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Castellammare - Vicinanza resiste: il sindaco non si dimette, ma il Pd può staccare la spina

Il consiglio per ora regge, il partito è il vero ago della bilancia: tra lo strappo di Ruotolo, l'evento del 15 gennaio e lo spettro della commissione d'accesso, la politica resta in stallo in attesa del prossimo colpo di scena.

tempo di lettura: 3 min
di Alessio Esposito
12/01/2026 19:34:44

Eppure, a Palazzo Farnese, nulla è davvero fermo. È una calma apparente quella che accompagna Castellammare di Stabia in queste settimane, una sospensione che ha il sapore dell’attesa e il rumore di fondo della politica che misura i rapporti di forza, conta i voti e prepara le prossime mosse. Al centro di tutto c’è Luigi Vicinanza, un sindaco che ha già chiarito pubblicamente un punto: non si dimetterà. Il suo destino, però, non è tutto nelle sue mani. Dipende dal Partito democratico, che potrebbe decidere di staccare la spina alla sua amministrazione.

Il paradosso è tutto qui: Vicinanza non rischia la caduta per gli attuali consensi in consiglio comunale, almeno non nell’immediato. Il gruppo consiliare del Pd, infatti, continua in buona parte a sostenerlo. Lo ha lasciato intendere chiaramente il presidente del consiglio comunale Roberto Elefante, e sulla stessa linea si muove Giusi Amato. Segnali di sostegno arrivano anche da Valeria Longobardi, new entry tra i banchi dell’aula, mentre resta più sfumata e incerta la posizione di Giovanni Tuberosa, che non ha ancora sciolto le riserve. Numeri ballerini, ma sufficienti probabilmente per reggere l’urto, seppur con una maggioranza risicata, grazie anche al contributo degli altri partiti e delle liste civiche.

Il vero campo di battaglia, dunque, non è l’aula consiliare ma il partito. È lì che si consuma lo scontro più delicato, aggravato dalle dimissioni di Sandro Ruotolo, ex consigliere comunale e oggi europarlamentare del Pd. Ruotolo ha lasciato l’incarico con un atto politico pesante, accusando Vicinanza di non essere stato un argine sufficientemente solido contro la camorra. Una contestazione che affonda le radici in un’inchiesta che lambirebbe - senza alcuna iscrizione nel registro degli indagati - due consiglieri comunali, in un contesto che coinvolgerebbe persone ritenute affiliate a un clan. Elementi che, pur restando sul piano delle valutazioni politiche e non giudiziarie, hanno innescato un corto circuito nel Pd stabiese.

Vicinanza, consapevole della fragilità del momento ma anche della possibilità di resistere, ha scelto la strada della prova di forza. Il 15 gennaio, al Supercinema, andrà in scena un incontro pubblico che nelle intenzioni del sindaco dovrà servire a misurare e mostrare il livello del consenso reale, dopo lo strappo con Ruotolo e nel pieno della tempesta politica. Un appuntamento che suona come una sfida: dimostrare che, al di là delle correnti e delle segreterie, esiste una base pronta a sostenerlo.

Gli scenari restano tutti aperti. Il Pd può continuare a tenere in piedi l’amministrazione, oppure decidere, con una scelta politica netta, di interrompere l’esperienza Vicinanza. Una “spina” che può essere staccata da un momento all’altro, lasciando il sindaco formalmente in carica ma politicamente isolato.

Nel frattempo, la città resta sospesa. La macchina amministrativa procede al minimo, la politica è in stallo e attende l’evoluzione di una vicenda che rischia di trascinarsi ancora a lungo. Sullo sfondo, come un’ombra sempre più ingombrante, si staglia lo spettro del paventato invio di una commissione d’accesso, dopo l’arrivo degli ispettori al Comune di Torre Annunziata. Un’eventualità che nessuno pronuncia apertamente, ma che pesa come un macigno su ogni scelta, su ogni silenzio, su ogni mossa tattica.

Resistenza strenua, muscoli in mostra, partiti in trincea: Castellammare vive una fase in cui la politica sembra più preoccupata di sopravvivere che di governare. E il tempo, più che le dichiarazioni, dirà se Luigi Vicinanza riuscirà a restare in piedi o se sarà il suo stesso partito a chiudere definitivamente la partita.

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