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Verso Fiorentina-Napoli, Vanoli lancia la sfida: «Servono coraggio e sacrificio»

Equilibrio, rotazioni in attacco e gestione delle risorse: l'analisi del mister viola alla vigilia del big match contro gli azzurri

tempo di lettura: 4 min
di Giovanni Minieri
18/09/2026 22:36:51
Verso Fiorentina-Napoli, Vanoli lancia la sfida: «Servono coraggio e sacrificio»

Foto: Acf Fiorentina

A quarantotto ore dal fischio d'inizio della grande sfida del Franchi contro il Napoli, Paolo Vanoli traccia la rotta in casa viola tra serenità ritrovata, gestione delle risorse e rigorosa disciplina tattica. La vigilia della gara non porta con sé l'ansia dell'esame a tutti i costi, bensì la consapevolezza di un gruppo in piena fase di costruzione che sa di dover soffrire, lottare e compiere un ulteriore passo in avanti nel proprio percorso di maturazione. Dalla coesione dello spogliatoio alle gerarchie di campo, passando per il rispetto verso la corazzata partenopea, il tecnico della Fiorentina ha analizzato i temi caldi del match in conferenza stampa.

In casa viola il clima nello spogliatoio è decisamente compatto, come confermato dalla recente grigliata organizzata dal gruppo: "Sono cose belle, importanti per stare insieme e per la costruzione del gruppo", ha sottolineato il tecnico, promettendo di offrire lui stesso una cena "quando troveremo l'obiettivo giusto da centrare". All'interno di questa dinamica di spogliatoio si inserisce la gestione dei singoli, a partire da Dodò. Per l'allenatore non esistono elementi ai margini: "Tutti i giocatori sono dentro al progetto, magari sono cambiate le gerarchie e dovrà pedalare per trovare un posto, ma io in vita mia non ho mai fatto fuori nessuno". Un discorso analogo vale per la cooperazione dell'intera rosa, dove l'apporto dei subentranti risulta cruciale; l'atteggiamento di chi entra a gara in corso — ben esemplificato da Gnonto, definito "il migliore in campo col Pisa per il grande lavoro anche in fase di non possesso" — rappresenta il vero mattone su cui fondare la mentalità di squadra.

Passando al comparto avanzato, l'abbondanza nel reparto d'attacco viene vissuta come una risorsa strategica. La coesistenza e l'alternanza tra Pellegrino e Beto offre varianti differenti: "Per un attaccante il primo obiettivo deve essere il gol, ma adesso è fondamentale giocare per la squadra. Non voglio egoismi". Per quanto riguarda le corsie esterne, la crescita dei giovani profili come Valdepenas ("in prospettiva futura può diventare davvero molto importante") lascia intravedere ottimi margini di sviluppo, anche se la ricerca dell'assetto definitivo richiede ancora tempo: "Quando saremo più padroni del campo potremo permetterci anche certe caratteristiche, ma ad ora è essenziale l'equilibrio". Definite, invece, le gerarchie dagli undici metri per evitare incertezze: "Gonçalves li sa tirare, così come Mastantuono. In base a chi gioca c'è una gerarchia, l'importante è la personalità al servizio della squadra".

Sul piano dell'infermeria e dello stato di forma, le notizie sono rassicuranti. Il gruppo si presenta in buone condizioni generali: Atta ha recuperato continuità e Dragusin, superato un leggero indurimento, si è allenato regolarmente. Tra le risorse di maggiore qualità spicca Gonçalves, elemento duttile con spiccate attitudini a muoversi centralmente: "Gli piace giocare dentro al campo, tra le linee ha valori importanti. Ma da grande professionista mi ha detto che per il bene della squadra è disposto anche a giocare largo".

Entrando nel vivo dell'impostazione di gioco, l'impiego contemporaneo di una doppia fonte di gioco a centrocampo resta un'opzione concreta ("per la tipologia di gioco che abbiamo due play ci possono servire"), a patto di non smarrire le distanze. Contro una compagine pragmatica e strutturata come quella guidata da Massimiliano Allegri, il controllo del pallone dovrà essere accompagnato da una feroce attenzione nelle marcature preventive: "Il Napoli ha l'attaccante più veloce della Serie A in campo aperto, in due contro uno possiamo limitare i pericoli". Nonostante qualche defezione tra le file azzurre, il valore dell'organico partenopeo rimane di primissimo livello, impreziosito da individualità straordinarie: "Io sono innamorato di De Bruyne, sa entrare negli spazi e ci può mettere in difficoltà. Non sono io che lo scopro".

Identità e ricerca della continuità Al di là dell'innegabile caratura dell'avversario, la sfida di domenica non deve essere vissuta come un punto di svolta definitivo o un esame di maturità ansiogeno: "Ho detto più di una volta che la squadra ha bisogno di guardare al futuro. Affrontiamo un Napoli forte: sarà una bella sfida da giocare con coraggio e senza paura". L'obiettivo primario resta consolidare la propria identità, mettendo in campo coraggio e spirito di adattamento: "Col Pisa non abbiamo preso gol e questo ci fa piacere, ma siamo solo all'inizio di un percorso e col Napoli dovremo sicuramente soffrire. Voglio vedere prima di tutto sacrificio, poi il resto si aggiusta per uscire dal campo con la convinzione di aver fatto un ulteriore step".

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