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Salvatore Narducci, vicepresidente del Napoli Club Piacenza Partenopea, tra Juve Stabia e Napoli: «Festeggiare la Juve Stabia in B è per noi motivo di grande orgoglio»

«Presto saremo a Castellammare per seguire un match in Curva Sud, e partecipare alle iniziative che i ragazzi stanno organizzando»

tempo di lettura: 11 min
di Giovanni Minieri
13/04/2024 10:02:39

Da una gioia all’altra. Dopo lo Scudetto ritornato prepotentemente in quel di Napoli dopo 33 lunghissimi anni di attesa, c’è un’altra città campana che può esultare per una promozione fragorosa. Dopo 4 anni di speranze, Castellammare è di nuovo in Serie B. E ci torna alla sua maniera: impattando sul campo del blasonato (e favoritissimo) Benevento, e con ben 3 turni di anticipo a sostegno di una cavalcata strepitosa che ha visto le vespe comandare saldamente per quasi tutta la durata del campionato. Un successo tanto bello quanto inatteso, con il Quartiere San Marco ancora agghindato a festa per una tifoseria che vive all’unisono con la squadra della propria città.

Per Salvatore Narducci, vicepresidente del Club Napoli Piacenza Partenopea, è festa doppia. Fede azzurra, stabiese di nascita e vicinissimo anche alle sorti della squadra della sua città. Così come attivissimo nel sociale, con tanti eventi per sensibilizzare gli abitanti di Piacenza e provincia su temi importanti e delicati quali ambiente, donazione di sangue, raccolte fondi per aiutare bambini affetti da patologie rare, e tanto altro.

Queste le sue parole a 360° sugli obiettivi del Napoli, le celebrazioni di Castellammare e le attività del Club sempre in continua evoluzione.

Il Club è stato presente in massa a Monza per sostenere la squadra in un momento delicato della stagione. Come avete vissuto la trasferta, e gioito al termine di una partita rocambolesca?

 
“In primis, ci tengo a complimentarmi con tutti i ragazzi del Club, perché nonostante il momento delicato che sta attraversando il Napoli, continuano a mostrare il proprio amore per la squadra. Sono sempre pronti a macinare kilometri per essere sempre presenti in trasferta, e sostenere gli azzurri fino all’ultimo minuto. Non vogliamo che il tifo sia qualcosa di occasionale, perché Napoli e il Napoli rappresentano uno status-symbol per noi che viviamo fuori regione. Siamo partiti per Monza sapendo che ci sarebbe stato un clima surreale a causa della contestazione annunciata nei giorni precedenti. Sugli spalti dell’impianto brianzolo abbiamo avuto modo di confrontarci con la tifoseria organizzata sulle modalità della protesta, e su loro indicazione si è deciso di limitare il dissenso ai primi 15 minuti, per dare un segnale sia alla società che alla squadra. È inutile nascondere come la protesta non abbia per nulla giovato alla squadra, visto che è andata subito sotto di un gol senza il consueto supporto del proverbiale dodicesimo uomo in campo. Fortunatamente le cose sono poi andate nel verso giusto. Il Napoli ci ha regalato forti emozioni, anche se al termine di una prestazione altalenante che ci ha portato il cuore in continua fibrillazione, come nelle annate precedenti al Terzo Scudetto”. 

Nonostante la contestazione, la squadra si è ritrovata nel secondo tempo, proprio nel momento in cui le cose sembravano complicarsi. Può essere di buon auspicio per le 7 finali che mancano al termine della stagione?

“Mi auguro che il gruppo ritrovi quel carattere, che (ahimè) è mancato per circa l’80% di questo campionato. Con Spalletti eravamo abituati ad una squadra sempre arrembante e aggressiva. Sicura di sé, e consapevole dei propri mezzi anche quando si ritrovava sotto nel punteggio. Ora invece i calciatori appaiono piuttosto appagati. Anche a Monza, durante il riscaldamento, si vedevano troppi sorrisi sui volti dei ragazzi che contrastavano con l’andamento irregolare della stagione. Dispiace aver buttato via tanti punti contro squadre di fascia medio-bassa, e sprecato cruciali scontri diretti in chiave Champions come lo 0-3 al Maradona contro un’Atalanta non certo irresistibile. Onestamente credevo che un ko così bruciante potesse mettere definitivamente al tappeto un roster già provato da tante difficoltà, ma la vittoria allo U-Power di Monza dà fiducia e può essere senz’altro di buon auspicio per la volata finale”.  

