Cronaca
shareCONDIVIDI

Sant'Antonio Abate, sequestrato un piazzale della DM Technology: indagini su rifiuti e scarichi abusivi

Operazione della Guardia Costiera di Castellammare e del Noe dei Carabinieri, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata. Sotto sequestro un’area industriale di circa 3.000 metri quadrati, con fanghi di depurazione, cassoni di rifiuti e un impianto di trattamento risultato inattivo.

tempo di lettura: 5 min
20/10/2026 12:59:53
Sant'Antonio Abate, sequestrato un piazzale della DM Technology: indagini su rifiuti e scarichi abusivi

Un’area industriale di circa 3.000 metri quadrati, utilizzata dalla società DM Technology Srl per le attività connesse ai servizi di igiene urbana, è stata sottoposta a sequestro preventivo nell’ambito delle indagini sull’inquinamento del fiume Sarno e dei suoi affluenti.
Il provvedimento è stato eseguito il 19 ottobre 2026 dai militari della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia, insieme ai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Napoli, nell’ambito delle attività investigative coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata.
Le ipotesi di reato contestate riguardano il deposito incontrollato e la gestione illecita di rifiuti, oltre allo scarico abusivo di reflui, in violazione delle disposizioni previste dal Testo unico ambientale.

Le verifiche sul lavaggio degli automezzi
Il controllo ha interessato il piazzale di via Lenze, utilizzato per parcheggiare compattatori, spazzatrici e altri veicoli impiegati nella raccolta dei rifiuti urbani per conto di diversi Comuni. Nell’area è presente anche un capannone destinato al deposito delle attrezzature e dei materiali necessari allo svolgimento delle attività aziendali.
Durante il sopralluogo, gli investigatori hanno accertato che i mezzi venivano lavati mediante idropulitrice. Le acque di scarico prodotte dall’operazione venivano convogliate attraverso una griglia e una tubazione interrata fino a una vasca.
Le successive prove di continuità idraulica, effettuate con una sostanza tracciante ecocompatibile, avrebbero consentito di ricostruire il percorso dei reflui. Secondo quanto riferito dalla Procura, l’impianto di depurazione presente nel sito risultava spento, privo di alimentazione e in condizioni precarie.
Le acque provenienti dal lavaggio, di conseguenza, avrebbero aggirato il sistema di trattamento, raggiungendo la rete fognaria pubblica senza la preventiva depurazione prevista.

Fanghi a terra e tracce di percolato
Nel corso degli accertamenti sono stati individuati anche circa due metri cubi di fanghi di depurazione, collocati in parte direttamente sul terreno e in parte all’interno di una vasca, senza adeguate strutture di contenimento e copertura.
Una porzione dei materiali avrebbe tracimato fino a raggiungere una griglia di raccolta presente sulla pavimentazione del piazzale.
All’interno dell’area sono stati inoltre trovati cassoni contenenti rifiuti provenienti dalla raccolta urbana e tracce evidenti di percolato sul piano di calpestio. Questi elementi sono stati acquisiti nell’ambito delle verifiche finalizzate a ricostruire le modalità di gestione dei materiali presenti nel sito e a valutare le possibili conseguenze ambientali.

L’autorizzazione ambientale e i limiti riscontrati
Un ulteriore aspetto emerso durante il controllo riguarda la documentazione autorizzativa dell’area. Dagli accertamenti è risultato che il sito dispone di un’Autorizzazione unica ambientale (Aua), inizialmente rilasciata dal Comune di Sant’Antonio Abate a un’altra società e successivamente trasferita all’attuale utilizzatrice.
Il titolo, tuttavia, riguarderebbe esclusivamente gli scarichi delle acque meteoriche, di dilavamento del piazzale e di quelle provenienti dalle operazioni di lavaggio. Non comprenderebbe, invece, le attività di gestione o deposito dei rifiuti rinvenuti durante l’ispezione.
Alla luce delle criticità rilevate, i militari hanno proceduto al sequestro preventivo dell’area scoperta, con l’obiettivo di impedire la prosecuzione delle condotte contestate e scongiurare ulteriori conseguenze potenzialmente dannose per l’ambiente.

Le disposizioni dopo il sequestro
Il vincolo cautelare ha interessato il piazzale, due cassoni contenenti rifiuti urbani, i fanghi di depurazione e l’impianto di trattamento.
Considerata la natura di pubblico servizio delle attività svolte dalla società, è stato comunque consentito l’accesso agli uffici amministrativi e al deposito delle attrezzature. Autorizzato anche il solo transito dei mezzi di lavoro verso una zona retrostante non sottoposta a sequestro.
Resta invece vietato svolgere attività all’interno dell’area interessata dal provvedimento.

La lotta all’inquinamento del fiume Sarno
L’operazione rientra in un programma più ampio di controlli sulle aziende che operano nel bacino idrografico del Sarno, con l’obiettivo di individuare le fonti di contaminazione del corso d’acqua e dei suoi tributari e intervenire sulle cause dell’inquinamento.
Le indagini sono condotte dalla Guardia Costiera di Castellammare di Stabia e dal Noe dei Carabinieri di Napoli, con il supporto tecnico dell’Arpac e la collaborazione di altre forze di polizia, sotto il coordinamento della Procura di Torre Annunziata.
Le attività investigative si inseriscono nel protocollo d’intesa sottoscritto il 17 dicembre 2025 dalle Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, dalle Procure generali delle Corti d’appello di Napoli e Salerno, dall’Arpac e dagli organi di polizia giudiziaria competenti in materia ambientale.
L’intesa punta a rafforzare il coordinamento degli accertamenti e il contrasto agli illeciti ambientali lungo l’intero bacino del fiume.

Indagini preliminari, vale la presunzione di innocenza
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Il sequestro preventivo eseguito d’iniziativa dovrà essere sottoposto alla convalida del giudice per le indagini preliminari.

Come precisato dalla Procura, gli eventuali profili di responsabilità dovranno essere accertati nelle sedi competenti. In applicazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino all’eventuale pronuncia di una sentenza irrevocabile di condanna.

Video
play button

Juve Stabia - Sudtirol 3-0. Il commento a fine gara di mister Pietro De Giorgio

L'orgoglio di De Giorgio. «Abbiamo giocato una partita quasi perfetta, il desiderio di salvarci è immenso»

18/10/2026
share
play button

Verso Juve Stabia - Sudtirol. Conferenza stampa di mister Pietro De Giorgio

17/10/2026
share
play button

Verso Virtus Entella - Juve Stabia. Conferenza stampa di mister Pietro De Giorgio

08/10/2026
share
play button

Juve Stabia - Cesena 1-1. Il commento a fine gara di mister Pietro De Giorgio

20/09/2026
share
Tutti i video >
Cronaca







Mostra altre


keyboard_arrow_upTORNA SU
Seguici