Ai microfoni di Cronache di Spogliatoio, Ignazio Abate ha ripercorso le tappe iniziali della sua carriera da allenatore, soffermandosi in particolare sul valore dei settori giovanili e sull'importanza di una programmazione orientata alla crescita dei talenti.
L'attuale tecnico della Juve Stabia, da sempre attento alla valorizzazione dei giovani, ha raccontato la sua esperienza alla guida della Primavera del Milan, evidenziando il ruolo determinante avuto da Paolo Maldini durante il suo percorso in rossonero.
«Quando passai alla Primavera, Paolo Maldini mi aiutò tantissimo. Non mi ha mai trasmesso l'ansia del risultato, anzi mi ha dato fiducia e serenità nelle scelte. Mi ha consentito di seguire le mie idee, puntando su ragazzi di talento anche sotto età, pur sapendo che inizialmente avrebbero potuto soffrire dal punto di vista fisico», ha spiegato Abate.
Secondo il tecnico campano, il vero obiettivo di un settore giovanile deve essere la creazione di valore attraverso la crescita dei calciatori: «L'obiettivo reale della società era formare i ragazzi e prepararli per il salto in prima squadra. Questo era il risultato che contava davvero».
Abate ha poi espresso la propria visione sul lavoro nei vivai: «Fino ai 14 anni bisogna concentrarsi soprattutto sulla tecnica individuale e sulla tattica individuale. Dai 15 anni in poi si può iniziare a lavorare maggiormente sulla tattica collettiva».
L'allenatore della Juve Stabia ha inoltre sottolineato la necessità di investire maggiormente nel settore giovanile e nella formazione degli allenatori: «Bisogna credere nei vivai, investire sulle strutture e soprattutto sugli allenatori, aiutandoli a crescere professionalmente. È un lavoro che richiede tempo, dedizione e competenze. Per questo serve una progettualità chiara e condivisa».
Infine, Abate ha voluto rendere omaggio a Maldini: «Paolo è un dirigente di altissimo livello, ma soprattutto una persona di grande spessore umano e con una visione molto chiara. Aver avuto la possibilità di lavorare con lui è stata una fortuna. Mi ha dato la tranquillità di proseguire sulla mia strada, ricordandomi che la vera vittoria non era quella della singola squadra, ma quella dell'intero settore giovanile e di tutti gli allenatori coinvolti nella crescita dei ragazzi».
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