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Castellammare - Stop alle proroghe e via ai bandi per le concessioni demaniali nel 2023. Tremano i gestori dei lidi

La direttiva Bolkestein e una sentenza del Consiglio di Stato potrebbero rivoluzionare l’assetto della gestione dei lidi balneari. Il tema dei costi salati e le mire espansionistiche dell’imprenditoria straniera al centro del dibattito.

tempo di lettura: 2 min
di red
27/05/2022 11:18:51

Stop alle proroghe per le concessioni demaniali, dal 2024 nuove gare per la gestione dei lidi e degli stabilimenti balneari. La direttiva Bolkestein e la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso novembre hanno dissolto i dubbi rispetto al prossimo futuro delle concessioni balneari, che si accingono ad essere messe a bando ponendo fine alle proroghe che, di fatto, hanno generato la gestione “esclusiva” dei lidi da parte degli attuali gestori. “Tutto ciò ha causato un danno sia agli imprenditori, convinti che avrebbero potuto continuare ad essere proprietari dei lidi all’infinito, sia un danno ai fruitori che hanno pagato prezzi salati per l’accesso alle spiagge” sostiene Carmen Di Lauro, deputata del Movimento 5 Stelle. Ma sul tema dei prezzi salati non è così scontato che la Bolkestein sia risolutiva. I nuovi gestori, infatti, dovrebbero ammortizzare i costi per l’investimento che andranno ad effettuare. E l’unico modo per rientrare di tutte le spese consiste nel costo del ticket per l’ingresso e per i servizi destinati ai bagnanti, con un range temporale, di fatto, limitato a quattro mesi all’anno. Il principio della libera concorrenza, in ogni modo, costituisce un fattore chiave per l’avvio delle nuove gare, che non vanno giù agli attuali gestori, pronti ad una lunga battaglia legale per tenersi stretti i lidi e le concessioni. E poi c’è un altro elemento che sta scatenando polemiche a raffica anche tra le forze politiche: sono tanti infatti gli imprenditori stranieri pronti a fiondarsi sui lidi, soprattutto nella fascia costiera, fiutando l’affare per strappare le concessioni e spostare il proprio bacino di investimenti sul territorio italiano. La gestione “indigena” dei lidi, dunque, è fortemente a rischio. E l’ipotesi che un patrimonio tutto italiano finisca in mani straniere è piuttosto concreta. Il tutto mentre ormai manca un anno e mezzo alla scadenza delle concessioni. E “l’impero del mare” che da decenni è detenuto dagli attuali gestori si appresta ad essere spodestato.

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