Il simulacro, presumibilmente da datarsi tra la fine del Settecento e i primo decenni dell’Ottocento e che secondo lo studioso Egidio Valcaccia da assegnarsi ad un ignoto seguace del maestro Giuseppe Picano, è stato sottoposto ad un lungo intervento di recupero presso il laboratorio Breglia-Guidone di Vico Equense, sotto la l’alta sorveglianza della Soprintendenza e dell’Ufficio dei Beni Culturali dell’Arcidiocesi Sorrento-Castellammare di Stabia.
Il lavoro dei restauratori è stato finalizzato allo scopo di arrestare il degrado ligneo, recuperare la cromia originaria e preservare l'identità storico-artistica e devozionale per la collettività.
Il rettore della chiesa don Gerardo Cesarano, nel ringraziare i benefattori, ha voluto sottolineare che il volto della Madonna “restituito al suo antico splendore, risplende di una bellezza materna che suscita emozione e raccoglimento. Davanti a Lei si sono elevati canti, preghiere e gesti di affetto sincero, segno di una devozione che il tempo non ha mai affievolito”.
La devozione alla Madonna del Carmine a Gragnano è documentata dal secolo XVI: a partire dal 1545 nel casale della Conceria i Padri Carmelitani edificarono il convento con annessa chiesa dicata alla Madonna del Carmelo. Sin da allora la Madonna del Carmine è stata particolarmente venerata dai mugnai gragnanesi e successivamente anche dai numerosi pastai, tanto da essere identificata dalla pietà popolare quale celeste patrona dei pastai gragnanesi.
La gioia per il ritorno della statua della Madonna, vissuto come un momento di grazia capace di unire l'intera comunità sotto il Suo manto protettivo, vivrà il pieno compimento durante le solenni celebrazioni promosse in occasione della festa che si vivranno dal 9 al 23 luglio.
Dopo una fase di stop, sono tornate in azione le ruspe nell'area destinata ad accogliere il futuro presidio sanitario.