I continui passi falsi delle dirette concorrenti (in ultimo il KO dell'Atalanta a Cagliari) fa aumentare la rabbia per ciò che poteva essere e non è stato, pur all'interno di una stagione piuttosto travagliata?

“Credo che, a prescindere da quello che sarà il piazzamento finale, questo Napoli avrà sicuramente tanto da recriminare. Le dirette concorrenti hanno steccato in molteplici occasioni, mantenendo quasi sempre un rendimento a dir poco incostante. La Lazio continua ad essere in crisi, il Bologna fatica come nell’ultimo turno a Frosinone, l’Atalanta è reduce dalla sconfitta in extremis a Cagliari, mentre soltanto la Roma sta viaggiando a ritmi alti da quando Daniele De Rossi si è insediato in panchina. Se da una parte è perfino superfluo aggiungere quanto sia qualitativa la rosa a disposizione di mister Calzona, dall’altra i tifosi dimostrano incondizionato attaccamento ai propri colori, facendo segnare l’ennesimo sold-out per il lunch-match di domenica contro il Frosinone. C’è rabbia per quello che poteva essere, ma contestualmente speranza per quello che sarà: ovvero il piazzamento Champions, che seppur lontano resta il principale obiettivo di questa stagione così tribolata”.

Cosa ti auguri per il Napoli? Champions, Europa meno prestigiosa per continuare la striscia di annate consecutive in giro per il continente e magari provare a vincere un trofeo più alla portata, o fuori da tutto per avere tutta la settimana per lavorare su una squadra che cambierà in diversi interpreti?

“Noto che molti tifosi si stanno augurando che il Napoli resti fuori da tutte le competizioni europee, per avere tutta la settimana per lavorare e l’intero campionato per rifondare il gruppo. Per quanto mi riguarda, sono un tifoso che non riesce a sentirsi appagato. Se non dovessimo centrare l’Europa più prestigiosa, vorrei giocare l’Europa League o anche la Conference League, per provare a riportare un trofeo continentale che all’ombra del Vesuvio manca dall’epopea di Diego Maradona. In questo caso sarà importante che la società detti gli input giusti, affinché la squadra affronti queste competizioni sulla carta minori, con lo spirito giusto, e non con quello mostrato ad esempio quest’inverno in Coppa Italia, che ha portato a un’inopinata eliminazione tra le mura amiche contro il Frosinone”.

Tante le attività che stan vedendo protagonista il vostro Club nel sociale: quali le ultime che vi han visto recentemente in prima linea?

“Eravamo partiti con una raccolta fondi per aiutare l’Emilia-Romagna colpita dall’alluvione, in segno di riconoscenza verso una regione che ci ospita ormai da 20 anni. Ci siamo sentiti in dovere di rimboccarci le maniche, dando una mano in un momento di grande difficoltà. Successivamente siamo stati in prima linea per raccogliere fondi a sostegno di un bambino di Piacenza affetto da una malattia rara. A questa campagna ha poi aderito, tramite un’altra associazione, anche Jannik Sinner mettendo all’asta una racchetta venduta per 18mila euro. Successivamente, dopo aver realizzato un’attività di pulizia per sensibilizzare i giovani sulle questioni ambientali, ci siamo mobilitati su un tema che ci sta molto a cuore: la donazione di sangue. All’interno del Club ci sono molti donatori e soci che si occupano di questa materia come professione, per cui abbiamo deciso di lanciarci in un’attività di conoscenza e responsabilizzazione verso l’importanza di donare il sangue tramite Avis. Siamo riusciti a coinvolgere ben 25 soci, organizzando un incontro in cui spiegavano la storia dell’associazione e le modalità di donazione. L’evento è stato un successo, soprattutto perché si sono avvicinate persone estranee al club, non donatori o che non donavano sangue da tantissimo tempo, condividendo i valori di un’iniziativa che andava al di là del credo calcistico. Per il futuro, stiamo cercando di portare avanti un progetto con un canile, per educare ed informare sulle adozioni, ma anche fornire aiuto per raccolta di cibo e medicinali. Altra iniziativa “work in progress” è quella in collaborazione con un’associazione contro la violenza sulle donne, per rivendicare l’importanza educativa e sociale del calcio femminile”.

La promozione della Juve Stabia è giunta inattesa, ma meritata. Ottenuta con sacrificio e carattere, mostrando continuità di prestazioni e risultati. Quando hai capito che tutto questo poteva diventare realtà?

