A Milano, ancora una volta, il Napoli è inciampato, in casa di un Milan a più riprese ferito ma capace, grazie a Bonaventura, di strappare un punto che in questo momento è ossigeno puro. Ma non per il Napoli, che di questo punto a San Siro se ne fa invero ben poco. E i dubbi, asfissianti fino a pochi giorni fa, dopo la notte di San Siro si sono moltiplicati ancor di più. Occorre una svolta perché, è palese, così avanti non si può più andare. La fotografia della serata è al gol di Lozano, una gioia momentanea prima del pari rossonero: un gol accolto con cupezza dalla squadra, senza emozione, come se non fosse in quel momento una sorta di grido di liberazione. Niente di niente, indifferenza. E fa male, molto male.
Ora è necessaria, nel senso pieno, una svolta: perché una stagione così è già un naufragio, e rischia di peggiorare. E rischia di peggiorare già domani a Liverpool dove, parliamoci chiaro, il Napoli dovrà cercare di salvare il salvabile e poi giocarsi tutto all’ultima per passare il turno di Champions, al secondo posto dopo essere partiti più che bene staccando sia Liverpool sia Salisburgo. E poi, anche in quel caso, salvare il salvabile in campionato e provare il tutto per tutto in Serie A per il quarto posto, ultima chance valida per la Champions. Nonostante, però, una concorrenza più che mai agguerrita. Uno scenario tragico, desolante, inimmaginabile poco meno di un anno fa. Seppur il secondo posto della scorsa annata, in questo senso, sia stato ampiamente una denuncia di ciclo esaurito. E su cui ora, tristemente, nel peggiore dei modi come si dice, cala il sipario. Salvare il salvabile: cambiare guida tecnica è la soluzione? Potrebbe darsi ma occorre un segnale, in questo caso, differente.
L’unico che può dare questo tipo di segnale è Aurelio De Laurentiis, in querelle con la sua squadra, tra stipendi bloccati e richieste di danni. Il suo Napoli è, purtroppo, arrivato al punto di sutura: galleggiare, nel calcio di oggi, non è più possibile. Il Napoli è in equilibrio da anni e su una linea fragile e sottile è riuscito a costruire un ciclo che, è giunto sì al termine, e non è stato vincente, ma nel quale la squadra ha raggiunto il suo meglio. Poi nessuna crescita, né in termini economici, né sulle infrastrutture, né nella fidelizzazione mondiale e quindi nel brand. Un equilibrio che si è poi spezzato. Ora De Laurentiis ha due opzioni: scendere in campo, letteralmente, rilanciare il marchio, investire ancora di più, costruire strutture e rinforzare la società oppure abbandonare la barca e lasciare il Napoli, che ha già portato su grandi livelli, a chi ha le possibilità, la forza e la volontà di fare un ultimo, grande step, che è poi quello decisivo. Ed è quello che caratterizza oggigiorno il gap che intercorre tra gli azzurri e la nemica di sempre Juve. E, di conseguenza, tra gli azzurri e l’elite del calcio mondiale.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.