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Castellammare - Il futuro della ferrovia e una mobilità ancora senza risposte

La frenata sul progetto di riconversione della tratta riapre il confronto tra favorevoli e contrari. Ma oltre allo scontro tra bus elettrici e ferrovia storica, resta irrisolto il grande tema delle infrastrutture e del traffico.

tempo di lettura: 2 min
21/05/2026 19:44:42
Castellammare - Il futuro della ferrovia e una mobilità ancora senza risposte

Il rischio, ora, è che alla fine vinca soltanto l’immobilismo. Perché mentre si discute se salvare la storica ferrovia Castellammare-Gragnano o trasformarla in un corridoio per bus elettrici, il territorio continua a fare i conti ogni giorno con traffico, collegamenti insufficienti e una mobilità sempre più fragile.

Il congelamento della conferenza di servizi sul progetto Brt segna senza dubbio una sospensione. Le proteste del comitato contrario alla dismissione della linea ferroviaria, la mozione presentata in Consiglio regionale e l’apertura al confronto annunciata dal vicepresidente della Regione Campania Mario Casillo hanno riaperto una partita che sembrava ormai indirizzata. E questo, per molti, rappresenta già un risultato.

Ma al di là della contrapposizione tra chi difende il ferro e chi sostiene la soluzione su gomma, emerge una domanda: quale strategia concreta esiste oggi per decongestionare davvero Castellammare e l’area dei Monti Lattari?

Negli ultimi anni il racconto attorno alla tratta è cambiato più volte. Prima il progetto del tram leggero, presentato quasi come una rivoluzione capace di collegare rapidamente il territorio e alleggerire il traffico. Poi il passaggio al Bus Rapid Transit, giustificato con la necessità di abbattere tempi e costi. Adesso, invece, il ritorno al centro del dibattito della tutela della ferrovia storica e dell’idea del “Treno dell’archeologia”.

Tre visioni diverse, un unico problema ancora irrisolto.

Perché nel frattempo le strade restano sature, i collegamenti pubblici insufficienti e la Circumvesuviana continua a non rappresentare una risposta adeguata per migliaia di pendolari, studenti e turisti. E il tema rischia di diventare ancora più delicato nei prossimi anni.

Castellammare vuole rilanciarsi come città turistica, culturale e balneare. Il recupero del waterfront, il litorale liberato e la prospettiva di spiagge sempre più vissute rappresentano opportunità enormi per il territorio. Ma una città che punta ad attrarre persone deve anche essere capace di accoglierle e farle muovere.

Ed è qui che emerge il vero nodo politico e infrastrutturale: non basta discutere di quale mezzo utilizzare se manca una visione complessiva sulla mobilità dell’intero comprensorio. Serve capire come collegare il mare, il centro, la collina, Gragnano, Pompei e Napoli. Serve una rete efficiente, sostenibile e realmente integrata.

Perché il rischio, altrimenti, è che ogni progetto finisca per trasformarsi solo nell’ennesimo scontro ideologico tra favorevoli e contrari. Mentre traffico, caos e carenza di infrastrutture continuano a crescere molto più velocemente delle soluzioni.

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