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I 4 uomini fermati dai carabinieri di Pompei il 15 maggio scorso con l’accusa di riciclaggio di auto rubate chiedono la revoca dei provvedimenti restrittivi a cui sono stati sottoposti dal Tribunale di Torre Annunziata. E’ questa la richiesta avanzata dai loro legali al Tribunale del Riesame per i 4 indagati ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata a ricettazione e riciclaggio di auto rubate e truffa ai danni di ignari acquirenti delle autovetture reimmesse sul mercato. Due indagati erano stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere mentre agli altri due è stato imposto il divieto di dimora nella Regione Campania.
L’indagine, diretta dalla Procura di Torre Annunziata e condotta dalla Stazione Carabinieri di Pompei, ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati (già gravati da precedenti penali e di polizia) in ordine al riciclaggio di alcune autovetture e parte di altre rinvenute e sequestrate a Pompei nel febbraio 2018. Mentre l’indagine prosegue per individuare eventuali altri loro complici. Indagine che si sta concentrando non solo sul territorio di Pompei, ma anche a Castellammare e Gragnano.
Secondo il pm oplontini, due erano gli organizzatori e promotori del sodalizio con il compito di reperire le autovetture di illecita provenienza, acquistare modelli corrispondenti incidentati ed eseguire, unitamente con gli altri complici, le operazioni tecniche di ricondizionamento e alterazione dei segni distintivi provvedendo alla ripunzonatura dei telai, all’assemblaggio di più parti di diverse autovetture, alla riprogrammazione delle centrali elettroniche.
I veicoli riciclati venivano quindi rivenduti a ignari acquirenti attraverso annunci su siti on-line specializzati. Uno degli arrestati, fittizio titolare di una ditta individuale per la rivendita di auto, provvedeva alle operazioni finanziarie conseguenti alle vendite e alla distribuzione dei profitti ai sodali.
Il meccanismo illecito è stato scoperto attraverso l’analisi dei traffici telefonici nonché attraverso intercettazioni di conversazioni ed accertamenti tecnico-scientifici sui veicoli oggetto di sequestro, poi restituiti agli aventi diritto.
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