Paolino come il padre e come il padre del padre e come il padre del padre del padre allevava capre.
Aveva diciassette anni, occhi piccoli e curiosi, capelli spettinati, un nasino arricciato ed un grande cuore.
Viveva in un villaggio scavato nella montagna, piccolo ma ben noto per i formaggi di capra e per le grotte calcaree erose nei monti circostanti.
Paolino aveva una cultura tutta sua, in molti lo avrebbero definito autodidatta, ma lui preferiva definirsi un allievo del mondo e delle sue creature.
Paolino si dedicava ogni giorno, insieme alla cura delle capre, all' apprendimento di una nuova conoscenza. Imparava dalle piante, dal vento, dai laghi, dalle stelle e naturalmente dalle persone.
Ma Paolino non era mica un approfittatore; lui amava ricambiare i suoi precettori di vita; ed il modo migliore oltre all' amore e alla dedizione che donava ai suoi animali e all' ambiente, era farlo attraverso la diffusione degli insegnamenti appresi.
Paolino ascoltava e poi tramandava.
Suo padre spesso spiegava ai compaesani ed amici che Paolino era un ragazzo in gamba, caparbio e sveglio con una buona parlantina e sempre pieno di ottimi consigli da dare, e che se avesse fatto le scuole sarebbe potuto diventare uno rispettabile, ma purtroppo le capre non pascolavano da sole.
Il barbiere, il beccaio, la panettiera, il chierichetto annuivano complimentandosi con il padre Tommaso che nonostante la poca disponibilità economica, insieme a sua moglie Agnese, rinunciavano ad un tozzo di pane in più per comprare a Paolino, libri ed enciclopedie di decima mano, sulla bancarella della signorina Rosalia, che ogni domenica veniva montata in piazza dopo la messa, e che Paolino divorava più del pane, ogni sera prima di coricarsi.
Il piccolo villaggio in cui abitava Paolino era spesso frequentato da turisti che vi facevano visita per esplorare le intriganti grotte che solo fino ad un decennio prima erano ancora abitate da contadini ed allevatori e che ora venivano utilizzate per stagionare i deliziosi formaggi caprini.
Guide patentate e preparate erano propriamente adibite alle visite guidate delle grotte, eppure la maggior parte dei visitatori preferivano essere accompagnati da Paolino.
Si era talmente sparsa la voce sul conto di Paolino e dei suoi avvincenti racconti delle grotte che c'era gente che veniva appositamente per lui. Chi invece non lo conosceva, finiva col vedere per ben due volte le grotte; prima con le guide e poi con Paolino.
Quando i turisti soddisfatti volevano ricompensare Paolino, egli rispondeva che non poteva accettare denaro in cambio della conoscenza e che ciò che avrebbero potuto fare per ricambiare era tramandare quello che avevano appreso da lui, quando avrebbero fatto ritorno a casa, ma soprattutto raccontandogli qualcosa che non conosceva.
Se poi avessero proprio voluto spendere dei soldi avrebbero potuto comprare una forma di buon formaggio da suo padre, o un pezzo di caldo pane da Melina la panettiera, o un morbido taglio di carne da Felice il beccaio.
Tutti amavano Paolino; gli abitanti del villaggio e gli escursionisti; un po' meno le guide turistiche, poi un giorno arrivò un'autorità dalla Città, irrompendo bruscamente nel lento, quotidiano e regolare scorrimento della vita del villaggio. L'uomo basso e paffuto, toccandosi ripetutamente i folti baffi, presentandosi chiese ad un vigile di poter parlare col sindaco della comunità. Essendogli stato indicato il posto in cui recarsi per essere ricevuto dal sindaco, con passo trotterellante, si incamminò verso il Municipio.
Dopo convenevoli vari fra le due autorità civili, si giunse finalmente al nocciolo della questione; Paolino non era abilitato a far visitare le grotte e non poteva levare lavoro a chi lo era per diritto e veniva pagato per questo. Inutile fu l'attenta analisi economica del sindaco del villaggio sul cospicuo numero di visitatori che Paolino era in grado di muovere ed in torno al quale era cresciuta l'economia dell' intera comunità.
