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Copenaghen-Napoli 1-1. Antonio Conte «Un pareggio che deve bruciare. Se non proviamo fastidio, non cresceremo mai»

«In superiorità numerica e in vantaggio, certe gare vanno chiuse»

tempo di lettura: 3 min
di Giovanni Minieri
21/01/2026 01:27:57

Foto: Ssc Napoli

Il post-gara di Copenaghen restituisce un Antonio Conte visibilmente ferito, che non cerca alibi ma punta il dito contro la mentalità di un Napoli apparso troppo fragile proprio nel momento di azzannare il match.

Il veleno nel finale e il monito per il futuro
"Questa è una ferita che deve bruciare a lungo, a me e a tutti i componenti della squadra", ha esordito il tecnico, sottolineando come il pareggio in terra danese non sia un semplice incidente di percorso, ma un segnale d'allarme sulla maturità del gruppo. Secondo l'allenatore, l'approccio ideale dovrebbe essere quello di una squadra costantemente feroce e determinata, dal fischio d'inizio fino al termine delle ostilità. Il rischio, altrimenti, è quello di incappare in beffe atroci come quella odierna. Conte ha ribadito con forza un concetto: se non si prova un profondo fastidio per aver rimesso in gioco il Copenaghen in superiorità numerica, significa che manca la reale ambizione di elevarsi a un livello superiore. Nonostante il dominio totale mostrato per lunghi tratti, la squadra è riuscita nell'impresa negativa di complicarsi l'esistenza da sola.

Il "mea culpa" e il fallimento del colpo del KO
Tornando all'analisi tattica del secondo tempo, l'allenatore ha svelato di aver chiesto ai suoi un ingresso in campo feroce nella ripresa per chiudere definitivamente la pratica con il raddoppio. "Nel calcio basta un episodio per rovinare tutto, e io ne ho vissuti troppi per non sapere come va a finire", ha commentato con amarezza. Nonostante il controllo assoluto del campo, sia in parità numerica che con l'uomo in più, il Napoli ha fallito il test di maturità.

Il tecnico ha concluso con una riflessione impietosa sul cammino europeo: "Otto punti in classifica riflettono forse il nostro attuale valore in questa competizione". Non bastano le dieci assenze o la fatica cronica a giustificare un blackout mentale del genere: quando la strada è in discesa, non ci si può permettere di trasformarla in una salita ripida per proprie colpe. Per Conte, non è una questione di gambe, ma di percezione del pericolo e della posta in palio. È il momento di un grande "mea culpa" collettivo.

Verso i big match: Juve e Chelsea all'orizzonte
Spostando lo sguardo verso il tour de force che vedrà il Napoli impegnato contro Juventus e Chelsea, il Mister ha preferito non parlare di sfide spartiacque per la stagione, ricordando che siamo solo a fine gennaio. Tuttavia, il rammarico per l'occasione persa resta il tema centrale: "Dopodomani ci guarderemo in faccia e conteremo chi è rimasto a disposizione tra infortuni e stanchezza". Nonostante le oggettive difficoltà numeriche (con una rosa ridotta all'osso), Conte non accetta scuse: la preparazione alla sfida con i bianconeri partirà dalla consapevolezza che, anche in emergenza, certe partite vanno blindate e portate a casa senza discussioni.


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