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Napoli - Già 10 positivi ai primi tamponi in Serie A: è realmente credibile la ripresa del campionato?


Conclusi basket e volley. Gastaldello lancia un grido d'allarme. All'estero stop per la Ligue 1, mentre i calciatori dell'Eibar non vogliono giocare

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   Foto da Web

Nulla di fatto. Non è servita una riunione di circa un’ora tra Figc e Comitato Tecnico Scientifico, per giungere a una decisione condivisa sulla ripartenza del calcio. Nonostante le pressioni della UEFA, al momento appare decisamente improbabile che il pallone possa riprendere a rotolare. L’inevitabile assenza del tifo (vero motore dello sport più seguito nel Belpaese) non può essere condizione sufficiente per ricominciare senza rischi per la salute di atleti e staff.
Paura e incertezza regnano sovrane. I tamponi, propedeutici al ritorno alle esercitazioni individuali, hanno dato subito esiti da non prendere assolutamente sottogamba. Se per il Napoli c’è stato qualche attimo di apprensione per problemi tecnici che hanno ritardato il risultato di Karnezis, non tutte le squadre della massima serie possono dormire sonni tranquilli. Se a Torino (sponda granata) il virus ha colpito un calciatore della prima squadra, ben diversa la situazione tra le fila di Sampdoria (3), e Fiorentina (6 egualmente divisi tra atleti e staff).

Complicato intravedere spiragli quando, a partire dalla prossima fase, si dovrà inevitabilmente passare agli allenamenti da contatto in gruppi più corposi. I punti di dissenso restano sostanzialmente due: il numeri di tamponi da effettuare in Lombardia (che continua a viaggiare ad una preoccupante media di oltre 600 nuovi contagi al giorno, e con ben 4 squadre in Serie A) e la gestione di un’eventuale calciatore in quarantena. La Bundesliga, nonostante 10 positivi tra Prima e Seconda Divisione, riaprirà i battenti a porte chiuse sabato 16 maggio, grazie ad un protocollo alquanto ambiguo che prevede l’isolamento del solo calciatore eventualmente positivo, con la macchina organizzativa pronta ad andare pericolosamente avanti. Si ignorerebbero infatti i contatti avuti dal calciatore, ma soprattutto una domanda sorgerebbe spontanea: cosa fare qualora un contagio avesse luogo nel corso del ritiro. Non lasciano adito a dubbi le parole rilasciate soltanto 1 giorno dal capitano del Brescia Daniele Gastaldello: “In altre zone d’Italia non si è visto per fortuna quanto successo in Lombardia. Se chiedessero a me di giocare, risponderei di no in maniera secca. E poi non ci sono i presupposti, non ci sentiamo sicuri. Se il prezzo della ripresa è farci male seriamente, io non ci sto”.
Intanto il quinto campionato più importante in Europa, la Ligue 1 francese, chiude anticipatamente assegnando il titolo di campione al PSG forte di un consistente vantaggio sul Marsiglia.


Tanto rumore ha fatto in Spagna il comunicato emesso dai calciatori dell’Eibar, squadra basca in piena lotta per la permanenza nella massima categoria. “Siamo privilegiati, ci piace allenarci e giocare, ma prima che calciatori siamo persone e come gran parte della società, siamo preoccupati per la situazione sanitaria. È vero che milioni di lavoratori sono tornati ai propri compiti, con molte meno attenzioni e molta meno assistenza rispetto a noi. Molti senza le garanzie minime. Non è giusto e lo sappiamo. La priorità deve essere la salute di tutti, ed è il momento che questo principio prevalga coi fatti, non solo con le parole. Solamente con questa chiara premessa, avrebbe senso tornare a giocare. Chiediamo garanzie, esigiamo responsabilità".
Fase di stallo anche in Premier League, dove molte società sarebbero poco propense a prendere una decisione ufficiale, lasciando piena libertà ai calciatori di prendere la miglior decisione possibile.

Gli altri sport di contatto più popolari in Italia si sono già espressi con largo anticipo: stop al volley senza assegnazione di titoli e con il blocco delle retrocessioni. Stesso discorso per il pallone a spicchi, con il presidente Fip Petrucci che si è espresso in questo modo. “Ha prevalso il buon senso, e di questo non posso che esserne contento. Tutte le componenti della pallacanestro hanno capito che le nostre indicazioni erano motivate ed inequivocabili. Il basket si ferma per la seria impossibilità di continuare: il nostro è uno sport di contatti e attualmente non ci sono le condizioni di sicurezza per giocatori, allenatori, staff, dirigenti, le loro famiglie e per il pubblico che rimane il patrimonio fondante della pallacanestro”.

Nonostante tutto, il calcio prova invece ad andare avanti. È davvero così indispensabile, in un momento dove circola addirittura con insistenza la voce di poter disputare le restanti partite al centro-sud per l’irresponsabilità di  3 regioni che aprono tutto (o quasi) pur contando da sole la metà dei nuovi contagi in Italia dopo 2 settimane di lockdown, e ben 10 società sulle 20 totali in Serie A. Sarebbe uno schiaffo ai cittadini ligi al dovere, impossibilitati (giustamente) a spostarsi da regione a regione senza valido motivo.



Napoli - Già 10 positivi ai primi tamponi in Serie A: è realmente credibile la ripresa del campionato?

venerdì 8 maggio 2020 - 18:43 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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