La tranquillità della cittadina dei Monti Lattari è stata brutalmente infranta nel pomeriggio di ieri da un agguato di stampo camorristico. Alfonso Cesarano, 35 anni, è stato ucciso con cinque colpi di pistola sotto casa, in via Cappella Della Guardia. Un omicidio che ha scosso non solo il piccolo centro, ma che riporta alla mente l'ombra inquietante della criminalità organizzata, che da troppo tempo tiene in scacco il territorio.
Cesarano, già noto alle forze dell'ordine per un precedente di tentato omicidio nel 2022, era percepito come un uomo vicino al clan Di Martino. I primi sviluppi investigativi suggeriscono che la sua morte potrebbe essere stata un atto di vendetta, possibilmente collegato a un recente fatto di sangue che ha segnato il territorio, o a un debito di sangue nei confronti di un narcos. Gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia hanno subito avviato le indagini, che hanno rivelato la presenza di un commando armato composto da almeno due sicari, supportati da un possibile “palo”.
L'agguato. L’agguato è avvenuto alle 15:30, quando Cesarano, in sella al suo scooter e con un permesso per uscire dal regime di arresti domiciliari, ha incontrato il suo destino. I testimoni riportano di aver udito almeno dodici colpi di arma da fuoco, e nonostante l'immediato intervento del personale medico, per il 35enne non c'era più nulla da fare. La scena del crimine, transennata dalle forze dell'ordine, ha fatto da sfondo a una tragedia che ha lasciato la comunità sotto shock, riaccendendo timori di una rinnovata faida tra clan.
Un Passato Turbolento
La vicenda di Alfonso Cesarano non è isolata. Qualche mese fa, nel dicembre 2022, il 35enne era sfuggito a un agguato armato mentre si trovava nel comune di Lettere, attaccato da sicari che gli avevano sparato con un mitragliatore Kalashnikov. Questo precedente, insieme al suo presunto legame con il clan Di Martino, potrebbe suggerire che l’omicidio di ieri sia solo l’ultimo capitolo di una storia di violenza e vendetta che coinvolge diverse cosche della malavita locale.
Il clan Di Martino, attivo nel traffico di marijuana e in estorsioni, ha dimostrato negli anni di essere in grado di gestire dinamiche complesse e fitti intrecci di alleanze, come quella con il gruppo D’Alessandro. Questa congiuntura criminale ha portato a conflitti che segnano la vita di una comunità, trasformando le strade in teatri di guerra.
Un Futuro Incerto
Mentre le indagini proseguono, la comunità di Gragnano si trova a dover affrontare la pesante eredità di questa violenza. La speranza è che la Direzione Distrettuale Antimafia riesca a fare chiarezza su un omicidio che, per molti, rappresenta il simbolo di un territorio in difficoltà. La lotta alla camorra continua, ma per chi vive in queste zone, la paura di nuovi atti di violenza rimane palpabile.
La vita a Gragnano non sarà più la stessa dopo l’agguato a Cesarano. I residenti sperano ora in un futuro libero dall'ombra della criminalità, mentre i parenti e gli amici della vittima piangono la perdita di un giovane la cui vita è stata spezzata in un contesto di tensione e violenza. La comunità attende giustizia e risposte, in un momento di profondo dolore e angoscia.
Il tecnico gialloblù alla vigilia dell’esordio in campionato contro la Virtus Entella: «Servono umiltà, fame e identità. Il gruppo lavora con serietà, ma servirà dare tutto su un campo difficile»