Durante l’ottava puntata di "Passione Gialloblù", programma che va in onda il martedì a partire dalle ore 21 sulla pagina Facebook di Stabiachannel, è stato ospite il bomber Alessandro Ambrosi, ex attaccante alla corte delle vespe durante l’era D’Arco. Nella sua carriera ha vestito tante maglie importanti, tra queste quelle della Juve Stabia e della Viterbese.
In un primo momento, abbiamo analizzato l'inizio di stagione. «È un po' al di sotto di quello che mi aspettavo – ha spiegato Ambrosi –. Speravo in un inizio di stagione un po' più da protagonisti, visto il livello della Serie C. Tolte due squadre che sono al di sopra delle altre, ossia Ternana e Bari, il livello è abbastanza equilibrato e abbordabile. Quasi tutte possono lottare per conquistare un posto importante. Ritengo che, per quello che era ed è la situazione, si può e si deve fare di più».
Poi, si è commentato quello che è successo durante la partita con il Palermo. «Le decisioni arbitrali vengono prese in modo diverso da chi sta in campo. Sicuramente influiscono su quello che è lo stato d'animo dei calciatori. Bisogna essere bravi a cancellarle il prima possibile e mettere la palla al centro per ripartire. Purtroppo non giovano quando si cerca di venire fuori da un momento delicato».
Vista l'esperienza di Ambrosi, abbiamo posto l'attenzione sulle difficoltà offensive dei gialloblù. «Più volte mi è stato chiesto come uscire dai momenti no. La risposta è semplice. Fortunatamente non ho mai avuto momenti in cui non ho fatto gol. Ma, un consiglio me lo sento di dare. In questi momenti in cui tutto va storto, l'attaccante deve stare tranquillo, giocare il più semplice possibile e mettersi al servizio della squadra. La cosa più sbagliata da fare è quella di cercare il gol a tutti i costi perché si andrà incontro solo a magre figure. Prima o poi, l'occasione o la palla giusta per essere messa dentro arriverà. E, tutto si sbloccherà come d'incanto. Questa è una regola del calcio».
La chiacchierata è proseguita facendo un salto nel passato ricordando le sue stagioni con indosso la maglia della Juve Stabia. «Sono stato a Castellammare un anno e mezzo. Il primo ho fatto molto bene, nonostante avessi saltato una decina di partite per un infortunio alla schiena dovuto al sintetico. Anche la stagione successiva, in C1, abbiamo iniziato bene. Se non ricordo male, non ho giocato molto. Forse, avrò fatto 5/6 gol in 7/8 partite disputate. Castellammare è una piazza che ti trascina. Le motivazioni non hai bisogno di trovarle in te. Per questo ho detto che gli attaccanti devono cercare di stare il più tranquilli possibili e fare le cose semplici. L'appoggio del pubblico e della gente lo avranno sempre. Una piazza esperta e ricca di tradizioni come Castellammare è capace di comprendere i momenti di difficoltà che può avere un ragazzo. Da parte loro vanno affrontati nel modo più sereno possibile».
Sicuramente una delle cose che si ricordano maggiormente di quelle due stagioni in cui Ambrosi è stato a Castellammare è la compattezza e la serenità del gruppo. «Le sfide con Sebastiano, al di là di quelle sul campo, erano epiche. Così, come quelle con il dottore. Vincenzo era un mio valido alleato. Era veramente un gruppo fantastico con cui ci divertivamo. Lo dico sempre, se il Presidente D’Arco non fosse andato in difficoltà e la squadra fosse rimasta quella, sono sicuro che saremmo andati in B. Avevamo una rosa veramente forte. Oserei dire che eravamo una spanna superiore rispetto al Frosinone. Negli ultimi mesi dell'anno solare, come ricorderete, il Presidente ha avuto qualche problema. E una decina di giocatori furono ceduti. Per fortuna, nonostante tutto, la stagione si è conclusa con la salvezza ottenuta ad Acireale. Se avessimo avuto la fortuna di proseguire quell'avventura, ci saremmo tolti grandissime soddisfazioni. Presidente D'Arco? Lo dico ogni volta che me ne danno la possibilità. Ho girato in tante piazze. Ma, trovare una persona onesta e così attaccata al calcio, e in particolar modo alla propria squadra, come lui rappresenta una mosca bianca. È stato un uomo eccezionale sotto tutti i punti di vista».
Abbiamo voluto anche ricordare quanto fosse forte dagli undici metri. «I rigori? Ne ho tirati 71. E, ne ho sbagliati solo 3. Essendo un gesto tecnico, il segreto è che va allenato come tale. Oltre a questo, cercavo di guardare fino all'ultimo il portiere. La cosa che reputo importante non è tirarli, ma prenderli. La mia fortuna è stata che ho giocato quando ancora non c'era il VAR (ride, ndr). Portiere che para o attaccante che lo sbaglia? Essendo un gesto tecnico, è l'attaccante che sbaglia. Vi racconto un aneddoto in cui è coinvolto un altro ex gialloblù, Caccavale. Giocavamo in un'altra squadra. Dovevo tirare rigore. E, intanto, sento che il mio compagno dice al portiere:" Metti la palla a centrocampo". Mi giro e gli rispondo: "Grazie per la stima e per la fiducia, ma aspetta un attimo"(ride,ndr). L'attaccante ha tutto da perdere. Mentre, tecnicamente, è un grosso vantaggio. E, un certo Roberto Baggio ne sa qualcosa. Uno dei tre che ho sbagliato l'ho sbagliato proprio nel derby Palermo-Catania. Vi lascio immaginare...».
Poi, siamo tornati al presente, analizzando il calcio e come il Covid lo ha modificato. «Il calcio attuale non è calcio. Il calcio è della gente, dei tifosi. Le partite senza le tifoserie sono deprimenti, sembra di assistere a delle farse. Manca la componente fondamentale: la gente. Uno stadio vuoto è davvero deprimente. Ho visto il derby siculo tra Palermo e Catania. Sembrava una partita di Pasquetta, non per il valore in campo, ma per quello che si è visto. Purtroppo bisogna fare di necessità virtù, sperando di poter vedere al più presto gli stadi pieni».
Infine, si è parlato della partita che si giocherà sabato al Menti con la Viterbese. «La Juve Stabia sarà chiamata a dare una risposta importante. Non sarà una partita semplice. La Viterbese non è una squadra facile da affrontare. Ma, credo che possa essere l'avversario giusto per tornare a fare tre punti e a ridare serenità. una di quelle classiche partite che si deve vincere a tutti i costi».
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