Non solo i rapporti politici e le candidature. Nel decreto di scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia, pubblicato nei giorni scorsi in Gazzetta Ufficiale, il secondo livello dell’analisi riguarda direttamente la macchina amministrativa. E il quadro tracciato dalla relazione prefettizia è altrettanto severo: «un apparato amministrativo debole, disorganizzato e privo di adeguati presidi di vigilanza», nel quale sarebbero emerse anche «frequentazioni con ambienti controindicati».
Il provvedimento concentra l’attenzione soprattutto sugli uffici tecnici e urbanistici, individuando una vera e propria «opacità relazionale» capace, secondo quanto riportato nel decreto, di creare «condizioni per pressioni non verificabili e per interferenze indirette sull'attività amministrativa».
È uno dei passaggi più delicati del documento, perché il problema non viene ricondotto soltanto alla presenza di singoli soggetti, ma al funzionamento complessivo degli uffici. La relazione evidenzia infatti «l'incapacità di frapporre tempestivi ed efficaci sbarramenti amministrativi nei confronti di tecnici, soliti frequentare uffici e accedere a informazioni improprie o non strettamente necessarie mediante le interlocuzioni informali con il personale comunale».
A questo si aggiungono, secondo la ricostruzione contenuta nel decreto, «la mancanza di un'ordinata circolazione degli atti» e una prassi particolarmente significativa: «la condivisione delle credenziali dirigenziali con collaboratori dell'ufficio». Una situazione che, per la commissione di accesso, «incide gravemente sulla riferibilità delle operazioni amministrative e determina un corto circuito nella ricostruzione delle responsabilità».
È proprio questo il punto sul quale il decreto sembra far scattare un campanello d’allarme ancora più forte. In un Comune già considerato esposto al rischio di condizionamento, le falle organizzative non vengono considerate una semplice inefficienza burocratica. «In un ente già esposto a rischio di condizionamento e in un territorio nel quale la pressione criminale si esercita anche attraverso mediazioni tecniche, professionali e imprenditoriali», si legge, «tali condizioni non costituiscono soltanto un serio deficit amministrativo, ma assumono immediata valenza antimafia».
Il documento torna quindi sulla possibilità che le debolezze della struttura amministrativa possano aver favorito interferenze e sviamenti dell’attività dell’ente. Il decreto parla di «gravi episodi di sviamento dell'attività di gestione», che sarebbero stati «agevolati non solo dalla mancata tracciabilità degli accessi agli uffici», ma anche dal disordine nella gestione documentale.
È un altro tassello della fotografia contenuta nel decreto: dopo la continuità politica e relazionale evidenziata nel primo stralcio, emerge ora la fragilità della struttura chiamata a tradurre le decisioni in atti amministrativi. Un sistema nel quale, secondo la relazione prefettizia, controlli insufficienti, rapporti informali, accessi non adeguatamente tracciati e disordine documentale avrebbero finito per creare spazi di vulnerabilità.
Il nuovo passaggio del provvedimento aggiunge così un elemento alla ricostruzione dello scioglimento: per il decreto, il problema non sarebbe stato soltanto chi governava Palazzo Farnese, ma anche quanto fosse solida e impermeabile la macchina amministrativa chiamata a sostenerne l’azione.
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