Per il pm è omicidio volontario, per madre e figlio invece è stato un incidente. Dopo quasi un anno dalla morte di Giovanni Di Martino, stabiese di origine ma residente a Silvi Marina (Pescara), arriva il rinvio a giudizio per suo figlio Giuseppe, di anni 43, dopo la prima udienza che si è svolta pochi giorni fa presso il Tribunale di Teramo. Nel corso della requisitoria, l'accusa ha illustrato ai giudici gli elementi di una storia con fin troppe contraddizioni rispetto alla versione che il Di Martino, in compagnia di sua madre, ha fornito agli inquirenti già nelle prime ore dopo la morte.
Il pm ha infatti evidenziato come una caduta accidentale non avrebbe mai potuto provocare le ferite che ha riportato il 73enne stabiese. Secondo quanto emerso anche dall'autopsia, l'uomo sarebbe stato colpito più volte alla testa e anche all'orecchio prima di perdere la vita. In più c'è il giallo del trasporto in ospedale: perchè attendere un'ora prima di accompagnare il corpo dell'anziano nel vicino nosocomio? Minuti che sarebbero stati fatali visto che una volta in mano ai medici non c'era più nulla da fare essendo già in arresto cardiaco. Il pm, alla luce del referto ospedaliero e di quello delle forze dell'ordine (che avrebbero ritrovato - grazie al luminol - delle tracce di sangue nella casa dell'uomo), ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per il figlio 43enne che era già sottoposto alla misura dei domiciliari.
La moglie e il figlio, fin dai primi istanti, hanno però raccontato un'altra versione. Per loro Giovanni Di Martino era una persona violenta e quella sera avrebbe tentato di aggredire la donna. Per evitarlo suo figlio si sarebbe intromesso causando la caduta del 73enne. Un racconto che ha sempre insospettito le forze dell'ordine essendoci tanti punti ombra che ora il processo dovrà chiarire. Il figlio rinviato a giudizio dovrà rispondere dell'accusa di omicidio volontario.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.