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Campania - Aggressione all’ecosistema marino, alla Campania la maglia nera per gli illeciti. E Legambiente traccia la strada per un futuro sostenibile

Goletta Verde in estate ha solcato i mari campani per sensibilizzare sui temi dell’eolico off-shore, tra i progetti l’istituzione di un’area marina protetta a "Torre La Punta". L'Italia, intanto, è in forte ritardo nel portare a termine i lavori per uscire dalla crisi ambientale

tempo di lettura: 10 min
di Gioacchino Roberto Di Maio
27/09/2022 19:22:01

L’ecosistema marino campano vittima di una autentica aggressione. Sono questi i dati emersi dal rapporto “Mare Monstrum” di Legambiente, frutto dei dati di forze dell’ordine e capitanerie di porto. Con 7.970 reati contestati nel 2021, quasi 21 illeciti al giorno, 17 per ogni chilometro di costa, alla Campania  spetta la maglia nera nazionale nella classifica delle violazioni delle leggi che tutelano mari e coste. Il male maggiore è rappresentato dall’abusivismo edilizio, tra ciclo illegale del cemento e occupazione illegittima delle spiagge: ben il 50% del totale degli illeciti accertati riguarda questo ambito, seguono l'illegalità connessa alla pesca di frodo (19%), alla gestione dei rifiuti (31%) e ai fenomeni d'inquinamento. Numeri eloquenti, amplificati dall'assenza di depuratori oppure da malfunzionamenti degli stessi. Tra illeciti penali e amministrativi accertati nel 2021, con danni agli ecosistemi, la Campania ha raggiunto la cifra di 2.502 violazioni, 1.026 sequestri e 1.758 persone denunciate e arrestate. «Come ogni anno, attraverso “Mare Monstrum”, accendiamo i riflettori sui principali fattori di pressione illegale sull'ecosistema marino del nostro Paese: dall'abusivismo edilizio al deficit di depurazione – afferma Francesca Ferro, direttrice Legambiente Campania –, sia quantitativo che qualitativo. Dagli sversamenti in mare di liquami inquinanti d'ogni tipo all'incubo, perché di questo si tratta, della pesca illegale. Vale la pena ricordare come solo grazie all'introduzione dei delitti contro l'ambiente nel Codice penale nel 2015 sia stato possibile sviluppare inchieste adeguate alla gravità dei reati e come, ancora, anche i delitti contro la fauna attendano di esservi inseriti. Solo rafforzando gli interventi normativi contro la pesca illegale e, parallelamente, potenziando le attività di controllo, si può fronteggiare l'assalto degli ecocriminali e dei predoni del mare. Ma, a fronte di chi puntualmente saccheggia, deturpa, inquina il nostro patrimonio marino e costiero, ci sono anche le storie di chi si impegna a tutelarne le straordinarie risorse e a valorizzarne le potenzialità per affrontare sfide che ci riguardano tutti come quella climatica, ad esempio attraverso la produzione di energia pulita, possibile anche con un eolico off-shore ben progettato e realizzato». Da segnalare, tra le inchieste giudiziarie, quella della Procura della Repubblica di Torre Annunziata contro un'associazione a delinquere specializzata nella cattura, illegale e devastante, del cosiddetto "dattero di mare". Sono state 21 le persone coinvolte tra Campania, Puglia, Liguria e Lombardia. Nell'inchiesta sono finite, con altre imputazioni, 82 persone tra titolari di ristoranti e singoli acquirenti. Una indagine analoga è stata portata avanti contro due bande organizzate di predatori di datteri di mare tra Napoli e Castellammare di Stabia, attive anche a Capri, Vico Equense e Punta Campanella. Con il rito abbreviato, per quello che è considerato il capo dell'organizzazione, la condanna è stata di 6 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione al termine di un processo che ha visto Legambiente costituirsi parte civile. E anche per porre l'accento su un necessario cambio di tendenza in estate ha preso il via la 36esima edizione di Goletta Verde, stavolta dedicata ai temi dell’eolico off-shore, della lotta alla crisi climatica e alle fonti fossili. Partner principali della campagna il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, ANEV, Novamont e Renexia, partner AIPE media partner La Nuova Ecologia. Centinaia le volontarie e i volontari in tutta Italia, impegnati in prima persona sui territori nel campionamento delle acque poi divenute oggetto di analisi microbiologiche. Una operazione di citizen science che ha toccato il Cilento il 9 e 10 luglio, in particolar modo “Torre la Punta”, una zona che si estende sulla costa del comune di Pollica, tra il bordo di Acciaroli e quello di Pioppi. Quest’area ricomprende uno specchio acqueo