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Napoli - Daniele Daino a Passione Azzurra: «Gattuso è tra i migliori 3 allenatori in Italia»


«Il calcio è cambiato. Oggi i calciatori devono avere tecnica, intensità e rapidità per contrastare i fraseggi a grande velocità»

pavidas
   Foto da Web

In occasione della prima puntata di “Passione Azzurra”, nuovo format televisivo di StabiaChannel, è intervenuto Daniele Daino, doppio ex della sfida tra Napoli e Milan che si disputerà domenica sera al San Paolo. Il terzino destro ha vestito la maglia azzurra in Serie B nella stagione 1998/99, risultando il calciatore con più presenze collezionando ben 35 gettoni. Con i colori rossoneri ben 3 campionati in massima serie. Tanti gli aneddoti rivelati, dall’amicizia con Gattuso nata ai tempi dell’Under 21, fino all’evoluzione del calcio con le caratteristiche fondamentali che gli atleti devono avere per restare al passo dello sport più bello del mondo.

NAPOLI È SPECIALE. “Parlare della mia esperienza a Napoli è sempre qualcosa di speciale per quello che ho vissuto e dato con la maglia azzurra. Ero giovanissimo, tanto che compii 19 anni proprio durante la stagione trascorsa all’ombra del Vesuvio. Tuttavia, nonostante la giovane età, arrivavo dopo un campionato da protagonista al Milan guidato da Fabio Capello, in cui avevo giocato con continuità per tutto il girone di ritorno. Avrei potuto giocarmi le mie carte anche in maglia rossonera, ma la proposta del Napoli mi affascinò fin dal primo istante: poi Braida trovò l’accordo con Juliano e Ferlaino, con l’accordo che si chiuse in pochissimo tempo. Non nascondo che all’epoca avevo sul tavolo le offerte di almeno 6/7 squadre di Serie A, ma anche a costo di scendere di categoria, scelsi Napoli per il prestigio e l’importanza di una piazza storica”.

GATTUSO TRA I 3 MIGLIORI ALLENATORI ITALIANI. “Ho il numero di Gattuso, per cui anche in questo periodo lo sento molto spesso. Quando seguo le partite del Napoli non lo disturbo molto, ma di tanto in tanto qualche messaggio glielo scrivo! Abbiamo un rapporto bellissimo, avendo condiviso un’annata fantastica con la nazionale U21, salendo sul tetto d’Europa nel 2000 con Tardelli. Eravamo un gruppo fantastico: oltre a me e Gattuso, c’erano calciatori come Pirlo, Cristiano Zanetti, Ventola, Abbiati, De Sanctis e tanti altri che da lì in avanti avrebbero fatto una grande carriera. Le mie origini sono siciliane, per cui ho una mentalità simile a quella di Gattuso sotto il profilo professionale ed umano. Condivido i suoi valori, che lo portano a mettersi a disposizione di tutti, sacrificando talvolta parte del suo ingaggio per aiutare le persone in difficoltà. Questa è una caratteristica che ammiro molto in Gennaro, e che lo ha contraddistinto sia da calciatore che da tecnico. Ritengo Gattuso tra i 3 tecnici più bravi e preparati in Italia, ed è cresciuto tantissimo da quando è andato via dal Milan. In rossonero aveva lasciato subito intravedere la propria capacità di motivare il gruppo, ma era forse ancora un po’ acerbo dal punto di vista tattico. In breve tempo ha poi compiuto passi da gigante, particolarmente da quando siede sulla panchina del Napoli. È molto bravo a leggere le partite, cambia anche gli assetti tattici se necessario, ed è realmente sulla strada giusta per diventare un allenatore top”.

