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Napoli - Dalle due sedi operative al cuore rivolto al sociale: il Club Anima Azzurra Bergamo rappresenta un modello di passione e solidarietà

Il presidente Enzo Celentano: «La beneficenza è un valore fondamentale: vogliamo offrire aiuti concreti per chi sta affrontando sfide complesse»

tempo di lettura: 11 min
di Giovanni Minieri
25/02/2026 16:45:24

A centinaia di chilometri da Napoli, il cuore azzurro continua a battere forte. Non è solo una questione di risultati o di classifica, ma di appartenenza, identità e condivisione. È questo lo spirito che anima il Club Napoli Anima Azzurra di Bergamo, una vera e propria casa per i tifosi partenopei che vivono lontano dalla propria terra ma non hanno mai smesso di sentirla addosso, ogni domenica, a ogni fischio d’inizio.

Poche ore dopo la sfida Atalanta-Napoli, una gara dal sapore particolare per chi vive a Bergamo ma porta Napoli nel cuore, abbiamo incontrato Enzo Celentano, presidente del club e punto di riferimento per la comunità azzurra del territorio. La “sua” partita non si è giocata solo sul campo, ma soprattutto nel suo locale, trasformato per l’occasione in un piccolo Maradona lontano dal Maradona. Tra tensione, entusiasmo e quel senso di famiglia che solo il calcio, quando diventa identità, sa creare.

Lontani da Napoli, ma mai davvero distanti: è questo il filo invisibile che lega i tanti sostenitori azzurri fuori regione. A Bergamo, come in tante altre città d’Italia e d’Europa, i club rappresentano molto più di un semplice punto di ritrovo. Sono spazi di incontro, di amicizia, di memoria e di orgoglio. Sono luoghi dove si parla la stessa lingua emotiva, dove ogni partita diventa un momento da condividere e dove, anche davanti a uno schermo, si vive tutto con la stessa intensità di chi è sugli spalti.

Con Enzo Celentano abbiamo ripercorso le emozioni legate alla sfida tra Atalanta e Napoli, tra l’accoglienza riservata ai tifosi e l’atmosfera speciale che si è creata durante la visione della gara. Ma il confronto è andato oltre il racconto della partita. Non sono mancati i commenti sui controversi episodi arbitrali che hanno caratterizzato l’incontro, un tema che continua ad accendere il dibattito tra tifosi e addetti ai lavori. Al centro della discussione anche il protocollo VAR, strumento nato per garantire maggiore equità ma che, tra interpretazioni e applicazioni, continua a far discutere e a dividere l’opinione pubblica.

Tra passione e attualità, lo sguardo del presidente si è poi spostato sul futuro del club e sulle nuove iniziative pensate per rafforzare il senso di comunità. La novità più importante è l’app ufficiale del Club Napoli Anima Azzurra Bergamo: uno strumento innovativo, pensato per avvicinare ancora di più i soci e tutti i tifosi, offrendo accesso a contenuti esclusivi, promozioni, e una serie di iniziative dedicate. Un passo in avanti verso una dimensione sempre più moderna e partecipativa, capace di unire tradizione e tecnologia senza perdere il calore umano che da sempre contraddistingue il club.

In questa intervista, Enzo Celentano racconta cosa significa mantenere viva la passione per il Napoli lontano da casa, trasformare un luogo in un punto di riferimento per un’intera comunità e continuare, giorno dopo giorno, a costruire legami attraverso il calcio. Perché essere tifosi del Napoli, ovunque ci si trovi, non è solo sostenere una squadra: è portarsi dentro un pezzo di città, di storia e di cuore.

Atalanta-Napoli è inevitabilmente la “tua” partita. Con il tuo Club, hai realizzato un’iniziativa davvero importante: offrire un piatto tipico della cucina partenopea, ai tifosi di fuori Bergamo che avrebbero visto la gara nel tuo locale. Un gesto simbolico e forte, dal momento che la squadra di Antonio Conte è stata ingiustamente costretta a giocare in quel di Bergamo con il settore ospiti vuoto.

"Come già fatto l'anno scorso, stiamo cercando di mantenere vivo l'entusiasmo, ma non è facile quando gli orari non ti aiutano. Quest'anno ci è toccato uno slot decisamente infelice: la mia speranza per il prossimo anno è che ci facciano giocare alle 20:45. Una bella serata di calcio permetterebbe di organizzare un’iniziativa di ancora maggior spessore.