di oltre 1 milione di mq ricco di straordinaria biodiversità. Al suo interno sono presenti reperti archeologici di epoca greco-romana di cui, negli ultimi anni, se ne è scoperta l’esistenza. Da tempo, ormai, Legambiente Campania si pone l’obiettivo di sensibilizzare le amministrazioni nazionali e locali circa l’istituzione di un’Area Marina Protetta per “Torre La Punta”, al fine di tutelare gli ecosistemi, la biodiversità marina e valorizzare la piccola pesca artigianale. In questo contesto occorre puntare su un turismo responsabile, di qualità e attento all’ambiente, e sulla pesca sostenibile, che non impatti sugli habitat e le specie a rischio, che riduca il suo impatto sulle risorse e che operi nella legalità.  L’individuazione di un punto di protezione mediante l’istituzione dell’Area Marina Protetta “Torre La Punta” è una richiesta che necessita di particolare attenzione da parte degli enti e delle amministrazioni. Istituire tale area corrisponderebbe, non solo a rispettare la volontà delle amministrazioni locali coinvolte e delle comunità ad esse annesse, ma rappresenterebbe anche una svolta politica nelle scelte da attuare per tutte quelle aree che necessitano e meritano di essere valorizzate e, quindi, protette. L’AMP dovrebbe rappresentare un luogo di sperimentazione di tecniche innovative di pesca che, oltre a garantire la salvaguardia della fauna marina, possa garantire anche la qualità del pescato mediante una azione congiunta con i pescatori, vere e proprie sentinelle del mare. Le azioni da porre in essere sono molteplici e richiedono anche la costruzione di un modello di governance efficiente ed efficace. È quindi necessario aumentare il grado di condivisione e consapevolezza da parte di tutti i comuni costieri per poter ottenere una rapida adesione.
In tutto, sulla costa campana, sono 31 i punti di prelievo che le volontarie ed i volontari di Goletta Verde hanno monitorato anche quest’anno nella consueta attività di citizen science che l’associazione porta avanti da più di 30 anni. Ben 14 sono i punti che oltrepassano il limite di legge e 17 quelli che sono invece entro tale limite. Le analisi, eseguite da laboratori individuati sul territorio, mostrano dunque delle criticità in alcune delle foci campionate, criticità dovute alla presenza di batteri di origine fecale (enterococchi intestinali ed escherichia coli), considerati un marker specifico di inquinamento dovuto a scarsa o assente depurazione. Nel dettaglio, tra il 19 e il 30 giugno, 5 punti sono stati campionati nella provincia di Caserta, 8 punti nella provincia di Napoli, 14 punti nella provincia di Salerno e 4 punti nell’isola di Ischia. Il 51% dei punti è stato prelevato presso punti critici (foci e canali) e l’altro 49% in mare, determinando i seguenti risultati delle analisi microbiologiche: dei 16 punti prelevati in prossimità di foci e canali che potenzialmente apportano inquinamento per una scarsa o inefficiente depurazione, risultano oltre i limiti di legge ben 10 punti fortemente inquinati, 2 punti inquinati e 4 punti entro i limiti di legge; dei 15 punti, invece, che sono stati prelevati in mare in prossimità di criticità conosciute e costantemente monitorate dall’azione di goletta verde, 2 punti sono risultati inquinati e i restanti 13 entro i limiti di legge. Approfondendo i dati delle zone oltre i limiti di legge, si sono riscontrati 2 punti fortemente inquinati nella provincia di Caserta, che fanno riferimento alla foce del fiume Savone a Mondragone e del Regi Lagni a Castelvolturno, 2 punti fortemente inquinati nella provincia di Napoli, la foce del canale di Licola e la foce del fiume Sarno, mentre risultano 2 punti inquinati, il mare presso la foce del rivolo Neffola a Minori e la spiaggia fronte il rivo S. Marco a Castellammare di Stabia. Nella provincia di Salerno sono stati rilevati, invece, 6 punti fortemente inquinati: la foce del Regina Minor a Minori, la foce del fiume Irno sul lungomare di Salerno, la foce del fiume Picentino tra Salerno e Pontecagnano Faiano, la foce del torrente Asa a Pontecagnano/Faiano, la foce di un canale di scarico a Eboli e la foce presso il rio presso via Poseidonia 441, mentre 2 punti inquinati la foce del Tusciano a Pontecagnano/Battipaglia e la foce del fiume Solofrone a Capaccio/Agropoli. Il 64% dei punti oltre il limite di legge (9 su 14) ricadono in prossimità di foci che non vengono campionate dalle autorità competenti perché non ritenute balneabili, ma presso le quali si trovano spesso spiagge libere frequentate dai bagnanti ignari del potenziale pericolo. 