L'Autorità irremovibile, stringendo con vigore la gracile mano del sindaco, andò via augurandosi, che non gli sarebbe mai più giunto all' orecchio la notizia che Paolino continuava con le sue inappropriate guide.
La notizia si sparse celere fra la comunità, la quale la accolse con sdegno ed indignazione. Il giovane Paolino talentuoso per natura e sapiente grazie ad una vivace e curiosa fame di conoscenza, era, a parere di tutti i suoi compaesani, la migliore guida che un visitatore avrebbe potuto avere, non come le guide inviate dalla Città, che se ne stavano dinanzi alle grotte, tutte impettite nei loro giacchini blu, con un preordinato sorriso smagliante stampato sulla faccia, ed utili solo a dare, con un tono così fintamente raggiante, da risuonare piatto, una serie di informazioni nozionistiche, imparate a memoria da un manuale. Paolino invece sapeva catturare l' interesse altrui con avvincenti racconti, lui si, che faceva emozionare l'anima. Egli mentre mostrava le grotte, narrava ai suoi ascoltatori ciò che la sera prima le stelle gli avevano mostrato, o il lago il giorno precedente, o quella mattina stessa una delle sue capre, e dava consigli su come bisognava aprire il cuore per poter apprendere gli insegnamenti di chi non usava parole per trasmetterli. Paolino era convinto che la conoscenza del tutto era intorno a noi, che sarebbe bastato saper dove guardare ed ascoltare, affinché ognuno di noi potesse conoscere l' ignoto.
Il pomeriggio stesso, il sindaco convocò un consiglio cittadino, per discutere del problema, che aveva toccato non solo Paolino, ma l' intera comunità.
Tutti gli abitanti del villaggio trovavano ingiusta ed indecorosa la situazione, tuttavia il sindaco sebbene fosse d' accordo con loro era pur sempre tenuto a far rispettare la legge imposta da un' autorità superiore. Ognuno diceva la propria, tutti cercavano di giungere ad una soluzione. Gli animi erano fortemente animati, non meno dei toni.
Paolino invece se ne stava tutto rannicchiato ed ingobbito su una sedia in fondo alla sala dove si teneva la riunione, in silenzio ad osservare. Di fianco c'erano da un lato sua madre dall' altra suo padre che di tanto in tanto dicevano la propria, senza esagerare, poiché si sentivano parte in causa.
Dopo circa cinque ore di chiacchiericcio prevalse l' opinione che Paolino avrebbe dovuto prendere il brevetto da guida turistica affiche nessuno avrebbe più potuto impedirgli di portare a visitare le grotte ai turisti. La maggior parte dei discutenti si offrì anche di contribuire alle spese necessarie per la preparazione di Paolino; ma ecco che subito si palesò un secondo problema: per poter prendere il brevetto era necessario essere in possesso di una diploma di scuole superiori, ed il povero Paolino aveva frequentato solo le scuole dell' obbligo.
Dopo altre due ore di dibattito si convenne che sarebbe stato inutile far prendere a Paolino un diploma, poiché sarebbero trascorsi cinque anni e cinque anni erano troppi, e che quindi non c'era niente da fare; Paolino avrebbe dovuto smettere di fare le visite guidate.
Avviliti e delusi, tutti fecero ritorno alle proprie abitazioni, mentre il cielo imbruniva.
Col tempo, senza gli accattivanti racconti di Paolino, le grotte persero il loro incantato fascino e ritornarono ad essere semplici caverne scavate nella roccia, dove venivano conservati i formaggi da stagionare. Di conseguenza i turisti diminuirono notevolmente e gli affari in paese ne risentirono considerevolmente ed i genitori di Paolino non poterono più permettersi di comprare i libri per il figlio sulla bancarella della signorina Rosalia.
Purtroppo come il sindaco affranto e rassegnato rispondeva alle lamentele, la legge è sempre la legge.
Paolino, il brillante e promettente Paolino, ritornò ad osservare ed ascoltare i laghi, il vento e le stelle, pascolando con le sue capre, alle quali raccontò il suo nuovo apprendimento: non sempre ciò che è giusto è bene, non sempre ciò che è bene è giusto e giammai ciò che è giusto e ciò che è bene lo saranno in egual misura per tutti.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.
-
-
-
-
-
-