Purtroppo si è aggiunto un labirinto di restrizioni che quest'anno è diventato davvero estenuante. È una situazione che penalizza tutti: dai tifosi che arrivano da Napoli a chi, come noi, vive al Nord e vuole sostenere i propri colori in santa pace. Non se ne può più, serve più respiro per chi vive di questa fede.

Non posso poi non toccare il tasto dolente degli arbitraggi. Nell'ultimo periodo abbiamo assistito a episodi che non penalizzano solo noi, ma è chiaro che a Napoli certe decisioni pesano il doppio. Nonostante una rosa decimata dagli infortuni, stavamo tenendo un ritmo incredibile, dimostrando una forza di volontà fuori dal comune, al netto di qualche fisiologico calo di tono.
Al di là delle difficoltà stavamo tenendo duro con orgoglio, ma quando ti scontri con certe ingiustizie sistematiche, tutto diventa maledettamente più difficile. Noi non molliamo, ma chiediamo rispetto per il cammino che questa squadra sta facendo."

C’è un tema che scotta: la gestione del VAR e degli arbitraggi. Molti tifosi azzurri avvertono una disparità di trattamento. Qual è il tuo pensiero?

"Guarda, la sensazione è quella dei 'due pesi e due misure'. Se gli errori colpissero tutti allo stesso modo, dalla prima all'ultima in classifica, potrei anche accettare la tesi dell'incompetenza o della mancanza di preparazione. Direi: 'Va bene, non sanno usare la tecnologia'. Ma quando gli episodi sembrano andare sistematicamente in una sola direzione, il dubbio che ci sia qualcosa sotto diventa inevitabile.

È brutto da dire, ma l’aria che si respira oggi mi ricorda tristemente il periodo di Moggi. Quell'epoca in cui si intuiva che esistesse un meccanismo sommerso, qualcosa di palese che però nessuno aveva il coraggio di denunciare. Quest'anno la situazione sembra essere tornata a quei livelli di evidenza.

Sembra quasi che ci sia la volontà di favorire club storicamente potenti ma oggi pesantemente indebitati, società che faticano persino a rispettare i parametri per l'iscrizione o il mercato. In questo scenario, l'arbitraggio diventa lo strumento per 'aggiustare' i conti in classifica e riportare i soliti nomi nelle posizioni che contano.

So bene cosa si dice in questi casi: che noi napoletani ci lamentiamo sempre, che vediamo complotti ovunque. Ma qui non si tratta di 'piangere', si tratta di guardare in faccia la realtà. È una questione di onestà intellettuale verso chi ama questo sport."


Confermato lo stop per l’arbitro Chiffi dopo gli errori di Bergamo: credi sia il modo giusto per dare un segnale forte?


“Guarda, la verità è che certi errori sono così palesi che si fa fatica persino a commentarli. A volte mi chiedo come si possa avere il coraggio di arrampicarsi sugli specchi per difendere l'indifendibile. Il calcio è fatto di momenti, ma quando l’evidenza viene negata, subentra l'amarezza. È una sensazione di impotenza che toglie sapore allo sport. Fermare un arbitro per un mese dopo un errore decisivo è un provvedimento di facciata, non serve a nulla e non restituisce i punti a chi li ha persi sul campo. Se vogliamo davvero rigore e attenzione, le sanzioni devono essere drastiche.

Io sarei per la linea dura: commetti un errore gravissimo? Ti fai cinque anni in Serie B. Solo toccando con mano la realtà delle categorie inferiori, e vedendo decurtati i compensi, si impara a dare il giusto peso a ogni fischio. Bisogna responsabilizzarli davvero, perché dietro una decisione sbagliata c’è il sacrificio di società, tifosi e intere città."

La prossima sfida ci porterà sul sempre ostico campo dell’Hellas Verona. Come si resetta, a tuo parere, dopo quanto accaduto alla New Balance Arena sotto tutti gli aspetti?

“Quest'anno la nostra forza è stata l’impermeabilità: siamo rimasti sordi alle polemiche, concentrandoci solo sul lavoro. Abbiamo visto il DS Manna esporsi chiaramente, dando voce anche alla frustrazione di noi tifosi, stanchi di subire certe situazioni. Tuttavia, come sottolinea Conte, non dobbiamo cadere nel tranello degli alibi. Dobbiamo guardare agli arbitri con distacco e analizzare con criticità i nostri errori. Se faremo il nostro dovere in campo fino all'ultimo minuto, i tifosi saranno orgogliosi. L'obiettivo è chiaro: difendere il posto tra le prime quattro. La Champions League è un traguardo che questa piazza merita e non possiamo permetterci di vederlo sfumare”.

