Foto: Ssc Napoli
Non è solo una questione di schemi, grinta o urla dalla panchina. Il calcio di Antonio Conte è una macchina perfetta che richiede ingranaggi sempre oliati, ma in questa stagione il Napoli si sta trovando a lottare contro un avversario più subdolo dei difensori avversari: l'infermeria. I numeri, freddi e spietati, raccontano una storia di sofferenza che va oltre il rettangolo verde.
Come se il quadro non fosse già critico, l'ultima sfida contro il Sassuolo ha lasciato in dote nuove cicatrici. Gli infortuni di Politano e Rrahmani (già fermo 8 volte in stagione) sono la classica goccia che fa traboccare il vaso. Conte si ritrova ora con gli uomini contati proprio nel momento più delicato dell'anno.
Il peso delle assenze
Vedere Romelu Lukaku saltare ben 28 partite (praticamente tutta la prima parte di stagione, out dall'amichevole contro l'Olympiakos datata 14 agosto) è una ferita aperta nel cuore dell'attacco azzurro. Il "Gigante" belga, fulcro del gioco contiano, è mancato quando c'era da fare a sportellate. Ma non è l’unico vuoto a pesare. L’assenza di De Bruyne (19 gare) ha tolto luce alla manovra, mentre il muro difensivo ha vacillato sotto i colpi della sfortuna: Meret (18) e Rrahmani (8) hanno lasciato voragini difficili da colmare, costringendo la squadra a continui equilibrismi.
Una trincea chiamata centrocampo
La mediana, motore instancabile del credo di Conte, ha pagato un dazio altissimo. Anguissa ha dovuto rinunciare a 15 battaglie, privando i compagni di quella fisicità necessaria per dominare il campo. Anche i "registi" del gruppo non sono stati risparmiati: dai 17 turni di Gilmour ai 6 di Lobotka, passando poi per i piccoli ma costanti stop di Spinazzola e Neres (entrambi a quota 5).
Oltre i numeri: l’anima del Napoli
Ogni partita saltata da questi "big" non è solo una statistica, ma un frammento di identità che viene meno. Per Conte, che fa della coesione e dell'intensità il suo mantra, gestire un'emorragia di talenti così vasta è una tra le sfide più grandi della carriera.
Una settimana da brividi
Il calendario non fa sconti. Il Napoli si affaccia a una settimana cruciale con una rosa ridotta all'osso: prima la trasferta europea a Copenaghen, dove ci si gioca il destino in Champions League, e poi l'altissima tensione dello Stadium contro la Juventus. Due sfide che valgono una stagione, da affrontare in trincea e con il fiato corto.
Il Napoli però non si arrende. Perché se è vero che le assenze pesano come macigni, è nel fango delle difficoltà che si tempra il carattere di una squadra che vuole tornare a sognare, nonostante tutto e tutti.
La soddisfazione del tecnico gialloblù: «Successo fondamentale in ottica salvezza, in un campionato equilibrato dove si può passare rapidamente dalle stelle alle stalle. La squadra ha mostrato coraggio, ora lavoriamo per recuperare qualche elemento.»