E' terminato ieri pomeriggio il silenzio stampa. Infatti, il presidente Aurelio De Laurentiis è tornato a parlare dopo parecchi mesi e, come era immaginabile, è stato un fiume in piena. Tanti gli argomenti di cui si è parlato con la consueta schiettezza: il rapporto con Gattuso, la Superlega, la crisi economica per il Covid, l'arrivo di Spalletti, i Mondiali in Qatar e per finire il calciomercato del club azzurro, parlando anche del futuro di Capitan Insigne che sembra essere in bilico.
«Il covid ci ha colti impreparati già lo scorso anno, non abbiamo potuto programmare la stagione appena chiusa. Ognuno ha pensato a sé. A breve sapremo i nuovi calendari, ma vorrei chiedere a Draghi: perché non interessarsi al calcio e spostare il nuovo inizio a quando avremo una serenità vaccinale allargata così potremo avere tifosi allo stadio? A causa del Covid-19, il calcio italiano ha perso 1 miliardo e mezzo, ma il governo italiano non ci ha aiutato». Esordisce così De Laurentiis, facendo un appello al Premier Draghi.
IL BIENNIO FUORI DALLA CHAMPIONS
«Se rompi qualcosa, i cocci si vedono sempre. È stato un anno e mezzo improprio tra covid e stadi vuoti, addirittura le voci degli allenatori sono diventate protagoniste. È stato un campionato falsato per tutti: la dietrologia può farci avere cattivi pensieri ma io non ne faccio. Napoli-Verona? È stata una gran delusione, sono andato negli spogliatoi all'intervallo e quel gol segnato poi mi ha quasi rilassato. Non mi ha fatto piacere il pareggio. Il campionato è stato complesso, nervoso nel finale, già durante l’anno avremmo meritato qualcosa in più. Davamo per scontato l’accesso alla Champions, avevamo preparato un ringraziamento per Gattuso, ma non lo abbiamo più pubblicato visto il pareggio. In Tv mi hanno attaccato per il tweet di saluti a Rino, ma avevamo già scelto di cambiare allenatore. Era stato preso per tamponare l’uscita di Ancelotti, anche avesse vinto il campionato la sua esperienza a Napoli era conclusa. Mendes è un amico, abbiamo parlato a lungo anche di rinnovo contrattuale ma non è mai stato trovato l’accordo».
«Il problema non è non essere andati in Champions, ma che il club è arrivato a un monte ingaggi altissimo, che va assolutamente rivisto. In questo mercato sono tutti molto afflitti da aver perso tanti soldi. Io non ho mai dovuto bussare alla porta di qualcuno, sono sempre stato preciso nei pagamenti. Non c'è un ridimensionamento, ma una presa di coscienza: il budget va rivisto, altrimenti facciamo fallire il Napoli. Forse non basterà vendere un giocatore, ma bisognerà vendere quei giocatori che nella loro parte salariale non possono essere ora sostenuti dal Napoli. L’errore è farsi prendere dall’entusiasmo, forse due acquisti non avrei dovuto farli, forse alcuni spostamenti non andavano fatti. Avrei dovuto congelare tutto, ma da ottimista quale sono ho investito troppi soldi».
«Il silenzio stampa? Dopo la sconfitta a Verona, visto che Gattuso non era in una forma perfetta, ho evitato che si potesse speculare sul Napoli e sui tifosi. Io non ho mai voluto esonerare Gattuso, ma mi sono preoccupato per le sue condizioni. Ho sentito immediatamente Spalletti per avere la sua disponibilità anche in corsa, ma poi non ce n’è stato bisogno e non ho più chiamato nessuno. Con Benitez ci sentiamo spesso, è rimasta sintonia tra noi. Scuse dopo Napoli-Verona? Con i tifosi mi posso scusare solo io, non i calciatori. I tifosi hanno sempre ragione, non hanno interesse al resto, vogliono vincere e basta. E io li capisco.
LA SUPERLEGA E IL PROSSIMO MONDIALE IN QATAR
«Florentino non mi ha mai contattato e io non sono mai stato a favore della Superlega. Ne faccio una questione economica anche io come loro, ma un Super Torneo a 12 non risolve i problemi del calcio. Servirebbe capire che alcune cose, come l’Europa League, non aiutano. Ma la Superlega è una grande cretinata. Da anni chiedo la creazione di una competizione europea più equilibrata, con i cinque campionati europei più importanti che meriterebbero un torneo a parte, con possibilità di partecipare per tutte le squadre di quei campionati. E poi gli altri campionati faranno un altro torneo. All’Eca ho detto tante volte che i conti non tornavano: io sono passato dal fare la Champions con Mazzarri e 30 mln di tetto ingaggi fino all'Europa League con 150 mln di ingaggi. Come finirà? Dovrebbe prevalere il buon senso, speriamo che tutti gli attori del sistema si mettano a un tavolo per scegliere la strada migliore. È difficile che il Crotone batta la Juventus, ma c’è democraticità.».
«Il Mondiale del 2022 in inverno è un'altra cazzata del secolo. Infantino è bravo, ma lì ci sono degli interessi nati tempo fa, quando il Covid non c’era. Perché noi dovremmo dare i calciatori alle nazionali? Ce li pagano quanto devono? E se si fanno male? Di questo non parla mai nessuno. Addirittura quest’anno li volevano alle Olimpiadi e io passo per il cattivo che nega a Fabian Ruiz di andare a Tokyo».
L'ARRIVO DI SPALLETTI E IL CALCIOMERCATO AZZURRO
«Spalletti ha sempre avuto la mia stima, prima che tornasse alla Roma dallo Zenit mi venne a trovare a Roma e noi virammo su un altro allenatore. Lo trovo giusto per il Napoli. Sa allenare molto bene. Quando lo abbiamo affrontato, non è mai stato facile e ha saputo gestire anche situazioni complicate sia alla Roma che all'Inter. Se l’è cavata molto bene».
«Parlerò coi giocatori quando ci incontreremo a Dimaro o a Castel di Sangro, con chi ci sarà. Con Spalletti ci incontreremo e decideremo cosa fare sul mercato: quando sapremo cosa fare, capiremo se il mercato ce lo permetterà. Rinunciare proposte indecenti? Magari ci fossero, il punto è che non ci sarà. Nessuno è incedibile con un'offerta appropriata. Con Insigne non ci siamo mai visti. C'era il campionato da finire, poi la nazionale, non volevamo complicare la situazione. Quando finiranno gli Europei ci si siede, ci si parla e sarà quel che sarà».
LA SITUAZIONE DELLA SALERNITANA
«E' difficile dare un giudizio su tale situazione, credo che ci siano delle interpretazioni sportive e giuridiche errate. Se io so di non poter avere due squadre in Serie A, devo essere già pronto a cedere eventualmente. La stessa cosa che capiterà al Bari di mio figlio. Fino ad oggi non c’è una giurisprudenza consolidata, per il quieto vivere del calcio ci si dovrebbe sedere a un tavolo con calma. Ma forse andava fatto molto prima».
IL NUOVO MARCHIO
«La nuova maglia? Ho visto i dati di vendita in America ed erano bassissimi. Ho pensato così di creare un nostro marchio e mi hanno detto che sono un pazzo. Ho voluto metterci la faccia, ieri sono stato tutto il giorno a lavorarci, ad un certo punto servono delle svolte. Abbiamo iniziato una nuova realtà, altrimenti tutto diventa stantio. Faremo una conferenza stampa con Emporio Armani quando avremo del materiale concreto. Siamo in grande ritardo, le presenteremo probabilmente solo a Castel di Sangro».