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Il mercato non conosce soste in quest’estate bollente che presto diverrà rovente, e Cristiano Giuntoli continua a lavorare sull’asse Napoli-Oporto per evitare pericolose imboscate. La storia insegna che il club del presidente Pinto da Costa è abituato a vendere i propri gioielli a prezzi altissimi in ogni sessione di mercato, per cui non deve sorprendere se la trattativa per il messicano Hector Herrera andasse per le lunghe. I lusitani, negli ultimi 10 anni, hanno realizzato ben 16 cessioni d’oro incassando l’astronomica cifra di 465 milioni. Solo nell’ultima stagione furono tanti i soldi freschi che viaggiarono sui binari che portavano da Oporto fino a Madrid. L’attaccante Jackson Martinez passò alla corte del Cholo Simeone per 37 mln, mentre poco più bassa (31 mln) fu la somma che, sull’altra sponda del Manzanares, dovette spendere il Real Madrid per accaparrarsi le prestazioni del terzino destro Danilo. A mille all’ora e da una corsia all’altra, stavolta è la Juventus di Allegri a staccare un assegno da 26 mln per il cursore mancino Alex Sandro.
Il Napoli apprezza moltissimo le caratteristiche di Hector Herrera per la sua capacità di riempire tante caselle nello scacchiere tattico di Maurizio Sarri ed è per questo che resta in cima alle preferenze della società partenopea. C’è già l’accordo con il ragazzo (e non è cosa da poco), mentre c’è ancora da limare qualcosina con il Porto che per ora non si smuove da una richiesta di 20 milioni più bonus. Anche e soprattutto in virtù di una clausola che prevede il riconoscimento ai messicani del Pachuca (ex club di Herrera), di un corrispettivo pari al 20% di una sua futura vendita. De Laurentiis al momento non molla di un centimetro dalle sue posizioni, salde su 15 milioni più variabili facilmente raggiungibili, per cui ballano ancora 5 milioni. Distanza importante ma non incolmabile, anche se c’è la pericolosa variabile Coppa America Centenario dove Herrera è già una delle stelle più brillanti, e che potrebbe dare il via a pericolose aste al rialzo con altri top-club che potrebbero inserirsi in una trattativa già ben avviata.
Il Messico esordisce nel torneo contro il temibile Uruguay di Cavani, ed a trionfare meritatamente è la nazionale Tricolor in cui Hector Herrera gioca una partita straordinaria, risultando tra i migliori in campo insieme al gran capitán Rafa Márquez. È soprannominato “el zorro”, la volpe, proprio per la sua immensa intelligenza tattica: un calciatore fondamentale, capace di svolgere le due fasi con grande dinamismo e concretezza. Instancabile recuperatore di palloni, buona tecnica, ottimi tempi di inserimento ed un insidioso tiro dalla distanza che può far male: l’uragano Herrera si è abbattuto sulla Celeste in maniera travolgente e devastante, senza che Tabarez riuscisse mai a trovare alcuna contromisura adeguata. Il Messico parte con un 3-5-2, con Herrera che va a far coppia con Guardado in mezzo campo, andando a sistemarsi nella zona di Arevalo Rios, portando pressing sistematico e chiudendo le linee di passaggio. Utilissimo il suo lavoro anche in fase di possesso palla, abbassandosi a ricevere palla per smistare poi in velocità o giocare di sponda premiando il taglio dei compagni.
Pronti via, ed un perentorio inserimento del “zorro” provoca l’autorete di Alvaro Pereira che porta il Messico in vantaggio. Su perfetto cross dalla sinistra di Guardado, il Chicharito Hernandez attacca lo spazio tra Giménez e Godín, senza però riuscire a toccare il pallone, che finisce nei radar di Herrera in inserimento. L’inzuccata vincente è anticipata però di un soffio dall’anticipo di Alvaro Pereira che mette alle spalle del proprio portiere Muslera. Pur essendo alto solo 178 cm, il centrocampista del Porto dimostra di avere spiccate doti aeree, e non a caso è entrato in 10 contrasti aerei vincendone 7. I recuperi palla sono il suo marchio di fabbrica: 8 palle recuperate di cui 3 hanno generato pericolose situazioni offensive e 20 duelli vinti su 25. Tuttavia Herrera non è solo corsa, ma anche tanta qualità. Ne sanno qualcosa Godin e Lodeiro, ai quali il messicano è andato via con una veronica in uno spazio strettissimo sulla trequarti, ma anche il suo perfetto score di 5 dribbling riusciti su 5 rivela che sa stare sul pezzo anche quando c’è da giocare di fioretto. Al 34’ la giocata più bella di tutta la partita. Herrara scarica di prima per il Chicharito che allunga sulla destra per Aquino: “el zorro” fiuta la possibilità di far male, vede lo svolgimento dell’azione e sul cross dalla destra ruba il tempo a Godín e Giménez impattando però male la sfera di testa. Nella ripresa, complice l’espulsione di Vecino che lascia l’Uruguay in 10, avanza leggermente la sua posizione andando quasi ad agire da trequartista per creare disturbo nella costruzione bassa dell’Uruguay ed allo stesso tempo essere di ulteriore raccordo con il Chicharito e Aquino. Prova poi in un paio di occasioni a creare pericoli dalla lunga distanza, senza però riuscire a trovare lo specchio della porta, ed all’82’ dà una gran palla in verticale per Hernandez sulla quale Muslera evita il peggio con un miracolo. In pieno recupero trova anche il tempo per mettere il punto esclamativo sul match, incornando un cross dalla sinistra di Raul Jimenez per fissare il risultato sul definitivo 3-1.
Stanotte si torna in campo per la 2° giornata del Gruppo C: la Tricolor affronta la Giamaica per proseguire il cammino a punteggio pieno, e Pinto da Costa già si frega le mani sapendo di poter realizzare l’ennesima plusvalenza al termine della rassegna continentale Conmebol.