Castellammare di Stabia entra in una fase politica delicata, forse la più complessa dall’insediamento dell’amministrazione guidata da Luigi Vicinanza. Il sindaco si trova oggi a fare i conti con una maggioranza fragile, attraversata da tensioni interne e sempre più ridotta nei numeri, al punto da mettere in discussione la stessa tenuta dell’azione amministrativa.
Il tentativo di serrare i ranghi, messo in campo nei giorni scorsi dal primo cittadino, non ha prodotto gli effetti sperati. La bozza di lettera fatta circolare nella chat WhatsApp dei consiglieri di maggioranza – un documento pensato per ribadire pubblicamente il sostegno politico al sindaco – si è trasformata, nei fatti, in una cartina di tornasole delle divisioni che attraversano il fronte che sostiene Vicinanza. Le mancate firme hanno aperto un nuovo fronte di crisi, rendendo evidente ciò che da settimane si percepiva nei corridoi di Palazzo Farnese: la maggioranza non è più compatta.
Alcune defezioni erano nell’aria. Quelle di Rachele Iovino e Giovanni Tuberosa rientrano in dinamiche già note: la prima in rotta con Nello Cuomo e Teresa D’Angelo, pronti a lasciare la civica Futuro Democratico e Riformista, il secondo in attesa di una presa di posizione chiara del Partito Democratico dopo le dimissioni di Sandro Ruotolo. Più pesante, sul piano politico, è invece il passo di lato del Movimento Cinque Stelle. Alessandro Langellotti, unico rappresentante pentastellato in aula, ha scelto di non firmare il documento, rivendicando la volontà di non farsi trascinare in uno scontro considerato interno al Pd. Una scelta che, pur restando formalmente nella maggioranza, segna una distanza politica evidente dal sindaco.
È proprio il Pd, infatti, il cuore della crisi. Le tensioni tra correnti, le fibrillazioni seguite agli sviluppi nazionali e regionali e i malumori locali stanno producendo effetti concreti sul governo della città. Vicinanza, espressione di un equilibrio politico già complesso in fase di nascita, oggi paga il prezzo di un quadro che si va rapidamente sfilacciando.
I numeri parlano chiaro e sono forse l’aspetto più preoccupante per il sindaco. Per governare servono almeno dodici voti in consiglio comunale, più il suo. Al momento, i sostegni certi sono undici: Roberto Elefante, Giusi Amato e Valeria Longobardi per il Pd; Vincenzo Ungaro per Azione; e gli esponenti delle civiche Giovanni Nastelli, Nello Cuomo, Teresa D’Angelo, Ciro Cascone, Gino Fiorenza, Mimmo Cioffi e Tina Somma. Un margine troppo stretto, che non consente passi falsi e che rende ogni assenza o dissenso potenzialmente decisivo.
Fuori dal perimetro della maggioranza vanno ormai considerati Gennaro Oscurato, estromesso per scelta diretta del sindaco, e Maurizio Apuzzo di Base Popolare, che da tempo ha preso le distanze dall’amministrazione. Un quadro che restringe ulteriormente lo spazio di manovra del primo cittadino.
La sensazione è che Vicinanza sia arrivato a un bivio politico. Da un lato la possibilità di ricucire, cercando un chiarimento profondo soprattutto all’interno del Pd e con gli alleati più riottosi; dall’altro il rischio di un lento logoramento, con una maggioranza numericamente insufficiente e politicamente paralizzata. In mezzo, una città che attende risposte su temi cruciali – dal risanamento finanziario allo sviluppo urbano – e che rischia di restare ostaggio delle divisioni politiche.
I prossimi giorni saranno decisivi. Capire se il sindaco riuscirà a trasformare questa crisi in un’occasione di rilancio o se Castellammare di Stabia dovrà prepararsi a una nuova stagione di instabilità politica. Un ruolo decisivo in questo lo avrà Piero De Luca, segretario regionale del PD, che in queste ore incontrerà Vicinanza. I rumors anticipano la richiesta di De Luca al sindaco: fare un passo indietro, evitare un possibile commissariamento e tornare presto al voto. Vedremo se Vicinanza accetterà il consiglio.
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