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Spettacolo - Custodire il silenzio per poi far rifiorire le parole: il viaggio intimo di Claudiahellen Buccitti

Nasce ChiacchiereInConfidenza: non solo un podcast, ma un rifugio dell'anima dove l'ascolto cura ogni ferita

tempo di lettura: 9 min
di Giovanni Minieri
21/10/2026 22:54:59
Spettacolo - Custodire il silenzio per poi far rifiorire le parole: il viaggio intimo di Claudiahellen Buccitti

Vivace, instancabile, genuinamente curiosa e con un'incontenibile passione per il racconto. Claudiahellen Buccitti porta l'arte nel DNA: figlia d'arte (il padre è Mauro Buccitti), approda giovanissima al Conservatorio “Ottorino Respighi” a soli nove anni, intrecciando gli studi classici a un profondo percorso musicale ed espressivo. 

Dalle aule del conservatorio al mondo aziendale il passo non è breve, ma è frutto di un viaggio fatto di esperienze, confronti e continua crescita. Una dimensione manageriale sempre desiderata, la sua, che non ha però mai soffocato la vena creativa e l'esigenza di creare qualcosa di autentico per le nuove generazioni. 

Da questo connubio tra sensibilità artistica e passione per la radio nasce ChiacchiereInConfidenza: un format intimo e trasversale che mette al centro le persone e i loro percorsi di vita, abbattendo ogni sovrastruttura. Un microfono aperto su mondi e storie differenti, con un obiettivo chiaro e ambizioso: ascoltare e raccontare senza filtri. Creando un filo diretto con il pubblico, semplice, incisivo e capace di lasciare il segno. 

In questa intervista andiamo a scoprire con lei, il dietro le quinte del suo ultimo progetto. 

Claudiahellen, racconti che il podcast nasce in un momento in cui ti era stato detto di tacere. Quanto ha inciso questa necessità di riscatto e di libertà nel plasmare l'identità autentica di Chiacchiere in Confidenza? 

“Quel momento lo ricordo perfettamente. Sono sempre stata caratterialmente curiosa, e con tanta voglia di fare, e di riscatto. Ho avuto il privilegio di studiare immensamente grazie ai miei genitori, perché credo che la cultura ci renda liberi. In quell’occasione specifica mi ero aperta ad una riflessione con una persona che mi era molto cara. Durante un dibattito sul nostro modo di vedere le cose, mi venne detto di tacere. Un disastro. Io peso tanto le parole, forse troppo. Quella parola me la sono stampata addosso per tanto tempo: non mi era stata detta per gioco o ironicamente, ma con fermezza. Quindi ho inserito in un cassetto ChiacchiereInConfidenza. Ogni tanto lo aprivo, aggiungevo un frammento e lo richiudevo. Perché sentivo quella parola detta (da chi doveva sostenermi) rimbombarmi nella testa. Ad un certo punto la mia famiglia ed i miei amici mi hanno portata a scollare dalla mia pelle quell’etichetta. Non è stato facile per tanti motivi, ma il coraggio e la voglia di utilizzare la mia voce per raccontare persone straordinarie con umanità, sono state fortissime. Non volevo più avere paura di concretizzare un mio obiettivo”. 

Come è nata concretamente l'idea di questo format? C'è stato un momento preciso che ti ha fatto dire: "Ecco, è esattamente questo il tipo di format che manca e che voglio creare"?

“Forse non c’è stato un momento specifico, bensì una serie di vicissitudini e consigli che sono arrivati piano piano. Ho iniziato a scrivere il podcast ormai quasi due anni fa. Volevo creare uno spazio nel quale la voce avesse un peso emotivo ed un messaggio chiaro. Nel quale si andasse oltre il personaggio, ma concretamente nella persona. Il tutto è avvenuto in modo naturale e ogni volta che aggiungevo un frammento, mi spingeva tanto una promessa che feci diverso fa ai genitori di una persona che non c’è più, Francesco. Promisi di vivere per due vite, di lottare per ogni obiettivo e di concretizzare ogni idea. ChiacchiereInConfidenza è semplice. Pulito. Volevo creare uno spazio libero dalla perfezione, dove poter assaporare storie incredibili nelle quali i giovani potessero riconoscersi con semplicità. Nel primo periodo del progetto, ho avuto la fortuna di conoscere due persone eccezionali di cui non posso fare il nome per privacy: li chiameremo “Lupin e Jigen”. Il supporto, l’aiuto, i consigli, la disponibilità, l’affetto che mi hanno regalato senza chiedere nulla sembra surreale. Per me ad oggi, e a prescindere da come andrà la vita, sono i miei punti fermi.” 

Quando selezioni una storia da raccontare, qual è il dettaglio o la molla invisibile che ti fa capire che quella persona ha qualcosa di davvero autentico da trasmettere? 

“Cerco storie di persone, perché non mi piace chiamarli personaggi. In ogni ambito. Mi piace “spogliarle”, capire cosa ci sia oltre ciò che tutti mostriamo quotidianamente. La scelta arriva quasi sempre di pancia. Una frase, un dettaglio, un loro intervento su una tematica e nasce qualcosa che non saprei descrivere a parole. Anche se sono una chiacchierona. Durante il primo contatto chiedo sempre come stiano: domande che sembrano banali, raccontandoci la nostra giornata. Poi entriamo nel vivo del progetto, giustamente, ma metto sempre in chiaro un aspetto dietro le quinte e a porte chiuse. Se ci sono argomenti che non vogliono trattare, io rispetto quella decisione: rimane tutto tra me e la persona. Non preparo mai le domande per l’ospite, ma avviene tutto in maniera naturale. Ovviamente c’è uno studio da parte della mia persona, ma cerco di soffermarmi su quei dettagli che forse nel correre quotidiano, dimentichiamo. E sono proprio quelli a renderci umani.” 