Il Club Anima Azzurra sta crescendo velocemente. Non siete solo un punto di riferimento per i tifosi, ma una realtà con progetti ambiziosi. Quali sono le novità sul fronte organizzativo?

"Attraversiamo una fase di grande fermento e crescita costante. Un’evoluzione che oggi ci permette di vantarci di un primato importante: siamo l’unico Club Napoli che può contare su ben due sedi. Oltre allo storico punto di riferimento a Bergamo, il nostro cuore batte forte anche a Pedrengo, grazie alla preziosa partnership con il ristorante-pizzeria-friggitoria napoletana ‘Manuè’.

Più che una semplice sede, 'Manuè' è diventato il volano del nostro sviluppo. Grazie alla passione e all'accoglienza della sua gestione, il Club ha trovato una 'casa' autentica dove i sapori della nostra terra si fondono con il tifo più verace. Questo connubio tra gastronomia e appartenenza sta permettendo al Club di espandersi, accogliere nuovi soci e offrire un’esperienza di aggregazione unica in tutta la provincia.

Abbiamo inoltre lanciato il nostro store ufficiale direttamente sull’app: un vero negozio digitale dove è possibile acquistare tutto l'abbigliamento marchiato Anima Azzurra, curato nei minimi dettagli, dalle etichette al design. Ma il vero salto di qualità arriverà con l'apertura della Partita IVA come Associazione. Questo passo ci permetterà di accogliere ufficialmente gli sponsor e realizzare il nostro grande sogno: il pullman del Club. Non sarà solo il mezzo che porterà i nostri colori in giro. Abbiamo un progetto sociale ambizioso: quando il pullman non sarà utilizzato per le attività del club, diventerà uno strumento di solidarietà. Lo metteremo a disposizione — in uso gratuito — per viaggi culturali o religiosi dedicati agli anziani e per supportare le necessità delle persone con disabilità. Entrare con forza nel sociale è la nostra missione sin dal primo giorno."

Solidarietà che vi vede protagonisti anche con eventi di grande richiamo, giusto?

"Assolutamente. In questo periodo c’è un fermento incredibile dietro le quinte. Stiamo definendo collaborazioni e progetti davvero importanti che ci stanno assorbendo completamente, e onestamente non vedo l’ora di poter svelare tutte le novità: sono cose bellissime, nate da un lavoro di squadra intenso.

Ma c’è una cosa che mi sta particolarmente a cuore e che stiamo costruendo proprio qui, a Bergamo. Stiamo lavorando a un grande evento che unirà sport e spettacolo, ma voglio essere chiaro: non lo facciamo per le luci della ribalta. Il vero motore di tutto è la beneficenza.

Credo che la beneficenza sia un valore fondamentale, ma la verità è che il valore più grande sta nel trasformare un momento di gioia collettiva in un aiuto concreto per chi sta affrontando una sfida difficile”.

Essere tifosi del Napoli a Bergamo non è sempre facile. Come si costruisce il senso di appartenenza oggi?

"Il calcio moderno, purtroppo, tende a disperdere la passione. La nostra missione è 'fidelizzare' i soci, farli sentire parte di una famiglia unita, orgogliosa di portare in alto il nome del Napoli e della città di Napoli, anche e soprattutto in terra bergamasca. Vogliamo che il club sia un luogo d'incontro, non solo una sigla."

La vostra App ha però una particolarità unica: è aperta anche a chi non tifa Napoli, persino agli "antipatizzanti". È una provocazione?

"È una lezione di civiltà! Con una quota simbolica di 10 euro all'anno, chiunque può iscriversi. Ci sono i simpatizzanti, che portano positività, ma abbiamo aperto le porte anche agli 'antipatizzanti'. Perché? Perché vogliamo dimostrare che lo sport è, prima di tutto, ironia. Possono entrare nel nostro social interno e punzecchiarci: noi risponderemo con il sorriso. Siamo napoletani, l'autoironia è nel nostro DNA e vogliamo insegnare che il calcio deve unire, non dividere."

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