Il tecnico toscano è lontano dal calcio dal 2 maggio 2022, quando dopo aver preso il posto di Semplici è stato esonerato a Cagliari dopo aver perso 7 delle ultime 8 gare con gli isolani in piena zona retrocessione. Amante della difesa a 3, in una recente intervista ha dichiarato di aver studiato minuziosamente il Napoli di Spalletti.

Dopo interminabili riunioni, il presidente De Laurentiis ha scelto proprio la soluzione amarcord che porta a Walter Mazzarri: sarà lui il traghettatore giusto per questo Napoli? Lo scopriremo già dalla dura trasferta di Bergamo dopo la sosta per le Nazionali.

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