Un sogno che si realizza. Il giusto premio ricevuto per quattro stagioni vissute correndo a perdifiato nella zona nevralgica del campo. Allan non poteva immaginare un esordio migliore con la casacca verdeoro: cornice prestigiosa griffata Emirates Stadium, test di lusso contro l’Uruguay, ed ingresso in campo al minuto 59 in luogo di Renato Augusto per conquistarsi il posto fisso anche in Nazionale. Gara maschia e intensa come piace al mastino di Rio de Janeiro, risolta a poco meno di un quarto d’ora dalla fine grazie ad un calcio di rigore concesso per un intervento fuori tempo del “milanista” Laxalt su Danilo. Dal dischetto Neymar non persona, e negli spogliatoi è festa ricordando le tremende battaglie in Champions League nella doppia sfida tra Napoli e Psg concluse senza vincitori né vinti.
Un momento desiderato da troppo tempo, con Tite fin troppo insensibile davanti al livello di gioco altissimo mostrato dal mastino azzurro in costante evoluzione tecnico-tattica da quando è sbarcato all’ombra del Vesuvio nell’estate del 2015.
Carlo Ancelotti, in continuità con l’ottimo lavoro svolto da Maurizio Sarri, ha messo Allan al centro del progetto e non è un caso se il top-player verdeoro sia (in compagnia di Koulibaly e Zielinski) tra i pochissimi calciatori sempre scesi in campo in tutte le 16 gare disputate dagli azzurri tra campionato e Champions League. Un attestato di fiducia enorme, con le esigenze di turn-over che hanno soltanto sfiorato quei muscoli in perenne movimento che hanno reso offensivi elementi del calibro di Salah e Mbappe. Appena 3 i match da subentrante (Torino, Sassuolo ed Empoli in campionato), salendo sul secondo gradino del podio relativo agli stakanovisti con 1.317 minuti giocati dietro soltanto alla forza della natura Kalidou Koulibaly. Allan ha così descritto a fine gara la gioia per una serata da incorniciare, tra le più belle della sua carriera clacistica: “Esordire con la maglia del Brasile è senza alcun dubbio quel sogno di un bambino che poi si concretizza diventando realtà. Sono al settimo cielo. Pochi istanti prima di entrare ho rivissuto come in un film tutte le tappe superate fino ad arrivare in Nazionale. Ho cercato di dare il massimo, e spero che la mia prestazione abbia convinto il mister Tite. Indossare la maglia del Brasile impone grandi responsabilità, hai sempre l’obbligo di vincere”
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.