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Napoli Calcio

Napoli - Alla ricerca del gol perduto: tre pari a reti bianche nelle ultime 4 gare fanno suonare l'allarme


Una flessione che risale ad Anfield ma inizialmente mascherata dai risultati. Solo un caso che nel tris alla Samp c'era in campo Marek Hamsik?

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Alla ricerca del gol perduto. La resa quasi definitiva del Napoli alla Juventus in ottica Scudetto, passa anche per un’improvvisa sterilità offensiva che si è palesata in maniera piuttosto preoccupante nelle ultime 4 gare di campionato. Il tris rifilato alla Sampdoria è stata purtroppo l’eccezione ad una regola che vede gli uomini di Carlo Ancelotti fare maledettamente fatica davanti alla porta rivale. Difficile fare una diagnosi precisa di questa crisi d’astinenza, soprattutto perché le prestazioni non sono mai state al di sotto degli standard abituali, ed i numeri evidenziano costantemente una superiorità schiacciante sul piano del gioco. Dominio assoluto, presenza costante e stabile nella metà campo dell’avversario di turno, ma con il tabellino che marca un freddo “zero” alla voce gol segnati.
Un’astinenza iniziata il 26 gennaio con la trasferta sul campo del Milan, e poi proseguita a Firenze e nell’ultimo week-end al San Paolo contro un Torino sceso in campo con l’unico obiettivo di non prenderle.
Le statistiche rivelano come il Napoli sia la squadra che tira verso la porta con maggiore frequenza: 352, meglio perfino della Juventus sia per conclusioni nello specchio (189 a 170) che fuori (163 a 152). Se da un lato ci si può appellare alla sfortuna (18 i legni colpiti), dall’altro c’è da valutare perché il rapporto tra occasioni create e gol realizzate sia improvvisamente calato a picco. Discorso semplicemente motivazionale (Zurigo docet), fisico o anche tecnico? Solo il campo può e potrà dare l’ardua sentenza.
La porta di Sirigu è stata quella più assediata nel lasso di tempo considerato con ben 20 conclusioni subite (4 Milik, 3 Insigne), seguita a ruota da Donnarumma (14, 3 Zielinski) e Lafont (12, 2 Mertens).
L’ex Ajax Arek Milik aveva tenuto in piedi la baracca da solo, siglando 7 reti in 8 gare tra la punizione d’oro a Cagliari ed il raddoppio con la Lazio, graziando soltanto Spal e Inter. Quando anche lui ha iniziato ad accusare una fisiologica flessione, è calato il buio.
Dries Mertens è lontano dai 22 centri della scorsa stagione, e ancor di più dai 34 di quella precedente dove si caricava da solo l’intero peso dell’attacco. Il folletto di Leuven ha superato a stento la doppia cifra stagionale (8 in campionato e 3 in Champions League), ed è praticamente fermo dalla doppietta alla Stella Rossa datata 28 novembre 2018.


Da allora soltanto il gol da 3 punti in extremis al Bologna  nelle successive 15 gare ufficiali.
Stesso discorso per Lorenzo Insigne, che sembrava vivere una seconda giovinezza dopo il cambio di ruolo con Carlo Ancelotti: seconda punta e non più ala sinistra, per giocare più vicino alla porta ed esaltare in maniera continuativa le proprie doti tecniche giocando a ridosso dell’area di rigore. Avvio da sogno, il migliore in carriera per lo scugnizzo di Frattamaggiore che era sempre solito carburare alla distanza come un diesel, e poi il black-out. Il 2 novembre contro l’Empoli l’ultima rete su azione, seguita 4 giorni più tardi da quella pesantissima (ma dagli 11 metri) a ristabilire la parità numerica contro il Psg in un fondamentale scontro Champions. Quindi la brusca entrata in un tunnel, con 1201 minuti senza più gonfiare la rete, l’espulsione a San Siro, e l’acuto di Zurigo che sembra aver acceso una luce (seppur fioca) in fondo ad una galleria lugubre da cui uscire il più presto possibile.
Balza invece immediatamente all’occhio l’involuzione di Callejon, che seppur continui a macinare kilometri sulla fascia dimostrando la propria insostituibilità per la capacità di svolgere la fase attiva e passiva in maniera impeccabile, è ben lontano dai numeri a cui aveva abituato fin dalla prima stagione agli ordini di Rafa Benitez. Costantemente in doppia cifra dal 2013/14, quest’anno è incredibilmente fermo a quota 2. La prima firma d’autore addirittura il 20 gennaio 2019, nella prima di ritorno contro la Lazio, sua vittima preferita. Poi altre quattro gare d’astinenza fino al gol del momentaneo raddoppio a Zurigo in Europa League.
Probabilmente l’eliminazione dalla Champions League, accarezzata fino all’ultima gara e svanita in quel di Anfield nonostante 2 risultati su 3 a disposizione, ha generato un crollo psicologico da cui non è semplicissimo uscire. Le prestazioni immediatamente successive non erano state esaltanti, ma i risultati avevano fatto passare in secondo piano una situazione che sembrava sotto controllo fino al doppio passo falso contro il Milan tra campionato e Coppa Italia.
Resta poi un atroce dubbio: soltanto un caso che l’unica gara vinta in maniera convincente contro la Samp, vedeva ancora Marek Hamsik nella zona nevralgica del campo?


martedì 19 febbraio 2019 - 12:47 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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