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Juve Stabia - Il ricordo di Acosty. «A Castellammare la mia prima avventura tra i professionisti, Braglia era un martello»

«Al Rijeka mi trovo benissimo, ho impiegato qualche giorno per realizzare di aver segnato un gol a San Siro contro il Milan»

tempo di lettura: 2 min
di Gioacchino Roberto Di Maio
07/12/2017 08:21:08
Juve Stabia - Il ricordo di Acosty. «A Castellammare la mia prima avventura tra i professionisti, Braglia era un martello»

Maxwell Boadu Acosty

Dalle sgroppate al Menti al gol di San Siro contro il Milan. Maxwell Baodu Acosty, esterno offensivo ghanese alla Juve Stabia durante la stagione 2012/13, ripercorre sulle colonne di Gianlucadimarzio.com le tappe fondamentali della carriera che lo hanno portato ad indossare la maglia del Rijeka. Una storia che, partita dalle strade del Ghana, lo ha portato anche a Castellammare di Stabia. «Dovessi scegliere – spiega Acosty –, dopo la Reggiana collocherei la Juve Stabia nella scala dei club fondamentali della mia vita. Agli emiliani va dato atto di avermi scoperto e portato in Italia donandomi persino i soldi per i vestiti, alle vespe va riconosciuto il merito di avermi valorizzato prendendomi in prestito dalla Fiorentina. Per me si è trattato del primo club professionistico dopo l’esperienza nella Primavera viola, un’avventura indimenticabile. Come allenatore ho avuto Piero Braglia, un martello cui devo tantissimo per avermi aiutato nel salto dalle giovanili alla serie B. In quella stagione giocai quasi tutte le partite con un bilancio più che positivo, posso dire che la mia carriera è partita lì». Poi Chievo, Carpi, Modena, Latina, Crotone e l’inatteso trasferimento in Croazia. «Avevo bisogno di cimentarmi in una nuova avventura pur essendomi trovato benissimo ovunque sia stato. Quando il Rijeka ha presentato l’offerta al Crotone ho deciso di accettare dopo averla valutata attentamente, scelta che rifarei dato che qui il calcio è vissuto con uno spirito ben differente con i tifosi che ti applaudono a prescindere dal risultato. Il gol al Milan in Europa League ha rappresentato un’emozione unica, ho impiegato qualche giorno prima di comprendere cosa fosse accaduto. Al di là della soddisfazione estemporanea, si è trattato di una giocata importante in quanto da lì in poi ho trovato più spazio anche in campionato. Il futuro? Per ora mi trovo benissimo qui, poi un giorno tornerò in Italia dove ho ad attendermi la mia famiglia». E chissà che stavolta non lo faccia per vestire la maglia di un top-team. In fondo sognare è lecito.

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