Cronaca
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Castellammare - Emergenza minori: Campania in Ascolto attacca il Terzo Settore. «Basta improvvisazione»

L'associazione interviene dopo i recenti episodi di violenza sessuale e denuncia «il fallimento della prevenzione». Nel mirino anche movida, Servizi Sociali e politiche giovanili.

tempo di lettura: 6 min
18/09/2026 10:47:35
Castellammare - Emergenza minori: Campania in Ascolto attacca il Terzo Settore. «Basta improvvisazione»

Due episodi di violenza sessuale, risse, consumo di alcol e sostanze tra giovanissimi, baby gang, dispersione scolastica e un sistema di prevenzione che, secondo l'associazione, non sarebbe riuscito a intercettare il disagio prima che sfociasse in episodi di cronaca. È un quadro estremamente critico quello tracciato da Campania in Ascolto, che interviene sull'emergenza minori a Castellammare di Stabia e nella provincia di Napoli con un duro attacco al mondo del Terzo Settore e alle politiche giovanili.
Nel comunicato, l'associazione sostiene che il territorio sia «a un passo dal baratro» e denuncia l'assenza di «un vero tavolo di lavoro tecnico e collettivo tra istituzioni, dipartimenti e realtà sociali». Il risultato, secondo Campania in Ascolto, sarebbe un insieme di iniziative «frammentate, improvvisate e prive di qualsiasi impatto sociale reale».

Violenza sessuale a Castellammare, «fallimento drammatico della prevenzione»
Il tema più delicato affrontato dall'associazione riguarda i due recenti episodi di violenza sessuale che hanno sconvolto la comunità stabiese.
Campania in Ascolto contesta una risposta basata esclusivamente sul cordoglio e sulle iniziative simboliche. «Di fronte ai due stupri avvenuti di recente a Castellammare non si può rispondere con il solito cordoglio di facciata o con cortei simbolici che durano una sera», afferma l'associazione.
E aggiunge: «Queste tragedie rappresentano il fallimento drammatico e inconfutabile di ogni finta politica di prevenzione finora attuata».
Per Campania in Ascolto, la prevenzione della violenza di genere dovrebbe partire molto prima dell'emergenza: «La prevenzione dei reati d'odio e della violenza sessuale non si fa con i workshop di un'ora, ma con la presenza capillare nei quartieri, con il monitoraggio delle condotte a rischio fin dall'infanzia, con il supporto psicologico reale e con una cultura della legalità che non concede sconti».

Minori e movida, l'allarme sulla Villa Comunale
Nel mirino dell'associazione finisce anche la gestione della movida e degli spazi frequentati dai giovanissimi. Campania in Ascolto sostiene che nelle zone maggiormente frequentate, a partire dalla Villa Comunale, vi siano minori lasciati senza adeguata supervisione fino a tarda notte.
«Gli ultimi avvenimenti dimostrano chiaramente che la presenza delle associazioni sul territorio non sta funzionando», denuncia l'associazione.
Secondo Campania in Ascolto, a fronte del proliferare di «eventi, spettacoli, tornei e serate in discoteca» presentati come occasioni di coesione sociale, mancherebbero veri strumenti di prevenzione.
«La realtà? Nessun format di prevenzione, contesti non sicuri, risse, consumo indisturbato di sostanze illegalmente vendute e zero controlli sull'alcol ai minori», sostiene l'associazione.
La critica riguarda anche il costo di alcune iniziative rivolte ai giovani. «Questi spazi dovrebbero essere posti sicuri, guidati da regole e accessibili a tutti», afferma Campania in Ascolto. «Invece si organizza la movida con ticket che superano i 20 e i 30 euro, 50 euro, affidando la gestione a soggetti che non hanno alcuna formazione in ambito sociale».
La conclusione dell'associazione è netta: «L'aggregazione senza regole ed etica non è sociale: è solo caos a pagamento».