NAPOLI TRIONFO DELLA COLLETTIVITÀ. “Se dovessi dare una percentuale, Gattuso ha il 200% per ciò che concerne la crescita esponenziale di tanti calciatori in maglia azzurra. Quando un allenatore riesce a dare delle regole, fissando un obiettivo inseguito da tutti all’unisono, si crea un collettivo che fa la differenza. Quando vedo giocare il Napoli, al di là delle qualità indiscutibili di interpreti fenomenale come Insigne o Mertens, noto subito come non ci sia alcuna forma di individualismo. Esistono molti calciatori che vivono del proprio “io”, invece nel Napoli c’è un evidentissimo “noi” che si nota quando la squadra è in possesso palla, ma soprattutto quando deve recuperarla. La rinascita di Insigne si vede dai movimenti che fa quando la sfera è tra i piedi degli avversari: pressing difensivo, tanto sacrificio, ed è un risultato importante ottenuto sotto la sapiente guida di Gattuso. È un Napoli che attacca con tanti uomini e si difende da squadra. Il grande collettivo rende i partenopei una squadra difficilissima da affrontare, che grazie alle sue qualità può giocarsela a viso aperto con qualsiasi avversario, cercando di mettere finalmente in bacheca il trofeo più prestigioso”.   

AZZURRI IN CORSA PER IL TITOLO. “L’unità di intenti è tra le componenti basilari del gioco del calcio. Se non c’è l’ambiente giusto, e se le energie non vanno verso un’unica direzione, con il tempo si paga inevitabilmente dazio. Analizzando il Napoli nella sua totalità, partendo dal presidente De Laurentiis fino ad arrivare a Gattuso ed a tutto il gruppo, vedo una squadra motivata per fare una grande stagione. Credo che quest’anno gli azzurri possano seriamente lottare per lo Scudetto, anche perché sono cambiati gli equilibri del campionato e non c’è più una Juve così dominante come nelle ultime stagioni. Ora c’è margine e spazio per qualcosa di diverso, ed il Napoli è pienamente in corsa così come l’Inter che dispone di una rosa formidabile, la Roma di Fonseca, senza dimenticare una squadra come il Sassuolo. Sono molto amico di De Zerbi, abbiamo giocato 5 insieme nel settore giovanile: seguo il sodalizio nerazzurro da circa 3 anni facendo spesso relazioni che il mister apprezza molto. Chissà, magari un giorno io e Roberto potremo formare nuovamente quella coppia di fratelli cresciuta nel Milan”.

NAPOLI-MILAN MATCH EQUILIBRATO. "Mi aspetto una partita tra Napoli e Milan molto equilibrata per i valori che stanno esprimendo entrambe le squadre. Sono due squadre che si assomigliano proprio per aver ritrovato quel concetto di collettività e unità di intenti, indispensabile per raggiungere risultati importanti.


Pioli sta facendo un grande lavoro, ma grande merito va dato anche a Ibrahimovic che è stato in grado di trasmettere immediatamente a tutti i compagni la sua mentalità vincente. Non a caso il Milan dal periodo post-lockdown ha letteralmente cambiato marcia: gioca tutte le partite per vincere, e ci arriva sia attraverso le giocate di un fuoriclasse senza età che grazie alla forza di un gruppo solido. Sarà una partita sul filo dell’equilibrio che potrà essere risolta da qualche errore individuale. Sia il Napoli che il Milan sono squadre ben attrezzate e organizzate, per cui chi sarà bravo a sfruttare eventuali errori individuali porterà a casa l’intera posta in palio".

ETÀ SBAGLIATA PER ESPERIENZA IN INGHILTERRA. “In Premier League arrivavo sempre in prestito dal Milan, perché i rossoneri mi spedivano sempre altrove a giocare: Napoli, Derby County, Perugia nell’anno in cui togliemmo lo Scudetto alla Juventus nell’ultima giornata. In Umbria stavo disputando una stagione molto importante, ma purtroppo un grave infortunio al ginocchio, ha secondo me compromesso una carriera destinata a raggiungere altissimi livelli. Quando arrivò l’offerta del Derby County mi informai molto perché non conoscevo la realtà della Premier League, e c’erano già 3 calciatori italiani in quella squadra: Eranio, Ravanelli e Benny Carbone. Essendo andato lì a 20 anni, devo dire di aver trovato un ambiente particolare: non ho avuto la fortuna di lavorare con un manager europeo ma inglese, ed essendo abituato alla preparazione atletica e agli allenamenti di un club all’avanguardia come il Milan, ho avvertito un po’ di noia per il modo in cui intendevano il calcio oltremanica. Forse a 20 anni non era l’età giusta per fare quella scelta, e non a caso Eranio, Ravanelli e Carbone erano andati lì a fine carriera. L’atmosfera inglese era bellissima e unica al mondo, ma non mi piaceva la preparazione della settimana per arrivare alla partita, e non avevo ancora esperienza e maturità per capire di dovermi adattare. Credo però che il campionato italiano resti, a mio parere, il più bello al mondo”.