L’auspicio di Legambiente è di superare la situazione di criticità cronica del ciclo delle acque attraverso l’utilizzo sapiente e oculato dei fondi del Pnrr stanziati per la depurazione e per il sistema fognario che consentirebbe di avere finalmente un ciclo integrato delle acque moderno, efficiente e sostenibile. Prezioso, nell’ottica dei progetti di Legambiente, è il contributo del CONOU, Consorzio Nazionale Oli Usati, che ha rinnovato la sua storica partnership. Da 39 anni il Consorzio è protagonista dell’economia circolare italiana assicurando la raccolta e l’avvio al processo di rigenerazione degli oli lubrificanti usati in tutto il Paese. Grazie alla filiera del Consorzio questo rifiuto si trasforma in una preziosa risorsa tornando a nuova vita: oltre il 98% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti. Lo scorso anno il Consorzio ha recuperato in Campania 10.157 tonnellate di olio usato. In quasi 40 anni di attività, ha raccolto oltre 6.5 milioni di tonnellate di olio lubrificante che se fossero state disperse in acqua avrebbero inquinato una superfice pari a due volte il Mar Mediterraneo.
In tutta Italia il monitoraggio scientifico, quest’anno, ha interessato 18 regioni e 37 laghi italiani. Oltre 200 i volontari dell’associazione ambientalista che, dal 20 giugno all’1 agosto, hanno prelevato 387 campioni d’acqua, sottoposti poi ad analisi microbiologiche, di cui 124 risultati oltre i limiti di legge. Sorvegliati speciali, anche in questa stagione, foci di fiumi, canali e torrenti, i principali veicoli con cui l’inquinamento causato da cattiva depurazione o scarichi illegali arriva al mare e nei laghi: dei 188 punti critici di questa tipologia monitorati da Legambiente (sui 387 complessivi), ben il 55% (103) è risultato oltre i limiti di legge. Nei restanti 199 punti campionati a mare o nelle acque lacustri, invece, i valori rilevati hanno superato il limite di legge soltanto in 21 casi (l’11%).
Ancora una volta, dunque, a risultare maggiormente compromessi sono corsi d’acqua che subiscono la recezione di scarichi abusivi non collettati o non depurati, provenienti da impianti inadeguati o guasti, su cui bisogna investire risorse per risolvere l’annoso problema della depurazione in Italia. Sono infatti ancora quattro le procedure d’infrazione comunitarie attive, due delle quali già sfociate in condanna, assegnate dall’UE al nostro Paese per inadempienza alla Direttiva sulle acque reflue. L’Italia è in forte ritardo nel portare a termine i lavori necessari a uscire da questo disastro ambientale, con costi stimati in ulteriori 500 milioni di euro per il periodo di non conformità 2018-2024. Cifra stimata non dissimile dalla quota di finanziamenti introdotta con il PNRR che ammonta a 600 milioni di euro (2021-2026) per rendere più efficace la depurazione delle acque reflue scaricate nel mare e nelle acque interne. A livello europeo, intanto, si profila un aggiornamento della Direttiva sulle acque reflue, mai revisionata in 30 anni dalla sua introduzione, per affrontare le tematiche delle acque non trattate, delle sostanze pericolose e adattare le misure al cambiamento climatico. Una revisione necessaria, anche alla luce Green Deal europeo e del recente Piano d’Azione che prevede di “Azzerare l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo”. Il rischio, sottolinea però Legambiente, è che quando forse l’Italia sarà a norma con la depurazione, sarà già in ritardo con i nuovi obiettivi e parametri che nel frattempo verranno stabiliti dall’UE e costretta a inseguire, per l’ennesima volta, l’emergenza, con il pericolo di nuovi contenziosi a livello europeo. La strada è lunga, spetterà anche al nuovo Governo, appena eletto, dimostrare di poter imprimere una svolta alla Nazione sul piano ambientale ed ecosostenibile.

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