“Onestamente credo che neanche il più ottimista, avrebbe immaginato uno scenario simile per la Juve Stabia a inizio estate. L’organico era stato quasi completamente rivoluzionato puntando per lo più su calciatori svincolati o di seconda fascia. Era lecito attendersi che la squadra avrebbe incontrato difficoltà in un campionato che poteva tranquillamente definirsi come B2, visto il blasone di compagini quali Benevento, Avellino, Catania e tante altre. Non c’è stata una partita, bensì un periodo  in cui ho avuto la sensazione che le vespe ce la potessero realmente fare. Ovvero quando la squadra guidata dal toscano Pagliuca, pur attraversando un fisiologico momento di appannamento dove si regalava qualche punto per strada, manteneva la vetta in quanto le dirette concorrenti non riuscivano a trovare la continuità giusta per tenerle testa. La spinta dei tifosi ed il carattere del mister Pagliuca e del suo secondo Tarantino (tra l’altro già eroe da calciatore del salto in Cadetteria firmato Juve Stabia nel 2011), han permesso di portare a casa partite sporche, anche quando non si brillava per gioco o fluidità di manovra. Ad esempio dopo la partita persa a Foggia tra mille polemiche, le vespe non si sono mai disunite, ma a testa bassa han ripreso a lavorare, rispondendo sul campo con le vittorie su Sorrento e Messina che davano una sontuosa lezione di forza. È stata una cavalcata frutto di forza mentale e cattiveria agonista, quasi paragonabile al dominio incontrastato del Catanzaro nella scorsa stagione”.

Come descriveresti questo momento, e come lo avete vissuto al Club, che può contare su diversi stabiesi?

“È stata una bella emozione, soprattutto per noi che viviamo fuori, ed abbiamo concrete difficoltà nel seguire la Juve Stabia sugli spalti. In Serie B sarà tutto diverso: ci saranno avversari geograficamente più vicini, e già stiamo segnando sulla mappa quegli impianti facilmente raggiungibili per far sentire il nostro appoggio anche al sodalizio gialloblù. Io son riuscito a vedere la partita decisiva di Benevento con un amico/socio del Club ed i miei fratelli. È stato un bel momento: stare tutti insieme, e vedere la squadra della propria città esaltata dai media nazionali per la bontà del progetto tecnico-tattico, ripaga senza alcun dubbio di ogni sacrificio. Per noi è stata una sorta di Scudetto-bis: dopo il trionfo del Napoli, festeggiare anche la Juve Stabia in Serie B ci rende orgogliosi. La promozione delle vespe porta una squadra Campana, a pochi kilometri da Napoli, nel secondo campionato nazionale. Impossibile non essere fieri e non farne un motivo di grande vanto”.  

In tv e attraverso i social, si è vista l'ondata d'amore che la città ha riservato alla squadra di ritorno da Benevento. La tifoseria, tra le più calde della Campania, è stata spesso il valore aggiunto?

“Senza ombra di dubbio. Credo che la Curva Sud di Castellammare sia stata costantemente il dodicesimo uomo al fianco della squadra di Pagliuca. Quando la Juve Stabia gioca in casa c’è un clima infernale, ed anche in trasferta non è mai mancato il supporto della tifoseria organizzata. Nonostante divieti assurdi, partite vietate o con obbligo di fidelity card: “arma” senza obiettivo né gestione, visto che spesso e volentieri sono state vietate perfino trasferte in campi amici e senza alcun rischio per l’ordine pubblico. La Curva Sud è composta da ragazzi di elevato spessore umano, sempre vicini alla squadra a prescindere dalla categoria in cui militava. Tutto questo ha un significato enorme: Castellammare, pur non essendo una metropoli, ha fatto vedere all’intero stivale di avere una tifoseria da fare invidia a tante compagini di categoria superiore”.

Un legame con la città di Castellammare che resta forte intenso: state valutando, come club, di scendere per godervi l'atmosfera di festa in una delle prossime due gare interne della Juve Stabia?

"Sicuramente ci stiamo organizzando per scendere alle pendici del Faito il prima possibile, cercando di sistemare impegni familiari e lavorativi. Stiamo provando a coinvolgere anche altri amici a partecipare a questa trasferta, che per noi ha tutto il sapore di un ritorno a casa. Siamo contenti che la Curva Sud ci ha dato la massima disponibilità nel seguire la gara insieme a loro, aprendoci le porte anche ad altre iniziative che stanno organizzando”

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