La Juve Stabia vuole infrangere il tabù derby. Il solo punto conquistato al Menti contro l’Avellino, cui sono seguite le sconfitte di Pagani e Torre del Greco all’andata e quella del Partenio Lombardi al ritorno, rappresenta un bottino troppo esiguo per una formazione partita la scorsa estate con l’obiettivo di migliorare il quinto posto della passata stagione. Il derby con la Turris, in programma domenica nella città delle acque, rappresenta così un’opportunità troppo ghiotta per centrare sia il primo successo stagionale nelle sfide con le altre campane che una doppietta di vittorie consecutive sin qui troppe volte sfuggita. La compattezza ammirata a Messina rappresenta in tal senso una base solida da cui ripartire con la consapevolezza che ci si troverà di fronte un avversario che ama il bel calcio e l’aggressività. Ecco dunque che la maniacalità in fase difensiva di mister Walter Alfredo Novellino dovrà recitare un ruolo da protagonista per far si che si possa finalmente trovare quella continuità sin qui disperatamente ricercata e mai trovata. Chi scommette sulla solidità del pacchetto arretrato e sulla preparazione minuziosa delle gare garantite da “Monzon” è un suo allievo che a Castellammare di Stabia ha debuttato in panchina conquistando al primo colpo la promozione in Prima divisione durante il campionato 2009/10, mister Massimo Rastelli. «Conosco benissimo Novellino – ha spiegato l’ex tecnico delle vespe ai microfoni di Stabiachannel.it durante la trasmissione “Passione Gialloblù” –, è stato mio allenatore ai tempi del Piacenza e non nascondo di avergli rubato moltissimo sul piano dell’organizzazione difensiva. Ricordo la sua cura maniacale nella preparazione delle partite e che si arrabbiava moltissimo anche se subivamo un singolo tiro in porta. A Messina ha dimostrato di essere ritornato in panchina con la rabbia e la determinazione di chi vuole dimostrare che esonerarlo sia stato un errore, purtroppo nel calcio attuale non si ha pazienza e si allontana un tecnico senza concedergli il minimo sindacale in termini di tempo per trasmettere le proprie idee alla squadra. Walter ha ragione quando afferma che le sue idee sono giovani, il nostro mestiere ci impone di aggiornarci costantemente per non commettere l’errore di pensare che quanto si è studiato in passato possa essere sempre attuale. La Juve Stabia ha scommesso su un grande allenatore in grado di trasmettere il suo credo con chiarezza e determinazione, poi è chiaro che sta nell’interpretazione e nell’inventiva dei calciatori riuscire a risolvere partite complicate». Come le tante che si stanno susseguendo nel girone C di Prima divisione. «Stiamo assistendo ad un campionato molto difficile con tante piazze blasonate che puntano al salto di categoria. L’attuale regolamento dei playoff fa si che ogni club lotti sino alla fine per un posto nella post season rendendo ancora più insidioso un percorso in cui a battagliare vi è anche chi vuole conquistare la salvezza. Per vincere occorrono continuità e umiltà, anche per questo concordo con Novellino quando parla di permanenza nella categoria. La scorsa estate la Juve Stabia ha iniziato un nuovo ciclo ringiovanendo la rosa, dunque ci sta che si punti in primis ad un campionato senza grandi sofferenze. Volare basso per non dare troppe aspettative ai tifosi rappresenta la ricetta più lecita, solo dopo aver raggiunto l’obiettivo minimo si potrà mirare a quel qualcosina in più. Il calcio è bello perché se si riesce a creare un forte spirito identitario, si può davvero pensare di arrivare ai playoff e giocarsela sino alla fine». A 13 anni dal suo esordio in panchina, Massimo Rastelli non nasconde i propri modelli passati e presenti. «Ho avuto tanti allenatori da cui apprendere i segreti – ha spiegato l’ex attaccante e allenatore gialloblù –, oltre all’assetto difensivo di Novellino ho cercato di far mio le idee di Orrico. Durante gli anni alla Lucchese ho studiato la sua difesa alta e il pressing sul portatore di palla, caratteristiche che ad inizio carriera ho cercato di trasmettere alle mie squadre. Con il tempo ho poi assorbito le informazioni del campo apportando degli accorgimenti al mio sistema di gioco, oggi vediamo un calcio ancora più aggressivo in cui si ammirano spesso duelli uno contro uno con un’intensità ben superiore a quella del passato. Mi affascina in particolar modo come Gasperini sia riuscito a portare l’Atalanta a livelli straordinari, lui e Juric rappresentano due colleghi che ammiro molto». Domenica al Menti scenderà in campo proprio un allievo di Gasperini, quel Caneo che ha dato alla Turris gioco e identità. Anche per questo si spera che la città risponda presente alla campagna dei prezzi popolari lanciata dalla società al fine di tornare a gremire i gradoni della propria casa spingendo le vespe a gettare il cuore oltre l’ostacolo corallino. L’occasione per ridare un senso alla stagione è ghiotta, a “Monzon” il compito di far salire sul ring un undici in grado di lottare sino all’ultimo secondo come a Messina. Uniti si può andare lontano, ben vengano le vittorie di corto muso.
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