Tra tutte le sfaccettature di un percorso di vita (ad esempio il successo, la caduta, la rinascita) cos'è che ti cattura di più a livello personale quando ascolti per la prima volta un tuo ospite? 

“La caduta. Siamo onesti, a nessuno piace mostrarsi fragile per paura di essere attaccato, di risultare debole o altro. Per me quando avviene è il momento più prezioso. Il poter far comprendere che oltre ciò che siamo abituati a vedere sui social, c’è una persona. Con tutte le sue fragilità, i suoi sacrifici, il suo riscatto.” 

Creare uno spazio in cui le persone si mettono a nudo richiede grande cura. Qual è la responsabilità più grande che senti nel momento in cui prendi in custodia la storia di qualcuno e la consegni al pubblico? 

“Tutelarli, in tutto e per tutto. Quando mi siedo con l’ospite che mi concede il suo racconto, voglio che si senta a proprio agio: libero di raccontare il proprio percorso professionale e di vita senza filtri. Rispettando le tempistiche, le aperture ed anche le chiusure. Cerco di ascoltare rispettando ogni momento e se mi accorgo che una domanda possa ferire, anche se dovesse fare audience in termini di engagement, non la pongo. Creo un rapporto di fiducia e rispetto.” 

In un'epoca dominata da contenuti social veloci, come riesci a raccontare tematiche così profonde come la solitudine, la paura, il coraggio, il cambiamento attraverso una chiacchierata senza filtri? 

“Quando sono con l’ospite il tempo si ferma. Diventa una chiacchierata amichevole e leggera, dimentichiamo l’orologio e la videocamera. Credo fermamente che la nostra epoca abbiamo bisogno che vengano affrontate queste tematiche. Il problema è che se ne parla troppo poco. La velocità non è sintomo di non introspezione, anzi è un mezzo potentissimo. I contenuti che cerco di portare sono brevi: seleziono con l’ospite una serie di clip che possano piacergli, e che abbiano un messaggio. Ed è proprio lì che nasce il tutto.” 

Cosa ti ha colpito delle storie che hai raccontato nelle prime puntate del tuo podcast? 

“Ognuna di loro mi lascia sempre qualcosa. Sono sincera: rifletto molto dietro le quinte. Direi soprattutto Mauro Prosperi, con il quale si è instaurato un rapporto di stima bellissimo. Ultimamente mi ha colpito fortemente la delicatezza e la forza di Nathaly Caldonazzo: donna incredibile, straordinaria…mi ha lasciato dei consigli bellissimi, Persona di una preparazione e bellezza disarmanti. E poi Enzo Cardente: un uomo eccezionale, acuto, preparato e che sa parlare benissimo ai giovani. Gli voglio bene.” 

Chiacchiere in Confidenza punta a diventare molto più di un podcast, proponendosi come spazio di incontro e hub culturale. Quali sono le prossime tappe di questa crescita? 

“Il progetto deve consolidarsi: sta ricevendo un ottimo riscontro e spero che possa continuare a crescere ed arrivare a quante più persone possibili. Stiamo finalizzando diversi ospiti e percorsi interessanti, senza snaturare la leggerezza e la semplicità che vorrei portare. Un sogno nel cassetto è il mondo Radio ma non solo…chissà.” 

Senza svelare troppo, quali sono i temi o le tipologie di percorsi umani che esplorerai nelle prossime puntate di Chiacchiere in Confidenza? 

“A livello professionale sono percorsi che provengono da diversi aspetti del mondo dello spettacolo. Dal punto di vista umano c’è un grande esplorare il sacrificio e le scelte dell’ospite. Il lato che non siamo abituati a vedere nel quotidiano. Ed è bellissimo”. 

Spesso guardiamo ai nostri limiti (paure, fallimenti, momenti di impasse) come a degli ostacoli da superare a tutti i costi. Nella tua esperienza e nelle storie che raccogli, il limite può diventare invece un punto di partenza o un elemento da accogliere? 

“Ma meno male che esistono i limiti, anche se all’inizio sono odiosi. Tralasciando ciò, credo entrambe le cose. Riconoscere un proprio limite non è facile, ma è proprio in quel momento che possiamo iniziare a lavorarlo per essere un nuovo punto di partenza. Fa paura? Assolutamente, ma è proprio questo il bello credo. Personalmente ho tantissimi limiti. Alcuni ancora da esplorare, ma ogni giorno mi sprono a non vederli come un nemico. Forse sono i nostri amici più fedeli.” 

Pensando a un'emozione o una riflessione precisa che l'ascoltatore debba portare con sé al termine di una puntata, quale sarebbe? 

“La consapevolezza che la vera forza è nella possibilità di concedersi di essere umani.” 

Dalla promessa di vivere appieno ogni secondo al coraggio di dar voce alle storie altrui, Claudiahellen Buccitti ci dimostra che il racconto autentico non ha bisogno di artifici. Basta la voglia di fermare il tempo, guardarsi negli occhi e ricordarsi che la vera forza risiede esattamente lì: nel coraggio e nella bellezza di concedersi di essere umani

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