Servizi Sociali e famiglie, «controlli serrati sui minori a rischio»
Campania in Ascolto rivolge quindi la propria attenzione ai Servizi Sociali e alle situazioni familiari considerate maggiormente problematiche.
«Non è ammissibile che i Servizi Sociali ignorino l'esistenza di nuclei familiari che educano apertamente alla devianza e alla maleducazione: a queste famiglie i minori vanno monitorati rigidamente», si legge nel comunicato.
L'associazione parla inoltre di bambini molto piccoli con un linguaggio fortemente volgare, adolescenti che prenderebbero come riferimento personaggi con passati criminali e ragazzini coinvolti in risse, sfide violente e episodi legati all'abuso di alcol e sostanze.
«Ciò che sconcerta è la reazione della comunità: adulti e passanti che se ne fregano del tutto di fronte a un minorenne a terra star male», sostiene Campania in Ascolto, che punta il dito anche contro la carenza di figure educative nelle scuole.
«La prevenzione sul territorio ha fallito su ogni fronte», afferma l'associazione, chiedendo maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

«Basta slogan sui social, servono professionisti»
Altro fronte di polemica è quello relativo alle attività sociali e alla comunicazione sui social network.
«Si urla all'educazione socio-affettiva, al supporto psicologico e all'aiuto alimentare solo per fare i post su Instagram e Facebook», accusa Campania in Ascolto.
L'associazione rivendica quindi il ruolo dei professionisti e sostiene di aver proposto progetti gratuiti di prevenzione attraverso una rete composta da psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e medici.
«Quando un'associazione formata da professionisti (...) bussa alle porte per presentare progetti reali e gratuiti di prevenzione, trova le porte spesso sbarrate, soprattutto dai Forum e dalle realtà giovanili», afferma Campania in Ascolto.

I numeri citati da Campania in Ascolto
Nel comunicato vengono richiamati anche alcuni dati che l'associazione utilizza per descrivere la situazione della criminalità e della devianza giovanile nel territorio.
Campania in Ascolto parla di un'incidenza critica di microcriminalità e atti vandalici a Castellammare, di un aumento del 98% dei processi a carico di minorenni nell'area metropolitana e in provincia, di 132mila denunce annue nella provincia di Napoli e di una diminuzione complessiva dei reati del 4,5%.
Sono numeri riportati dall'associazione nel proprio comunicato e utilizzati per sostenere la necessità di affiancare all'azione delle forze dell'ordine un'attività strutturata di prevenzione sociale.

La formazione dei volontari: «Il sociale non è un hobby»
Campania in Ascolto precisa tuttavia di voler distinguere le realtà del Terzo Settore che investono nella formazione da quelle che, secondo l'associazione, operano senza adeguata preparazione.
«Fare sociale non è un hobby né una passerella d'immagine: è una responsabilità civile ed etica enormemente delicata», sottolinea Campania in Ascolto.
L'associazione spiega di prevedere corsi interni obbligatori per i propri volontari e verifiche prima dell'accesso alle attività operative e al contatto con utenti e minori.
«Non lasciamo e non si deve lasciare spazio all'improvvisazione: per aiutare chi soffre, per prevenire il disagio e per intervenire nelle ferite del nostro territorio servono preparazione, supervisione scientifica e deontologia», sostiene l'associazione.

La richiesta: un Tavolo Tecnico Permanente
La presa di posizione si conclude con una richiesta precisa rivolta alle istituzioni, ai Servizi Sociali e ai Forum giovanili.
«Non siamo più disposti ad assistere in silenzio al degrado morale e sociale del nostro territorio», afferma Campania in Ascolto, chiedendo di superare quella che definisce la logica delle «feste-vetrina» per puntare su «rigore, legalità e professionalità».
L'associazione chiede in particolare «l'immediata istituzione di un Tavolo Tecnico Permanente sulla Prevenzione e la Violenza di Genere» e l'avvio di controlli sulle situazioni familiari nelle quali, secondo la denuncia contenuta nel comunicato, i minori sarebbero maggiormente esposti al rischio di devianza.
«Le vite dei ragazzi non si salvano con i like sui social, ma con la presenza, le regole e la competenza», è il messaggio conclusivo di Campania in Ascolto.

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