C'è un dato che fotografa meglio di ogni altro la crisi istituzionale di Castellammare di Stabia: negli ultimi quattordici anni nessuna amministrazione comunale è riuscita a completare serenamente il proprio mandato. Tra sfiducie politiche e scioglimenti per infiltrazioni della criminalità organizzata, Palazzo Farnese sembra essere diventato il simbolo di un'instabilità cronica che continua a segnare il destino della città.
L'ultimo capitolo è arrivato con lo scioglimento del Consiglio comunale guidato dal sindaco Luigi Vicinanza. La decisione del Consiglio dei ministri riporta Castellammare sotto la gestione commissariale per la seconda volta in appena quattro anni. Un provvedimento pesantissimo, del quale si attendono ancora le motivazioni ufficiali, ma che restituisce alla città un marchio difficile da cancellare: quello di un Comune ritenuto nuovamente vulnerabile rispetto alle infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il precedente risale al 2022, quando fu sciolta l'amministrazione di centrodestra guidata da Gaetano Cimmino. Oggi, a distanza di appena quattro anni, la storia si ripete, coinvolgendo un'amministrazione di segno politico opposto. Un elemento che racconta come il problema, al di là degli schieramenti, affondi le radici in una fragilità amministrativa e istituzionale ben più ampia.
Negli ultimi mesi il clima politico era già stato profondamente scosso dalle inchieste della magistratura che hanno acceso i riflettori su presunti rapporti tra politica e criminalità organizzata. Un ex consigliere comunale è finito sotto indagine, mentre un altro ex componente dell'assise cittadina si è ritrovato indirettamente coinvolto attraverso familiari indagati. Vicende ancora oggetto dell'attività investigativa, ma sufficienti ad alimentare un contesto di forte tensione istituzionale.
La storia recente di Castellammare racconta però una crisi che viene da lontano. Prima ancora dei due scioglimenti per infiltrazioni camorristiche, erano state le maggioranze politiche a non reggere il peso delle divisioni interne.
Nel 2012 cadde l'amministrazione di centrodestra guidata da Luigi Bobbio, travolta dalla sfiducia del Consiglio comunale. Tre anni più tardi, nel 2015, la stessa sorte toccò al sindaco del centrosinistra Nicola Cuomo. Nel 2018 fu quindi Antonio Pannullo, anch'egli espressione del centrosinistra, a vedere interrompersi anzitempo la propria esperienza amministrativa dopo la sfiducia votata dall'aula.
Cinque crisi istituzionali in poco più di un decennio rappresentano un dato che non trova facilmente paragoni tra i grandi Comuni della Campania. Cambiano i protagonisti, si alternano maggioranze e opposizioni, mutano gli equilibri politici, ma il risultato resta lo stesso: l'incapacità di garantire continuità amministrativa e stabilità di governo.
Ora Castellammare si prepara ad affrontare un nuovo periodo di commissariamento, mentre cittadini, istituzioni e forze politiche attendono di conoscere le motivazioni che hanno portato il Governo a disporre il secondo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata in appena quattro anni. Solo allora sarà possibile comprendere fino in fondo il quadro che ha determinato una decisione destinata a pesare ancora una volta sull'immagine della città e sul suo futuro amministrativo.
Abbiamo fatto un viaggio tra palcoscenico, set e... campo da calcio.