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Castellammare - Scioglimento Comune, accolto il ricorso. Di Nardo (FI): «Nulla di concreto che giustifica l'azzeramento della democrazia»

La questione torna nelle aule del Tar del Lazio. «Farà giurisprudenza e conferma una volta di più la fondatezza delle nostre rimostranze e dell’ingiustizia perpetrata nei confronti dell’intera Città.»

tempo di lettura: 2 min
17/11/2023 00:59:08

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello dell’ex Sindaco Cimmino e degli amministratori ricorrenti, sotto un duplice profilo, dichiarando la nullità della sentenza emessa dal Tar del Lazio. Il Giudice di appello ha rilevato anzitutto che i ricorrenti non hanno potuto svolgere nel giudizio di primo grado “compiutamente” il proprio diritto di difesa a fronte del mancato deposito da parte del Ministero dell’Interno degli atti istruttori del procedimento di scioglimento comunale. Sul punto è intervenuto Nello di Nardo, commissario cittadino di Forza Italia: «Il dispositivo del Consiglio di Stato conferma le sensazioni che abbiamo avuto sin dalla prima lettura della sentenza del Tar. Le perplessità e i dubbi su quella sentenza sono state suffragate dai giudici di Palazzo Spada, secondo i quali la “estrema genericità delle motivazioni” non consente “in alcun modo di comprendere il percorso logico-giuridico su cui il Tar ha fondato le proprie conclusioni"»

«Sono trascorsi quasi due anni dallo scioglimento del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia e attendiamo ancora di comprenderne le reali motivazioni: non c’è nulla di concreto, infatti, che possa anche solo minimamente giustificare l’azzeramento della democrazia a Castellammare. Il Consiglio di Stato ha smantellato anche la teoria del “più probabile che non” su cui il collegio in primo grado aveva costruito la sua tesi per bocciare il ricorso: un dispositivo che farà giurisprudenza e che conferma una volta di più la fondatezza delle nostre rimostranze e dell’ingiustizia perpetrata nei confronti dell’intera Città. Sarebbe stato molto più semplice, infatti, confermare la bocciatura del ricorso, ma ai giudici è apparsa evidente l’assenza di motivazioni per giustificare questo scioglimento.»

«E intanto c’è qualche “tifoso” dello scioglimento che ora si chiede perché siamo arrivati a questo, dopo quasi due anni, addossando responsabilità persino alla magistratura: sarebbe opportuno piuttosto riflettere su quanto quel “tifo” fosse basato sul nulla e sul danno che quell’atteggiamento ha arrecato alla Città, macchiata da un’onta che non meritava. L’esigenza di chiarezza, alla base della democrazia, dovrebbe accomunare tutti e non può rappresentare un diritto da esercitare ad orologeria, come una certa parte politica è solita fare, adottando le consuete pratiche “demolitorie”, dopo aver dimostrato a più riprese di non essere in grado di costruire nulla di buono per rendere giustizia alla Città”.»

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