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Castellammare - Sessantacinque anni fa nasceva Annibale Ruccello

Ecco chi era il drammaturgo, attore e regista teatrale e perché il suo ricordo resta vivo negli stabiesi

tempo di lettura: 4 min
di Diletta Grimaldi
07/02/2021 09:00:30

Una vita stroncata prematuramente sull’autostrada Roma – Napoli ad appena trent’anni: poche sono le opere di Annibale Ruccello che comunque resta, assieme a Raffaele Viviani, uno dei principali rappresentanti della drammaturgia stabiese e napoletana.

Annibale Ruccello nasce a Castellammare di Stabia il 7 febbraio 1956 e si diploma presso il Liceo Classico Plinio Seniore. A soli 21 anni si laurea a pieni voti alla Federico II con una brillante tesi sulla Cantata dei Pastori di Andrea Perrucci, testimonianza di una grande passione per gli studi antropologici ed etnografici che confluirà nelle sue opere teatrali.

Alla passione per l’antropologia e per il teatro Ruccello accosta quella per il dialetto napoletano: nelle sue opere teatrali vi sono molti detti, modi di dire, espressioni e filastrocche che rimandano al napoletano antico ma anche al dialetto contemporaneo.

Ruccello inizia a recitare a 17 anni a Torre del Greco presso la fondazione Teatro del Garage di Gennaro Vitiello insieme ad altri personaggi divenuti noti quali Mario Martone ed Enzo Moscato. Nel 1977 scrive insieme a Lello Guida L’osteria del melograno, opera ove convergono i suoi studi etnografici.

L’anno successivo Ruccello fonda, insieme ad alcuni colleghi, la cooperativa Il Carro: l’intento del drammaturgo resta sempre quello di mettere in scena la vita e il parlato quotidiano dei comuni napoletani.

Anno che segna una grande svolta nella vita dell’autore è il 1980: Ruccello, a seguito del terremoto che ha colpito Castellammare di Stabia e comuni limitrofi, sceglie di dedicarsi completamente al teatro e alla rappresentazione del ceto più umile del territorio campano. In questo periodo pubblica anche l’opera Le cinque rose di Jennifer, emblematica descrizione del “diverso” e dell’emarginazione che ne consegue.

Il 1983 è un anno che vede la pubblicazione di uno dei drammi più conosciuti dell’autore: Notturno di donna con ospiti. L’opera ha come protagonista Adriana, casalinga insoddisfatta che, inerme, vede trascorrersi davanti una vita monotona in una zona periferica di un paese della provincia di Napoli. Una delle sue noiose serate viene sconvolta dall’arrivo di alcuni ospiti, ognuno dei quali rappresenta un aspetto del passato tormentato della protagonista attraverso cui ella rivive quelli che sono stati gli eventi che hanno segnato la sua esistenza. Inizia per Adriana una discesa verso la follia, che culmina con un gesto estremo e con il totale disfacimento della protagonista.

Altra opera emblematica del genio di Ruccello, scritta nel 1985, è Ferdinando. Il dramma – ambientato nell’Italia post-unitaria – ha come protagonista Donna Clotilde, una baronessa in decadenza che disprezza fortemente la cultura borghese affermatasi dopo l’Unità d’Italia. Per questo motivo, la donna vive da reclusa insieme alla cugina di umili origini Gesualda, che ha il compito di prendersi cura della scostante e inferma donna.

Le loro vite – caratterizzate da una monotonia intervallata dalle visite di Don Catello –vengono improvvisamente sconvolte dall’arrivo di Ferdinando, un bel giovane affettuoso ed educato che si presenta come nipote di Donna Clotilde. A causa di Ferdinando – che solo alla fine del dramma rivelerà la sua vera identità – i tre personaggi saranno soggetti ad un’evoluzione radicale che mette in evidenza quelle che sono le varie sfaccettature che caratterizzano gli esseri umani.

Quest’opera, ancora di più delle precedenti, testimonia la grande abilità di Ruccello nel riuscire a creare delle atmosfere realistiche attraverso elementi che rispecchiano perfettamente il contesto storico in cui sono narrate le vicende, fra quali il linguaggio.

Anche dopo la morte del drammaturgo le sue opere continuano a vivere grazie alle rappresentazioni teatrali, peraltro interpretate da importanti attrici come Isa Danieli, Adriana Asti, Gea Martire e Giuliana De Sio.

Agli stabiesi resta il dovere di ricordare uno degli artisti più brillanti della città poiché, come afferma Ruccello stesso attraverso le parole di Donna Clotilde in Ferdinando “Chi nun tene passate... nun tene manco futuro...”.

Se si vuole essere realmente consapevoli della realtà cittadina in cui si vive risulta necessario conoscere i personaggi illustri di Castellammare di Stabia, poiché Annibale Ruccello – così come altri – è molto più di un busto ossidato da guardare distrattamente mentre si passeggia per la Villa comunale.

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