IN PANDEMIA GLI ALLENATORI DEVONO ESSERE PREPARATI “È davvero difficile affrontare una partita con questa pandemia ancora in atto. Basti pensare che molti allenatori si trovano a dover fare a meno di alcuni calciatori che magari fino al venerdì stavano bene, e poi il sabato risultano positivi al test vanificando così tutto il lavoro svolto in settimana. L’allenatore deve essere bravo, preparato, ed in grado di fornire i giusti automatismi all’intera rosa. L’assenza di 2/3 titolari non deve pregiudicare l’identità di una squadra, ed i sostituti devono sapere esattamente cosa fare nel momento in cui vengono chiamati in causa. Un esempio chiaro è dato dalla gara Napoli-Sassuolo, con i neroverdi costretti a presentarsi al San Paolo praticamente senza attacco, con Caputo, Djuricic e Berardi costretti al forzato forfait. Sembrava una gara scontata, ed invece Raspadori ha giocato una grande partita, facendo gli stessi movimenti ed essendo a tratti anche più efficace di Djuricic. De Zerbi, come Juric o Gasperini, è molto bravo a lavorare in questa direzione. Questo non avviene ad esempio alla Lazio, che va in estrema difficoltà quando vengono a mancare pedine fondamentali come Immobile o Luis Alberto. Analizzando invece l’Inter, lì c’è un allenatore come Antonio Conte che continua a lavorare esattamente come 10 anni fa: sempre con lo stesso 3-5-2 senza prendere minimamente in considerazione che bisogna adattarsi ad un calcio che è in continua evoluzione”.

IL CALCIO È IN COMPLETA EVOLUZIONE .“Sto facendo il corso a Coverciano per l’UEFA A, e con Renzo Ulivieri (presidente dell’Associazione Allenatori nonché mio allenatore a Napoli) stiamo parlando tanto di cambiamento. Il calcio è in evoluzione, e son cambiate ad esempio tutte le tipologie degli spazi. Quando giocavo io negli anni Novanta o nei primi Duemila, non si vedeva il fraseggio di oggi, con quelle pallettine a 2/3 metri. Oggi si gioca molto nei 20 metri, e sono cambiate completamente le caratteristiche dei calciatori. Una volta la prima punta era facilmente marcabile quando lavorava girata di spalle, oggi invece gioca sul fianco o ti viene a prendere sulla linea, si mette lateralmente rispetto al difensore e ti attacca alle spalle senza darti mai riferimenti. Per i difensori è diventato inevitabilmente tutto più complicato. Il problema sta nel fatto che gli allenatori lavorano molto sulla fase di possesso. Sta cambiando radicalmente la mentalità dei tecnici che vogliono essere sempre protagonisti nel corso di una partita, nella gestione del pallone, nel mantenimento del possesso palla in avanzamento. Si trascura così la capacità di insegnare ai difensori la marcatura uno contro uno, tanto che si vedono prendere dei gol che ai miei tempi ci avrebbero letteralmente fucilato. Oggi su 8 ore settimanali di allenamento, 6 sono dedicate alla fase di possesso e riconquista alta, senza pensare a quando bisogna difendersi, generando così pericolose lacune. È cambiato il calcio, così come le caratteristiche dei calciatori. In quest’epoca si gioca sul centrocampista anche se è marcato, perchè riscaricano il pallone creando spazio, mentre quando giocavo io da terzino, se il centrocampista di parte era marcato, andavo lungo alla ricerca della punta. In più oggi i calciatori, in tutti i ruoli, devono avere tecnica, intensità, e rapidità nei 5/10/15 metri per contrastare i fraseggi a grande velocità. L’unico ruolo dove c’è ancora spazio per il calciatore più compassato, è quello del metodista davanti alla difesa”.    



Napoli - Daniele Daino a Passione Azzurra: «Gattuso è tra i migliori 3 allenatori in Italia»

domenica 22 novembre 2020 - 04:54 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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